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Gli Artisti Del Millennio #83: GANG GANG DANCE

Gli Artisti Del Millennio #82: FOUR TET

Ci vuole coraggio a essere i Gang Gang Dance, statunitensi alternativi fra gli alternativi per i quali tocca scomodare un paragone con i sommi Residents. Psych-rock, ambient, hip-hop e elettronica sono l’imprevedibile e weirdissimo amalgama su cui canta Liz Bougatsos. Spesso autoprodotti e amatoriali, sono un feticcio per musicofili, un pasto ghiotto per i più voraci e curiosi. Triste declino a fine ventennio.

Dopo alcuni lavori autoprodotti e distribuiti in circoli ristretti, God’s Money (’05) spiazza con estesi e allucinati viaggi etno-elettronici suggestivi e angoscianti, che fondono lo spirito della musica world con un più recente linguaggio di sintesi fra generi. Brani come “Egowar”, “Before My Voice Fails” e “Glory In Itself / Egyptian” delineano un curioso universo sonoro reso decisamente più ballabile sul secondo Saint Dymphna (’08), molto meno cantato ma ancora più intrippato. È un magma sonoro che fonde stili sotto una spessa coltre di deformazioni percettive. Persino la critica drizza le orecchie, ed è significativo per un progetto così indefinibile, astratto, strambo.. Con “Glass Jar”, il brano di 11 minuti che apre Eye Contact (’11), scrivono il loro capolavoro, che con la fantasia orientale e dark di “Adult Goth” basterebbero a consigliare l’ascolto. In parallelo avviene una banalizzazione che Kazuashita (’18), un ritorno atteso ben 7 anni, non scongiura con ammicchi new-age francamente banali.

Gruppo per intenditori, qualsiasi cosa voglia dire nell’epoca che dal peer-to-peer ha portato allo streaming più o meno legale. Superano gli 80 di metascore con Eye Contact, che fa capolino alla posizione 150 delle classifiche inglesi: non esattamente un successo di pubblico.

Classificazione: 3 su 5.

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