Recensioni 2019 #64: Crush – Floating Points

Sempre maestro di eleganza, questa volta il nostro neuroscienziato prestato alla musica spinge su ritmi anche marcatamente aggressivi, ricorrendo alle più scatenate frenesie di Squarepusher e Amon Tobin, ma sempre per unire la pulsione animale ai viaggi mentali, mai così grandiosi e visionari. Più classico che jazzy, prodotto e mixato egregiamente dal nostro. Recensione estesa qui. 7…

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Recensioni 2019 #63: Mattoni – Night Skinny

C’è una folla di 26 rapper dietro il microfono, dai veterani Marracash, Noyz Narcos, Fabri Fibra, Gué Pequeno, Jake La Furia passando per le nuove leve come Rkomi, Tedua, Capo Plaza, fino ad arrivare a dei veri emergenti quali Lele Blade, Shiva, Chadia Rodriguez, Madame e Taxi B. L’occasione è ghiotta per tutti, visto che notoriamente questi producer-album sono ideali per…

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Recensioni 2019 #62: Pyroclasts – Sunn O)))

Più che un vero e proprio ritorno, per gli statunitensi Sunn O))), si tratta del completamento di quanto già ascoltato su “Life Metal“. Si rinnova la convinzione già maturata per il capitolo precedente: ormai la formazione ha raggiunto una solida, lodevole quanto probabilmente definitiva maturità. Difficile chiedere di più da chi ha fondato quasi in autonomia…

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Recensioni 2019 #61: Life Metal – Sunn O)))

Ottavo album, anticipato per il Record Store Day il 13/4/19, e primo della formazione con Steve Albini in cabina di regia. Ormai padroni di un drone-metal dinamico, che non disdegna aperture sinfoniche e composizioni avventurose, i Sunn O))) ritornano senza stravolgere la loro musica. I fan saranno entusiasti, perché sono vivi e vegeti, ma non…

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Recensioni 2019 #60: uknowhatimsayin¿ – Danny Brown

Inversione di rotta per il rapper di Detroit, invece del rock qui i riferimenti per i testi sono gli stand-up comedian e la tradizione del rap umoristico, da commento sociale più sarcastico e sardonico che banalmente comico o parodistico. Questo almeno secondo i propositi dell’autore. Perché dietro al microfono c’è sempre una persona psicotica, Inevitabile…

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Recensioni 2019 #59: Dogrel – Fontaines DC

La paura, quando ci si trova davanti ad un 87 di metascore che riporta la dicitura “post-punk” è di trovarsi di fronte a una vecchia band riesumata per l’occasione, salutata con affetto dalla critica. Ma questo è un esordio dublinese, assordante e ruvido, che pur pescando costantemente dalla tradizione non manca di divertire e farsi…

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Recensioni 2019 #58: Hoodies All Summer – Kano

C’era una volta il grime, una strana bestia hip-hop inglese che, diciamolo, pochi si ricordano. A ben guardare è stato il fondamento di una nuova scena inglese di rapper tormentati, nipoti dei rave schiacciati dai sogni impossibili. Kano ha raccontato la sua Londra da millennial sin da Home Sweet Home (’05) e lo fa ancora,…

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Recensioni 2019 #57: Gold & Grey – Baroness

Forse l’unica band stoner a ricevere attenzioni da un pubblico ampio, insieme ai redivivi Queens Of The Stone Age, arrivano al quinto album smussando gli angoli metal e diluendo la zuppa con troppi inutili intermezzi. Molto criticata la produzione, che attenua le esplosioni e rinforza l’atmosfera onirica: non è questo che rende l’album adatto ad…

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Recensioni 2019 #56: Psychodrama – Dave

Giovane rapper londinese, nero, all’esordio dopo un Ep del ’17, Game Over. Com’è vivere nella metropoli inglese per un giovanissimo classe ’98? Razzismo, ansia, disperazione, abusi domestici, relazioni guaste e disuguaglianze sociali, ovvero uno psicodramma come promesso dal titolo. Pur appoggiandosi a tratti ad uno stile che rischia di sfociare nel patetico, che ricorda qualcosa…

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Recensioni 2019 #55: Eve – Rapsody

Rapper, donna e nera al suo terzo album che dedica ogni brano a un personaggio femminile nero influente e rappresentativo, dalla superstar televisiva Oprah Winfrey all’attivista nera Myrlie Louise Evers–Williams, passando per Nina Simone e Michelle Obama. Quello che rende grandioso l’album è il concept stesso, un tributo alle donne nere attraverso cui Rapsody “è…

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Recensioni 2019 #54: Jimmy Lee – Raphael Saadiq

Dopo 8 anni di silenzio torna uno dei più interessanti interpreti neo-soul maschi degli 00s, con un album toccante e tormentato, dall’aura funebre, che trova in “Sinner Prayers”, “This World Is Drunk” e “Glory To The Veins” dei momenti di grande ispirazione. Saadiq scrive così la sua versione dei classici, forse più Sign O’ The…

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Recensioni 2019 #52: A Dawn To Fear – Cult Of Luna

Questi svedesi post-metallari ci tengono compagnia da quasi vent’anni e negli ultimi quindici è delittuoso parlare di sludge senza citarli. In 80 minuti scarsi tornano quindi a dividersi fra violenza e atmosfera, da degni eredi dei Neurosis quali sono. “The Silent Man”, “The Fall” e “Lights On The Hill” entrano di diritto nel loro canzoniere…

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Recensioni 2019 #51: Nothing Great About Britain – slowthai

L’idea di The Streets e Dizzee Rascal è andata storta, così oggi in Uk si fa un hip-hop nevrotico, minaccioso, politicizzato che deve al grime i ritmi febbrili di una cultura rave da tempo tramontata. Più che brani, sono accuse e più che rime sono pugni: dall’iniziale “Nothing Great About Britain” e la sua viscida…

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Recensioni 2019 #50: ZUU – Denzel Curry

Qualcuno forse si ricorderà di lui per Imperial (’16), uno dei gioielli del trap, e per TAI3OO (’18), un inaspettato ed ambizioso album doppio, ma questa volta si torna alle radici southern-hip-hop con un mini-album di appena 29 minuti. C’è da smontarci i subwoofer della vostra macchina tamarra con queste canzoni compatte e aggressive, questo…

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Recensioni 2019 #49: The Liberation – Disillusion

Tornano dopo 13 anni, come i Tool, anche questi tedeschi che fecero innamorare gli appassionati con Back To Times Of Splendor (’04). Progressive-metal con più di qualche momento di death-metal melodico e in generale con uno spirito bellicoso che esplode ed illumina composizioni elaborate e tetre. “Wintertide”, “A Shimmer In The Darkest Sea”, “The Liberation”…

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Recensioni 2019 #48: Trust in the Lifeforce of the Deep Mystery – The Comet Is Coming

Inghilterra patria del nuovo jazz, come confermano questi londinesi già esorditi con Channel The Spirits (’16) ma ora finalmente sbocciati nella loro muscolare fusione (quasi tutta) strumentale di jazz, funk ed elettronica aperta a viaggi psichedelici, spunti futuristici, slanci epici, elevazioni spirituali. Aprono in sordina poi incendiano l’atmosfera con l’orgia di sax e distorsioni di…

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Recensioni 2019 #46: All My Heroes Are Cornballs – JPEGMAFIA

Difficile arrivare all’ascolto senza ritornare, con la mente se non con i timpani, a Veteran (’18), l’album che ha trasformato Barrington Devaughn Hendricks in una star della musica alternativa. Meno violento, meno travolgente, meno anarchico ma ancora capace di trasportare l’ascoltatore in un viaggio imprevedibile fra r’n’b, trap, noise e punk, senza confini e senza…

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Recensioni 2019 #45: Syntheosis – Waste Of Space Orchestra

Curioso supergruppo di psych-metal nato per il Roadburn festival 2018: tre chitarristi, due bassisti, due batteristi, due tastieristi e tre cantanti. È l’unione delle oscure forze di Dark Buddha Rising e Oranssi Pazuzu, qui impegnati in una sinfonia cosmica dalle proporzioni colossali, sviluppata per brani estesi. La visione ostile dell’universo ricorda i Darkspace ma la…

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Recensioni 2019 #44: Anak Ko – Jay Som

La 25enne Melina Mae Duterte, al suo terzo album, ci lascia fluttuare nel suo mondo onirico, rasserenante, malinconico come se il dream-pop fosse ancora il trend del momento e come se i 90s non fossero mai davvero finiti. Nel caldo tepore dei ricordi, nelle trasognate fantasie melodiche, sembra di ritrovare un piccolo mondo perduto, tutto…

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Recensioni 2019 #43: A Different Shade Of Blue – Knocked Loose

C’era una volta il metalcore e a quanto pare c’è ancora: urlatissimo, arrabbiatissimo, non proprio fantasioso. Ma al netto di un effetto deja senti, purtroppo preponderante, quest’album è sicuramente adatto ai fan del genere, che ultimamente faticano a trovare pane per i loro denti se non altro perché le file si sono decimate. La band è…

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Recensioni 2019 #42: Animated Violence Mild – Blanck Mass

La violenza electro-industriale per cui è famoso Benjamin John Power, l’ex Fuck Buttons già notevole con World Eater (’17), questa volta prestata a una musica ballabile esagitata, iper-cinetica, esaltante. Un rave tanto scatenato da confinare con il rumore, le urla, il caos. È musica con un’anima cinematografica, o quantomeno una perfetta colonna sonora per un…

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Recensioni 2019 #41: Obscene Majesty – Devourment

Il più trucido, mostruoso e ossessivo death-metal continua a vivere in questo inaspettato colpo di coda di una band storica della nicchia “slam”, esordita nel lontano ’99 con Molesting The Decapitated. Chi bazzica questi lidi è a casa: canto gutturale incomprensibile, break-down marciscenti, muro sonoro totale che schiaccia, soffoca e assorbe. Solo per chi cerca un’esperienza…

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Recensioni 2019 #39: The First Glass Beach Album – Glass Beach

Deliziosa giostra di synth-pop-punk colorato e pieno di eccentriche, fantasiose trovate. A tratti irresistibile nel suo vitalismo, anche nei frangenti ipercinetici, caotici, chiassosi, eccessivi, strabordanti. Prolisso, disordinato e persino pasticciato, ma con alcuni momenti di grandeur che uniscono operetta, pop, musical, indie-rock, noise-rock ed emo-core. Uno-due iniziale da antologia. Sono loro i nuovi My Chemical…

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Recensioni 2019 #37: Cadaver Circulation – Krypts

Violenti e atmosferici, i brani del terzo album di questa band finlandese a dir poco di nicchia hanno il pregio di configurarsi come un unico, periglioso viaggio mentale dagli aromi sulfurei. I brani si dilatano in lunghi momenti atmosferici, le sfuriate riecheggiano cavernose e anche i più efferati e marci momenti death-metal sono controbilanciati da…

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Recensioni 2019 #36: Clairvoyant – State Fault

La frangia urlatissima e ipercinetica dell’hardcore, etichettata come Screamo, è un’enclave del rock che vive in sostanziale autarchia ed in severo isolamento da quando è nata. Un mondo a parte dove i Converge e il post-rock sono le due anime di un album come questo, stato dell’arte del genere e agevole via d’accesso per i…

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Recensioni 2019 #35: Rare Field Ceiling – Yellow Eyes

Curiosamente diviso fra epica e desolazione, fra sferragliate bellicose e field-recording astratti e desolanti, è un viaggio nel terribile e nel magnifico della natura per la band statunitense. Non ci vedo il futuro del black-metal, ma potrebbe interessare agli appassionati in cerca di un lavoro che sia fisico e intellettuale, capace di sturare i timpani…

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Recensioni 2019 #34: Fear Inoculum – Tool

Album più atteso dell’anno, il ritorno dopo 13 anni, ed il più progressivo della lunga eppure stitica carriera (5 album in 30 anni). Ritoccati di elettronica, più atmosferici che mai, tesi e cervellotici come sempre, sono la band che amammo, non esattamente rinata, sopravvissuta. Keenan alla voce sembra l’unico appannato, la sezione ritmica rimane eccezionale,…

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Recensioni 2019 #33: Norman Fucking Rockwell! – Lana Del Rey

Di strada ne ha fatta tantissima, approdando a questo stile maestoso, drammatico, classico, struggente che aggiorna la narrazione del sogno americano, sempre più disperata. L’alone allucinato di queste ballate è sintomo del loro animo irreale, il cuscino che adorna una culla di citazioni del passato, illusioni fragilissime, fantasie puerili. Sugli arrangiamenti cameristici e le melodie…

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Recensioni 2019 #32: Morbid Stuff – PUP

Un album di punk-rock melodico che farà felice i fan dei Blink-182, Green Day e dei più addomesticati Sum 41. Niente di davvero nuovo, ma fatto seguendo un canone ormai cristallizzato a cui molti sono affezionati, vuoi perché funziona e non impegna, vuoi perché ricorda la gioventù. Il fatto che si suoni ancora così il…

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Recensioni 2019 #31: The Origin Of My Depression – Uboa

Xandra Metcalfe l’ha composto nel periodo del tentato suicidio per overdose, schiacciata da depressione, emarginazione e aspre lotte interiori a base di psicosi e ansie. Vittima di abusi e soprusi, in cerca di un’identità sessuale, questa transessuale vittima di transfobia e transimisoginia riversa i suoi incubi interiori in brani animati da brutali contrasti. Sognanti e…

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Recensioni 2019 #30: Misþyrming – Algleymi

Fra i nomi più in vista del piccola ma vivace scena di black-metal islandese, questa volta si presentano più drammatici che caotici rispetto all’esordio, quell’album kvlt di Söngvar Elds Og Óreiðu (2015) che ha segnato una svolta nella scacchiera dell’estremismo metal. Aperti spesso a passaggi atmosferici e cadenzati momenti bellici, diluiscono così la loro dose…

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Recensioni 2019 #29: Girl With Basket Of Fruit – Xiu Xiu

Industriale nell’anima, ma vestito da hip-hop seguendo in modo improbabile il trend. Disturbante, inquieto e inquietante, assolutamente spietato con l’ascoltatore, che viene travolto da idee spesso scoordinate, assordanti e sgradevoli. Seppure sia forte il sentore che si scivoli verso un esercizio di onanismo cacofonico più volte nel corso dell’ascolto, la tensione è palpabile e la…

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Recensioni 2019 #28: Anima – Thom Yorke

Onirico tributo ai sogni e all’animazione giapponese, nonché colonna sonora e companion dell’omonimo coetometraggio di Paul Thomas Anderson e dello stesso Yorke, è come sempre accade con quel che riguarda il leader dei Radiohead, un evento mediatico prima ancora che musicale. Alle usuali turbe psicotiche, quelle che ne hanno fatto il cantore per eccellenza del…

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Recensioni 2019 #27: The Furnaces of Palingenesia – Deathspell Omega

Titolari di un percorso unico e personale, non solo in ambito francese, hanno lentamente ed inesorabilmente fatto confluire le strutture angolari del post-rock, la potenza bestiale del black-metal e la maestosità sinfonica di una messa nera esoterica e sovrumana. Dopo il quasi decenne Paracletus (’10), è il turno di un concept meno devastante, al solito…

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Recensioni 2019 #26: Ventura – Anderson .Paak

Quarto album, a metà fra neo-soul e hip-hop, pieno di partecipazioni di spicco e gonfio di suoni scintillanti da funk vintage, rileccato. Sensuale, ammiccante, saldamente legato ai classici ma con qualche timido passo verso il contemporaneo, esplorativo. Still not my cup of tea, permane l’impressione che sia soprattutto una questione di forma sopraffina, retromania e ruffianeria,…

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Recensioni 2019 #25: Guns – Quelle Chris

Un concept sulle armi, che “possono essere sia buone che cattive”, significa fare polemica negli Stati Uniti, ma da noi suona tutto come filtrato da un’altra dimensione. Questo hip-hop politicizzato, vecchio stile nei suoni e un po’ banale nei contenuti, quantomeno ascoltato da questa parte del mondo, e sicuramente meno collegato alla vita quotidiana di…

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Recensioni 2019 #24: American Love Call – Durand Jones & The Indications

Soul-funk classico, direttamente dai 70s, calligrafico ma all’altezza dei classici che imita pedissequamente, in primis quel Curtis Mayfield che insieme alle sue Impressions sembra la chiara ispirazione persino del nome sociale prescelto. Per gli appassionati che vogliono ascoltare la musica che amano, senza rimettere in play i vecchi vinili di famiglia, è il disco ideale,…

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Recensioni 2019 #23: Zess – Magma

50 anni di musica “altra”, tanto floridi che il materiale d’archivio è pronto a distinguersi a mezzo secolo dalla fondazione della band francese. Prog-rock talmente personale da meritarsi un sottogenere, zeuhl, a metà fra classica moderna, jazz e rock, perdipiù cantato in una lingua coniata per l’occasione e qui accantonata eccezionalmente. Una prima bozza di Zëss…

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Recensioni 2019 #22: Iketoma Hits – Otoboke Beaver

Da Kyoto con decisamente tanto furore, queste donne assaltano i timpani a suon di hardcore-punk sgangherato e caotico, fieramente disarticolato e gioiosamente violento. Deliziosamente weird, anche a causa di un inglese che spunta in modo improvviso e con pronuncia approssimativa, sembrano sempre sul punto di esplodere, ad un passo dal disintegrare i motivetti gioviali che…

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Recensioni 2019 #21: Arrival – Fire! Orchestra

La big band sperimentale per eccellenza degli 10s chiude il ventennio con un lavoro che riunisce dolcissimo e caotico, solare e tetro, jazz più o meno free ma anche post-rock educato. Ruffiane le distese arie cantate, quelle che probabilmente attraggono il pubblico più vasto dell’intera carriera, ma forti di una bellezza classica che le rende…

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Recensioni 2019 #20: Come In – Weatherday

Bassa fedeltà, fragilità emotiva, malinconia e inquietudine in questo esordio svedese che cela sotto una maschera di semplicità da cameretta grandi ambizioni cameristiche, da dramma generazionale e sentimentale. Il paragone più scontato sono i Car Seat Headrest, ma guardando poco più in là si scorgono i Microphones. Ne nascono sgangherate ma multiformi fantasie melodiche che spazzolano…

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Recensioni 2019 #19: Dedicated – Carly Rae Jepsen

Una parte del mondo ancora ricorda la popstar di “Call Me Maybe”, tanto da considerarla il presente se non addirittura il futuro del pop ballabile, una luce nella mediocrità dei ritornelli poco creativi che abbondano nelle classifiche. L’entusiasmo con EMOTION (’15), che onestamente lascia ancora stupefatto chi vi scrive, ha contagiato pure questo quarto lavoro,…

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Recensioni 2019 #18: Purple Mountains – Purple Mountains

C’è un tono triste ma tragicomico in questi brani vagamente surreali, fra genitali quasi perduti e desolazione urbana fatta di bevute al centro commerciale, nell’attesa che un altro frammento di vita passi. Saranno felici i fan, come me, dei Cake, che rivivono qui in un equilibrato country-pop da pianto asciutto, da lucciconi mentre si balla…

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Recensioni 2019 #17: UFOF – Big Thief

Dominato dalla voce femminile, è un album celestiale quando non malinconico, rarefatto ma con frangenti eterei, è un album di folk intriso di America contemporanea, alla ricerca di un passato nostalgicamente sognato e reinventato. Ci ritroverete gli Wilco ed i Red House Painters, l’indie-folk un po’ hipster e il più ombroso degli slow-core: è un…

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Recensioni 2019 #16: Planetary Clairvoyance – Tomb Mold

Terzo album in tre anni per questi inferociti canadesi, altra collezione di death-metal dagli slanci tecnici e i riflessi sci-fi che massacra timpani e cervello. Non sarà il disco che fa nuovi adepti al culto del metal estremo, perché zero concede agli ascoltatori più timidi e poco fa per allontanarsi dai ben conosciuti fondatori, ma per…

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Recensioni 2019 #15: Hiding Places – Billy Woods & Kenny Segal

Collabo scurissima per un hip-hop nero come la pece, consumato da ansia, paura e tensione. Beat lenti, miasmatici e storditi, persino gotici, perfetti per accompagnare strofe declamate e rappate con un senso di minaccia costante: così Segal scopre il paesaggio sonoro perfetto per Woods, al suo vertice. Nessuna concessione all’orecchiabile né allo spettacolare, neanche al…

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