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Recensioni 2019 #89: Thanks For The Dance – Leonard Cohen

Singer/Songwriter, Contemporary Folk

L’estremo commiato del grande cantautore canadese è un gioiello di eleganza che, pur non potendo rivaleggiare con lo splendido You Want It Darker (’16) ne rappresenta un magnifico corollario. Pretesto per riascoltare il suo meglio, cioè almeno la quadrilogia degli esordi, I’m Your Man (’88), The Future (’92) e il sopracitato album d’addio.

7

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Recensioni 2019 #88: The Baneful Choir – Teitanblood

Death MetalWar Metal

Metal riverberato, brutale e assordante dalla Spagna, che vive di una costante tensione, resa particolarmente interessante nella lunga title-track. Certo di album mefitici, marcissimi, violentissimi è piena la storia del genere, ma questo merita qualcosa in più perché nasce in un contesto solitamente povero di questi spunti: chissà che non sia il prodromo di una nuova scena nazionale di rilievo.

7

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Recensioni 2019 #87: Dungeon Rap: The Introduction – DJ Armok / DJ Bishop / Pillbox

Memphis RapDungeon Synth

Avete presente quell’estetica post-moderna di Stranger Things, dove gli 80s sono riletti in modo fantasioso mettendo insieme vari elementi della cultura pop? Qui l’operazione è simile, solo decisamente più oscura, underground, curiosa. I synth minacciosi di certi videogame di un tempo uniti al seminale rap di Memphis, quello che poi nella sua lunga onda avrebbe portato a tanta trap contemporanea. Tre autori titolari più Dj Sacred gettano il ponte fra i due immaginari, in un esercizio sonoro a dir poco originale, pur nella sua ingenuità e nelle sue lungaggini. Premiamo l’idea.

7

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Recensioni 2019 #86: The Undivided Five – A Winged Victory for the Sullen

AmbientModern Classical

Ambient pianistica di chiara ispirazione classica, sin dai titoli. Un viaggio emotivo, astratto, magnetico, che suona come una prova compositiva umile e formalmente impeccabile, che non deve mai gridare la sua essenziale, ricercata bellezza.

7

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Recensioni 2019 #85: Into the Purgatory – Galneryus

Power MetalProgressive Metal

Capitato a caso fra gli ascolti, mi ha fatto scoprire una storica band giapponese, qui giunta persino al 14esimo album in studio. Affilatissimi, affiatatissimi, deliziosamente kitsch nella loro giappitudine. Un dirty pleasure che fatico anche a contestualizzare, nono sapendone niente di power metal giapponese. Gli esperti, se esistono e per caso passano di qui, si esprimano nei commenti.

7

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Recensioni 2019 #84: Spiritual Instinct – Alcest

Post-MetalBlackgaze

Inaspettatamente famosi nel ’07, complice un album che ha filtrato fuori dalla nicchia metallica come Souvenirs d’Un Autre Monde, questa volta tornano con un sesto album che bilancia le deludenti tentazioni dream-pop con il maestoso, onirico, immaginifico sound degli esordi. Ne esce fuori un lavoro che poco cambia nel contesto di fine ventennio, e che sembra servire soprattutto alla band per riconoscersi. Peccato, perché il sogno di un ritorno ai livelli di un tempo rimane vivo, e la band nonostante tutto ha le carte in regola per ripetere un simile vertice creativo.

6

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Recensioni 2019 #83: The Palms of Sorrowed Kings – Obsequiae

Melodic Black MetalFolk Metal

Partiti dal black-metal, lo hanno contaminato con la musica medievale per suonare un folk-black-metal diverso da quello ormai diffusissimo fatto di arpeggi pensosi e sfuriate assordanti. Una strada che la band percorre seguendo un criterio di alternanza, che preferisce spartire la tracklist fra brani medievali ed esperimenti più tipicamente folk-metal, riducendo la commistione interna alla composizione.

7

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Recensioni 2019 #82: WWCD – Griselda

Boom BapEast Coast Hip Hop

Un oscuro e torbido hip-hop che, nel ’19, potremmo chiamare persino classico anche se appartiene più a vent’anni prima che a quaranta. Intervengono i mostri sacri Raekwon (respect!) e Eminem (fuoriclasse!), persino un reduce dimenticato come 50 Cent (meh…) e ne esce un gioiellino della scuola newyorkese, nato dalla collaborazione fra la Griselda Records e la Shady Records.

7

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Recensioni 2019 #82: E – Ecco2k

Alternative R&BCloud Rap

Il nuovo r’n’b dovrebbe probabilmente suonare così, imparentato con il nuovo hip-hop. Visto che qui da noi in Italia però tutto il nuovo hip-hop è visto come liquame sonoro, approcciatevi senza pregiudizi, e magari troverete un brano da conservare per i prossimi anni, tipo “Calcium”.

7

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Recensioni 2019 #81: Coin Coin Chapter Four: Memphis – Matana Roberts

Avant-Garde JazzFree Jazz

Concentratevi, perché in 46 minuti dovrete ascoltare stralci parlati di un’unica storia mentre imperversa un jazz rumoroso e astratto. Solo per i palati abituati a questi lidi.

6

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Recensioni 2019 #80: Leak 04-13 – Jai Paul

Alternative R&BIndietronica

Nel 2019, dopo sette anni, il grande ritorno con il materiale del leak pubblicato ufficialmente e corredato da nuovi brani. Una storia incredibile, che parla del presente come nient’altro. La fotografia di mille album possibili, fermati in una forma seminale, in una deflagrazione adolescenziale fatta di percorsi opposti e infiniti, tutti percorribili, tutti sbagliati e tutti giusti. Il centro di una sfera dal quale si irraggiano innumerevoli percorsi di world-music futuristica, art-pop androgino, electropop sgranato, synth-funk allo stato grezzo.

9

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Recensioni 2019 #79: Sonic Citadel – Lightning Bolt

Noise Rock, Math Rock

Un duo che, fa un po’ effetto a pensarci, possiamo considerare ormai storico: 18 anni di carriera ufficiale, ma formatisi addirittura nel ’94. Settimo album, il più divertente e orecchiabile di tutti, con tanti decibel, tane distorsioni e diversi momenti melodici. Musica da party, a suo modo, soprattutto “Big Banger”. Non proprio l’album che salverà il rock, ma uno spassoso ascolto per chi vuole pettinarsi i timpani ancora una volta.

7

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Recensioni 2019 #78: All Mirrors – Angel Olsen

Art PopChamber Pop

Sono anni che provo a innamorarmi di Angel Olsen, e questa volta la critica e il pubblico concordano che si è superata. Io ne rispetto le doti interpretative, ma tutto mi sembra già trapassato, senza neanche quella forte rilettura antieorica, dissacrante, retromaniaca di Lana Del Rey. Altro album della sempre più nutrita serie “piacciono a tutti tranne che a me“.

6

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Recensioni 2019 #77: There Existed An Addiction To Blood – Clipping

Industrial Hip HopHorrorcore

Difficile che i più onnivori fra noi ascoltatori incalliti non abbiano già drizzato le orecchie ai tempi di Splendor & Misery (’16) o persino dell’esordio CLPPNG (’14), ma con questo terzo album i losangelini Clipping hanno superato loro stessi. Se i lavori precedenti erano decisamente ambiziosi, questa volta i tre decidono di includere persino una rilettura del “Piano Burning” di Annea Lockwood: 18 minuti che sembrano voler consacrare un distacco dal resto dell’hip-hop verso la ricerca intellettuale, senza per questo risultare cervellotici, asettici, frigidi. Da solo, quest’album rifonda l’horrorcore di Gravediggaz, Three-6 Mafia e The Geto Boys, soffiando nuova vita in uno stile giustamente dato per morto. (Recensione approfondita qui)

9

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Recensioni 2019 #76: Leaving Meaning – Swans

Post-RockExperimental Rock

Come Nick Cave, gli Swans di Michael Gira sono fra i grandi rinati dei 10s. Se avete già consumato The Seer (’12), To Be Kind (’14) e The Glowing Man (’16) allora questo sarà un ascolto curioso, perché al massimalismo sempre meno dominante alterna un’ipnosi folk esoterica e psichedelica. Un ascolto che richiede tempo, attenzione, dedizione ma che ammalia e ghermisce. Inossidabili.

8

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Recensioni 2019 #75: Magdalene – FKA Twigs

Art PopGlitch Pop

Ho creduto in FKA quando è arrivata all’attenzione di tutti noi ascoltatori incalliti, ma questo tanto atteso ritorno mi ha lasciato freddino. Sicuramente c’è uno stile come cantante che rimane ben riconoscibile, ma il resto mi sembra aver perduto la sua unicità. Forse è passato troppo tempo dai primi lavori, e con i vari James Blake e Arca, Holly Herndon e Kate Tempest, insomma con tanta innovativa musica degli ultimi anni anche FKA non suona più così aliena, inimitabile. Piace a tutto il resto del mondo, però, quindi un ascolto è d’obbligo.

6

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Recensioni 2019 #74: Mordial – Car Bomb

MathcoreDjent

Suonare del mathcore o djent originale non è esattamente facile, perché già i capostipiti The Dillinger Escape Plan, Botch, Converge, Meshuggah hanno esplorato tantissime soluzioni differenti. Qui sta tutta la grandezza di questo album: trovare in composizioni senza pace, attraversate da una mai invasiva ma comunque palpabile dimensione sci-fi e psichedelica, la soluzione per suonare originali. Se dovete ascoltare un solo album mathcore quest’anno, provate questo.

8

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Recensioni 2019 #73: Hidden History Of The Human Race – Blood Incantation

Death MetalProgressive Metal

I Blood Incantation lo hanno chiarito da subito che sono una band ambiziosa, insofferente a rimanere nel nutrito gruppo degli indistinguibili epigoni del death-metal. Le coordinate stilistiche sono l’occasione per ritrovare insieme Morbid Angel e Demilich, Nile e Death, ma filtrati da un approccio psichedelico, melodico e in forma libera che la band esprime qui con nuova convinzione, anche grazie alla produzione più limpida. In questo senso la loro operazione sul death-metal è simile a quella dei Vektor sul thrash-metal, cioè un’ambiziosa sintesi stilistica tenuta insieme da un tour-de-force compositivo spaventoso. Uno dei capolavori dell’anno, “Awakening from the Dream of Existence to the Multidimensional Nature of Reality (Mirror of the Soul)”, è un leviatano di oltre 18 minuti.

9

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Recensioni 2019 #72: HAQQ – Liturgy

Avant-Garde MetalBlack Metal

Amati e odiati, i più divisivi blackster del mondo tornano con un lavoro ipercinetico, dalle forti spinte minimaliste, intarsiato di graffi glitch. Siamo onesti, alcuni passaggi sono semplicemente così tanto sopra le righe da risultare esilaranti, ingenui, strampalati. Ma nel complesso è da lodare questa forza creativa strabordante, che domina su tutto anche a costo di qualche sbavatura, qualche lungaggine, qualche mera provocazione. Esaltante.

8

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Recensioni 2019 #71: Hearts Of No Light – Schammasch

Black MetalAvant-Garde Metal

Sembrava impossibile replicare l’exploit di Triangle (’16), triplo album che trova pochi paragoni nel decennio ormai a conclusione, e infatti questo nuovo lavoro è molto meno ambizioso. Sempre a loro agio nei climi lugubri e metafisici, questa volta tentano anche in “A Paradigm Of Beauty” una strada più immediata, dai ritmi industrial-metal. Chiusura con 15 minuti di musica semi-acustica altamente tensiva, misteriosa, esoterica, con finale da infarto: il fuoco del genio, dunque, c’è ancora, è solo sopito sotto la cenere.

7

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Recensioni 2019 #70: Pollinator – Cloud Rat

Grindcore

L’estremismo grindcore ha da tempo abbandonato la linearità, per proporsi a suo modo variegato da rallentamenti e prestiti stilistici, tipicamente da altri ambiti estremi. Converge richiamati anche in questo album, dunque, ma anche qualche spunto thrash-metal. Nella nicchia delle nicchie, però, senza essere straordinariamente creativi si finisce per diventare indistinguibili.

6

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Recensioni 2019 #69: A Pyrrhic Existence – Esoteric

Funeral Doom Metal, Death Doom Metal

Otto anni di silenzio, il tempo necessario per evitare di fare un passo falso in una discografia impeccabile. Certo, bisogna essere avvezzi a un certo tipo di suono colloidale, funebre, estenuante, ma in quest’arte macabra e lugubre loro sono e rimangono i più grandi, anche e soprattutto per continuità. Sei brani in quasi 100 minuti fanno capire le proporzioni mostruose dell’opera, al solito magnificamente elegante nella sua decadenza e violenza. “Descent”, quasi 28 minuti, è un bigliettino da visita per chi proprio non li conosce, con l’ideale scopo di rimandare al recupero della discografia almeno da The Pernicious Enigma (’97) in poi.

7

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Recensioni 2019 #68: Vile Nilotic Rites – Nile

Technical Death Metal, Brutal Death Metal

Preceduto da dichiarazioni che lo volevano come un album differente, è invece l’ennesimo pugno in faccia di queste divinità del technical-death-metal. Rimangono unici, con quella capacità di fondere maestoso e etnico, brutale e geometrico. Almeno “Seven Horns Of War” vale il repertorio maggiore, ma per scoprire il loro meglio conviene sempre tornare ai classici Black Seeds of Vengeance (’00), In Their Darkened Shrines (’02), Annihilation of the Wicked (’05), quelli davvero portatori di un cambiamento sostanziale.

6

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Recensioni 2019 #67: Ghosteen – Nick Cave & The Bad Seeds

Ambient PopSinger/SongwriterChamber Pop

Uno degli artisti del millennio, quotatissimo anche con questo nuovo album che allontana ancora di più il rock. Dominato da arrangiamenti cameristici, elettronici e atmosferici, è immerso in un profondo intimismo, particolarmente intenso nelle lunghe “Ghosteen” (12 min.) e “Hollywood” (14 min.). Non sempre, però, le confessioni del Re Inchiostro bastano a giustificare brani in cui gli altri semi cattivi sono assenti o irriconoscibili. Un passo indietro rispetto a Skeleton Tree (’16).

7

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Recensioni 2019 #66: Death Atlas – Cattle Decapitation

Technical Death Metal, Brutal Death Metal

Potrei essere meno pomposo, e dirvi che sono solo una delle tanti formazioni estreme che vivono nell’underground del metal estremissimo. E invece, no: i Cattle Decapitation sono dei fuoriclasse che portano avanti una stravagante estetica che oggi etichetteremmo come “Thunberg-iana”. Musicalmente, il loro amalgama di grind-core, death-metal e tecnica pazzoide è sempre lì, dove lo ha portato il grande Monolith Of Inhumanity (’12). Se quindi avete le orecchie foderate di amianto come me, date un ascolto e poi passate a recuperare anche i due album precedenti.

7

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Recensioni 2019 #65: Pitfalls – Leprous

Art Rock, Art PopProgressive Rock

Sesto album per i norvegesi Leprous, band che dopo gli schizofrenici esordi ha trovato in un onnivoro verbo progressive, sia metal che rock, la sua cifra stilistica. Ormai le composizioni sono scritte principalmente da Einar Solberg. L’allontanamento dal metalè ormai evidente. I riferimenti sono, nei ca si migliori, la più desolante classica contemporanea e l’art-rock. Difficile riconoscere, anche per sommi capi, l’imprinting ritmico, armonico o compositivo della band, ma l’eccezione “The Sky Is Red” fa ben sperare per il futuro. Recensione estesa qui.

6

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Recensioni 2019 #64: Crush – Floating Points


IDM

Sempre maestro di eleganza, questa volta il nostro neuroscienziato prestato alla musica spinge su ritmi anche marcatamente aggressivi, ricorrendo alle più scatenate frenesie di Squarepusher e Amon Tobin, ma sempre per unire la pulsione animale ai viaggi mentali, mai così grandiosi e visionari. Più classico che jazzy, prodotto e mixato egregiamente dal nostro. Recensione estesa qui.

7

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Recensioni 2019 #63: Mattoni – Night Skinny


Cloud RapTrap

C’è una folla di 26 rapper dietro il microfono, dai veterani Marracash, Noyz Narcos, Fabri Fibra, Gué Pequeno, Jake La Furia passando per le nuove leve come Rkomi, Tedua, Capo Plaza, fino ad arrivare a dei veri emergenti quali Lele Blade, Shiva, Chadia Rodriguez, Madame e Taxi B. L’occasione è ghiotta per tutti, visto che notoriamente questi producer-album sono ideali per ampliare il proprio pubblico, verso i twenty-something curiosi o magari giù fino ai giovanissimi under 16. Così ognuno sgomita per dirla più grossa, per guadagnarsi l’attenzione, per distinguersi in un contesto certamente amichevole ma anche, indubbiamente, competitivo. C’è tutto un mondo musicale che è nato e cresciuto in questo biennio di cambiamento. La consacrazione di un produttore che nulla deve invidiare ai più chiacchierati Sick Luke e Charlie Charles. Versione estesa.

7

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Recensioni 2019 #62: Pyroclasts – Sunn O)))


Drone Metal

Più che un vero e proprio ritorno, per gli statunitensi Sunn O))), si tratta del completamento di quanto già ascoltato su “Life Metal“. Si rinnova la convinzione già maturata per il capitolo precedente: ormai la formazione ha raggiunto una solida, lodevole quanto probabilmente definitiva maturità. Difficile chiedere di più da chi ha fondato quasi in autonomia un nuovo stile, portandolo a vette espressive irraggiungibili per molti. Recensione estesa qui.

6

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Recensioni 2019 #61: Life Metal – Sunn O)))


Drone Metal

Ottavo album, anticipato per il Record Store Day il 13/4/19, e primo della formazione con Steve Albini in cabina di regia. Ormai padroni di un drone-metal dinamico, che non disdegna aperture sinfoniche e composizioni avventurose, i Sunn O))) ritornano senza stravolgere la loro musica. I fan saranno entusiasti, perché sono vivi e vegeti, ma non sembra che possano ormai tracciare nuove strade per il futuro. È il fratello di un secondo album previsto per la fine del 2019, “Pyroclasts”.

7

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Recensioni 2019 #60: uknowhatimsayin¿ – Danny Brown


Hardcore Hip HopAbstract Hip Hop

Inversione di rotta per il rapper di Detroit, invece del rock qui i riferimenti per i testi sono gli stand-up comedian e la tradizione del rap umoristico, da commento sociale più sarcastico e sardonico che banalmente comico o parodistico. Questo almeno secondo i propositi dell’autore. Perché dietro al microfono c’è sempre una persona psicotica, Inevitabile che il risultato ricordi più le spiazzanti, disturbanti battute del “Joker” interpretato da Joaquin Phoenix che un’ora di divertimento televisivo. Eccellenti collaborazioni: dai Run The Jewels a Jpegmafia, passando per Thundercat. Recensione lunga su Ondarock.

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Recensioni 2019 #59: Dogrel – Fontaines DC

Post-Punk, Art Punk

La paura, quando ci si trova davanti ad un 87 di metascore che riporta la dicitura “post-punk” è di trovarsi di fronte a una vecchia band riesumata per l’occasione, salutata con affetto dalla critica. Ma questo è un esordio dublinese, assordante e ruvido, che pur pescando costantemente dalla tradizione non manca di divertire e farsi canticchiare. A tratti lugubre e disperato, spesso stonato, allegramente distorto, sottilmente surreale ed ironico, è un inaspettato successo in Irlanda. Cosa c’è di contemporaneo? Che la Dublino che racconta, l’Irlanda che critica, sono quanto mai contemporanee e somigliano alle periferie italiane, alle ansie nostre e di chissà quanti altri.

7

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Recensioni 2019 #58: Hoodies All Summer – Kano


UK Hip Hop, Grime

C’era una volta il grime, una strana bestia hip-hop inglese che, diciamolo, pochi si ricordano. A ben guardare è stato il fondamento di una nuova scena inglese di rapper tormentati, nipoti dei rave schiacciati dai sogni impossibili. Kano ha raccontato la sua Londra da millennial sin da Home Sweet Home (’05) e lo fa ancora, sia con i classici beat fratturati che con alcuni sfoggi in extrabeat da fuoriclasse, senza tralasciare più piane soluzioni che rimandano ai classici 90s e genuini, malinconici sprazzi intimisti. Dopo il tardivo riconoscimento di Wiley con Godfather (’17) e Skepta con Konnichiwa (’16) forse è arrivato anche il suo momento.

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Recensioni 2019 #57: Gold & Grey – Baroness

Stoner MetalStoner Rock

Forse l’unica band stoner a ricevere attenzioni da un pubblico ampio, insieme ai redivivi Queens Of The Stone Age, arrivano al quinto album smussando gli angoli metal e diluendo la zuppa con troppi inutili intermezzi. Molto criticata la produzione, che attenua le esplosioni e rinforza l’atmosfera onirica: non è questo che rende l’album adatto ad un pubblico più ampio? Anche ma non solo, perché nelle composizioni vere e proprie la band non sbaglia un colpo, portando avanti quel sound pensoso, malinconico, drammatico e struggente che da sempre la caratterizza, forse solo meno progressivo e psichedelico ma sempre muscolare e avvincente. 91 di metascore, incredibile.

7

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Recensioni 2019 #56: Psychodrama – Dave

UK Hip HopConscious Hip Hop

Giovane rapper londinese, nero, all’esordio dopo un Ep del ’17, Game Over. Com’è vivere nella metropoli inglese per un giovanissimo classe ’98? Razzismo, ansia, disperazione, abusi domestici, relazioni guaste e disuguaglianze sociali, ovvero uno psicodramma come promesso dal titolo. Pur appoggiandosi a tratti ad uno stile che rischia di sfociare nel patetico, che ricorda qualcosa dell’Eminem di successo (il manifesto “Black”), l’album porta avanti una precisa e personale narrazione che sa essere straziante e sincera (le lunghissime, fin troppo, “Lesley” e “Drama”). È da stronzi lamentarsi perché questo giovanissimo nero soffre così tanto e ce lo racconta nei dettagli in brani-confessione estesi? Sì, quindi io sono stronzo. Metascore a 89!

7

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