Now Listening: Zeal & Ardor: Stranger Fruit

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Stranger Fruit by Zeal & Ardor

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Sangue Misto – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Sangue Misto su Spotify

I Sangue Misto sono stati forse il vertice della prima ondata dell’Hip-Hop italiano. Questo perché nonostante la loro opera musicale propriamente detta si riduca ad un unico album in studio e un solo album dal vivo. Nonostante la quantità esigua, la loro produzione ha avuto un’influenza all’interno della scena italiana che ha pochi paragoni. Non solo il loro album-capolavoro SxM è ancora oggi considerato un gioiello della musica italiana, ma i Sangue Misto sono stati anche il trampolino di lancio per carriere soliste eccellenti quali quella di Dj Gruff e di Neffa, nonché l’ideale genesi di altri progetti musicali quali Melma & Merda, dove è presente Deda.

Formatisi dalle ceneri dell’Isola Posse All Stars, collettivo bolognese di fine degli anni 80 che è facile annoverare tra le prime realtà Hip-Hop in Italia, i Sangue Misto sono un trio composto da Deda, Neffa e Dj Gruff.  SxM, l’unico album di studio che hanno mai prodotto, viene pubblicato a gennaio del 1994 ed è uno di quei rari casi in cui anche la critica musicale nostrana, tradizionalmente legata al Pop e soprattutto al Rock, riconosce lo spessore di un opera Hip-Hop: ad esempio Rolling Stone Italia inserisce l’album alla posizione numero 25 la sua classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre.

Quando viene pubblicato l’album non riscuote nessun tipo di successo a livello commerciale, anche a causa della distribuzione della Century Vox, che non riesce a dare il meritato rilievo nei negozi al nuovo sound ideato dai Sangue Misto; è un caso tipico di una grandiosa occasione sprecata per la musica italiana, che si trova tra le mani un album capace di stare al fianco dei classici del genere senza però riuscire ad abilitarlo in alcun modo ma a livello artistico. Si noti che il demerito non è della Century Vox, etichetta fondamentale per la scena nostrana di quel periodo, quanto di un mercato ancora incapace di accettare l’Hip-Hop come una musica al pari degli altri generi. Questo stigma di genere minore, artisticamente secondario rispetto al Rock e al Pop, i pupilli storici della critica italiana, ha comportato un ritardo sostanziale nella storicizzazione dell’Hip-Hop, una mancanza che spiega come mai opere fondamentali come l’SxM dei Sangue Misto siano ancora lontane dal ricevere il plauso trasversale dei critici come invece accade per il cantautorato o i giganti del Prog-Rock nostrano.

Il lavoro del trio è sensazionale, fortemente caratterizzato da suoni allucinati, storditi drogati, intrisi dei fumi densi della marijuana. Più che un ascolto musicale tipico, SxM è un trip visionario, un esempio di come la scena italiane potesse esprimere una declinazione dell’Hip-Hop tutt’altro che formulaica e stereotipata (uno stigma che ancora oggi si porta dietro). Il clima cupo, minaccioso e angosciato che viene narrato dal primo disco dei Sangue Misto è quello di una Bologna dei centri sociali chiusi dalla repressione delle forze dell’ordine, è il testamento spirituale di una generazione di giovani ai margini della società afflitti da un malessere psicologico asfissiante. SxM è un incubo imbevuto di THC, che tuttavia non usa mai la violenza come via maestra: album di grande classe nella scelta dei suoni, evita lo stereotipo drammatico della musica violenta per tematiche cupe, preferendo basi sinuose, umbratili o trasognate che contrastano nettamente con i testi aggressivi, psicotici e depressi.

La relazione fra musica e testi è fondamentale in SxM, due lati della medesima ispirazione artistica. Non è un caso che tutti e tre i membri sono anche impegnati nella produzione delle basi, così come tutti e tre prestano la propria voce: è questa grande coerenza a evitare che sia il rapper a “seguire” e assecondare la base o viceversa, come spesso accade nell’Hip-Hop sia nazionale che internazionale. In SxM ha poco senso parlare di rapper e dj, secondo lo schema classico degli albori del genere, perché il trio si muove compatto, secondo intenti precisi che permettono di esaltare la fusione fra musica e testi. La vicinanza alla scuola cantautorale, al modello del folksinger che suona e canta la sua musica, sembra così aggiornata in modo magistrale, anche se purtroppo il primo cantautore Hip-Hop preso in considerazione dal grande pubblico sarà Jovanotti e non certo Neffa, Deda o Dj Gruff.

Il trio predilige suoni Jazz e Funk fortemente psichedelici, selezionati dai classici del genere ma intrisi di un gusto sofisticato che difficilmente si associa, nell’immaginario comune, al mondo dei centri sociali dai quali i tre provengono. È un album in cui potete trovare Sly And The Family Stone, i Funkadelic, Slick Rick e Miles Davis. La vicinanza più evidente è a quello che i Cypress Hill stavano facendo in quel periodo dall’altra parte dell’oceano: l’atmosfera non potrebbe essere più allucinata, forse con un approccio sperimentale che manca alla band di South Gate, California.

Gli immarcescibili iniziano con Clima Di Tensione, un brano che risulta attuale ancora oggi: Giorno dopo giorno questo è il clima di tensione / Preso male vero e quando accuso la pressione / Sono in stato di continua minaccia. L’ultima frase riportata è un campionamento di un brano dell’Isola Posse All Stars, come a significare che le due formazioni sono nate dalla medesima ispirazione, dal solito clima politico teso, violento e turbolento. Lo Straniero è forse il brano più riuscito dell’album, al contempo ipnotico ed elegantissimo con le sue linee di synth sibilanti e le flessuose strutture di basso. Il testo poi sembra essere il vero manifesto dei Sangue Misto: Io sono il numero zero / Facce diffidenti quando passa lo straniero / In sclero, teso vero / Vesto scuro, picchio la mia testa contro il muro / Sono io l’amico di nessuno e stai sicuro / Resto fuori dalla moda e dallo stadio / Fuori dai partiti e puoi giurarci, io non sono l’italiano medio / Ma un cane senza museruola. Proprio il primo dei versi riportati sarà scelto come titolo per il film-documentario Numero Zero – Alle Origini Del Rap Italiano di Enrico Bisi. E ancora è fulminante Neffa che descrive la discriminazione di un’Italia divisa fra nord e sud, piena di discriminazioni: Io quando andavo a scuola da bambino / La gente nella classe mi chiamava marocchino / Terrone, “Muto! Torna un po’ da dove sei venuto!” / E questa è la prima roba che ho imparato in assoluto. La percezione di essere diversi, estranei, alienati viene riassunta in una delle frasi più dure dell’Hip-Hop italiano, una considerazione tanto amara quanto lapidaria: la mia posizione è di straniero nella mia nazione. La frase, sempre per ribadire la ricerca intellettuale dell’opera, è una citazione rivista di una frase che Garibaldi rivolse a Cavour (Io domando ai rappresentanti della Nazione se, come uomo, potrò mai stringere la mano a colui [Camillo Benso, conte di Cavour] che mi ha reso straniero in Italia)

Questo brano ben riassume quanto i Sangue Misto fossero calati nella propria cornice sociopolitica, invece che meri imitatori di un sound statunitense come è spesso capitato agli albori della scena (per esempio lo si nota nei Radical Stuff o nel primo Jovanotti).

Gli echi Raggamuffin, che pure avevano fatto parte del DNA dell’ Isola Posse All Stars, torna ne La Parola Chiave, dove fondamentale è l’apporto in dialetto di Gopher D. È la dimostrazione di come la band avesse superato l’Hip-Hop “hardcore” tanto da contaminarlo con altri generi, senza per questo perdere di vista il sound dell’opera.  Lo scratch domina Cani Sciolti, secondo un lessico spettacolare che ben contrasta con l’allucinazione dell’inno drogato di La Porra (Fumo la mia porra, zero trip trip trip / Fottono la testa di un guaglione con il bip bip bip / Io resto affezionato a un dado Knorr
Cartina, filtro, paglia, fumo uguale… ) e quello squattrinato di Manca Mone, il lato più colorato e divertente di un album che chiude con brani psicotici, depressi e angoscianti come Piglia Male e Fattanza Blu. Qui si può ascoltare una produzione che allunga e dilata i tempi fino a trasformare un beat in un lento spasmo soporifero. Frasi rabbiose come Inculare Ambra e Forza Italia o strofe depresse come Certe volte piglia male / È come l’acido di un trip che sale, sale / E mi accompagna giù / Al di là del blu, oltre la soglia dentro il nero / Dove fa brutto vero / Per un po’ starò via, non mi cercare / Andrea si è perso e non riesce più a tornare o ancora il distico E la notte dentro al letto mi rigiro / Quando prendo sonno tutto a un tratto non respiro da Piglia Male sono diapositive dall’inferno della mente. Fattanza Blu, praticamente una colla sonora con il Rap sommerso dai bassi ottundenti, è divisa da un momento strumentale che viene così descritto da Neffa: Non so per quale motivo decidemmo, in mezzo, di mettere questa suite, questo momento, appunto, in cui ti sale la fattanza. E facemmo due tracce chilum: “ragazzi c’ho un’idea, mettiamo il microfono proprio a così da terra. E poi ci stendiamo a terra con le teste che convergono verso il microfono”. Mi ricordo che spegnemmo le luci, dopo aver fumato questo chilum che doveva essere stato abbastanza tracotante. Ci facemmo tutto ‘sto pezzo a occhi chiusi, stesi per terra e sono venuti fuori dei versi che nel pezzo ci sono di qua e di là. Appena finita la traccia mi alzai di scatto per andare ad accedere la luce, tornai da una realtà che era almeno tre strati più lontana, perché mi alzai di scatto con ‘sta fattanza addosso e là mi dissi “che flash”.

Lo strumentale La Notte, piena di svisate Jazz, alleggerisce e schiarisce il clima nebbioso e depresso, ma è un finale amaro per un’opera dai contorni tragici, asfissianti, inquietanti e psicotici. Album epocale per l’Italia dell’Hip-Hop, SxM è un caso più unico che raro di una band italiana che riesce a scrivere, al primo tentativo, un manifesto generazionale destinato a influenzare un’intera generazione di rapper nel corso degli anni ’90.

Il documento dal vivo Live Padova (1995) è più un bootleg che altro, e il repertorio appartiene sono in parte a quello che i Sanguemisto hanno pubblicato. Dopo questo live i Sangue Misto scompaiono, anche se Neffa, Dj Gruff e Deda continueranno con carriere soliste e in altre formazioni, pronti a spargere il seme allucinato di SxM.


Discografia

SxM 1994 8,5
Live Padova 1995 6

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Isola Posse All Stars – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Isola Posse All Stars è una delle storiche crew della la scena Hip-Hop e Raggamuffin italiana, quella che più di tutte le altre ha il diritto di definirsi seminale.

Nasce alla fine degli anni 80 come espressione del centro sociale Isola Del Kantiere di Bologna,  ed è considerata giustamente ancora oggi una delle principali Posse italiane, anche se la sua vita in termini discografico-musicali ha lasciato ben poco materiale da tramandare ai posteri. Il successo dell’Isola Posse All Stars è dovuto soprattutto a un singolo di successo del mondo underground, intitolato Stop Al Panico, che fotografa efficacemente il clima di tensione della Bologna post strage del Pilastro, l’increscioso fatto di cronaca nera attribuito alla mano violenta della cosiddetta banda della Uno bianca. Proprio in questo periodo caratterizzato da un clima repressivo, molto teso dal punto di vista politico, alcuni dei centri sociali occupati della città vengono sgomberati dalle forze dell’ordine.

È proprio Stop Al Panico l’inno che cerca di trasformare questo momento di difficoltà e di sofferenza per il centro sociale Isola Del Kantiere in uno spunto artistico e musicale, da cui trarre uno dei singoli fondamentali del periodo per la scena Hip-Hop nostrana. Nel periodo degli sgomberi gli artisti che frequentavano le Hip-Hop jam dell’Isola si riuniscono sotto il nome collettivo di Isola Posse All Stars: insieme per opporsi a un’ingiusta misura nata per tranquillizzare la popolazione terrorizzata da criminali che la giustizia non riesce a individuare e catturare. Possiamo vedere citati nel nella formazione una delle figure che poi avrebbero dato grandi contributi alla scena italiana. Sin dal primo singolo è infatti presente Treble, poi fondatore dei Sud Sound System: è lui l’anima Ragamuffin del collettivo, una coloritura stilistica tanto evidente da rendere in futuro incompatibile la sua permanenza a fianco di altri rapper dell’Isola. Abbandonerà l’Isola per tornare in Salento e iniziare una lunga e prolifica carriera. Altro nome di spicco è quello di Gopher D, figura centrale del primo Hip-Hop cantato in italiano e molto attivo anche negli anni Zero con una carriera solista e con i Sud Sound System.

Quello che sembrava essere un gruppo estemporaneo, nato dall’esigenza di far sentire la propria voce in un preciso contesto sociopolitico, miracolosamente si ricompone nel 1991 per suonare in tutta la penisola. Perso Treble, ai membri della band si aggiungono Papa Ricky ma soprattutto Neffa e Dj Gruff. A questo punto gli appassionati di Hip-Hop potrebbero aver comprensibilmente intuito il principale motivo che porta ancora oggi a considerare l’Isola Posse All Stars uno snodo fondamentale per la musica “in rima” nostrana. L’ultimo tassello è la presenza, sin dal primo singolo, di Deda: è lui, insieme ai sopracitati Neffa e Dj Gruff, a trasformare questa seconda incarnazione dell’Isola in una versione preistorica dei Sanguemisto, la formazione che nel 1994 avrebbe visto proprio questi tre artisti scrivere una delle pagine fondamentali della musica italiana di quel decennio.

Quindi gli Isola Posse All Stars riuniti riescono a registrare un secondo singolo, Passaparola, pubblicato solo nel 1992. In questo periodo ottengono una irripetuta visibilità a livello nazionale grazie al programma televisivo Avanzi, in onda su Rai3 e condotto da Simona Dandini: senza dubbio è il momento di maggiore esposizione del collettivo nella cultura di massa.

Quella che segue è una diaspora annunciata, una suddivisione in progetti differenti di quello che era di quel nucleo originario. Le vicende artistiche, sia come solisti che con varie formazioni, dei membri di questa superband ne fanno l’incubatrice più importante dell’Hip-Hop italiano.

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