Gli Artisti Del Millennio #69: STROKES

Formazione di New York innamorata dei giganti del rock, in primis i Velvet Underground, ma con uno spiccato gusto melodico. Salutati come la nuova speranza della musica chitarristica, hanno tenuto a battesimo un decennio retromaniaco e revivalistico che ha visto anche il ritorno del garage-rock.

Is This It (’01) ha il ritmo ossessivo dei Velvet Underground, l’energia del garage-rock e del punk, la lascivia dei Rolling Stones. Poco di davvero nuovo, se non proprio l’estetica tutta millennials del ripescaggio, la rievocazione e la citazione, in una classicizzazione del rock di 60s e 70s. L’hype è altissimo, il metascore supera quota 90 e l’album diventa lodato per le due chitarre che si sfidano lungo brani veloci, semplici, graffianti. Per Gary Mullholand dell’Observer è un “world changing moment” il cui impatto non può essere sopravvalutato. Certo è che band come Libertines e Arctic Monkeys devono più di qualcosa a questo sound e a quest’estetica. #199 sulla “500 Greatest Albums of All Time” di Rolling Stones; per NME è il migliore album del decennio; incluso nel famoso libro “1001 Albums You Must Hear Before You Die”. Vende 2.5 milioni di copie, con platino in Usa e doppio platino in Uk. Room On Fire (’03) ripete la formula, sfondando con il singolo “Reptilia”, immarcescibile riempipista delle amate-odiate rockoteche. L’azzardo in altri generi è spesso imbarazzante, come nel reggae di “Automatic Stop”. Anche il pubblico si mostra più tiepido: “solo” 1 milione di copie, metascore crollato a 77. First Impressions Of Earth (’06) si muove su territori analoghi, con rinforzi ai limiti dell’heavy-metal e qualche ambizione compositiva in più. L’album è sorretto soprattutto dai ritmi, poco dalle melodie, e sembra segnare la fine della band, con tanto di esordio solista del cantante Julian Casablancas. Angles (’11) dimostra che i 5 anni di pausa sono serviti a poco e che il tanto atteso rinnovamento è mancato, impressione valida anche per Comedown Machine (’12), pubblicato senza promozione. In attesa del nuovo album dal ’16.

Tutti d’accordo nell’applaudire l’esordio: pubblico, critica, appassionati, carta stampata, webzine. Su Rate Your Music è al #177 dei migliori album di sempre. e al #21 nel decennio 00s. Poi le vendite si frazionano e dai milioni di copie si passa a poche decine di migliaia. La critica perde l’entusiasmo dopo l’esordio, facendone un caso peculiare: metascore una volta nell’ambitissima novantina e tutti gli altri mai sopra il 77.

⭐⭐

Gli Altri Artisti Del Millennio:

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Sempre guardato con molto sospetto all’entusiasmo con cui la critica ha salutato l’esordio. Mi stupisce quindi (in negativo) che nel nuovo libro di Guglielmi & Cilía sia citato fra i migliori 200 album Rock di sempre.
    Sembra quasi che certa critica si dimentichi che nel 2001 erano usciti, che so, “The Cold Vein”, o “Amsterdam”, o “The Tired Sounds of Stars on the Lid”. O “Lateralus”, o “Anima (Delay)”. Eccetera.
    Leggo su Ondarock “L’idea è semplice: melodie semplici e chitarre distorte”. Ok, ma, lasciatemelo dire, “Psychocandy” era TUTTA un’altra cosa

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  2. ornitorinconano ha detto:

    Credo che l’entusiasmo fosse tutto di un momento storico in cui ritrovare un sound conosciuto era rassicurante. A vent’anni (quasi) di distanza però ha perso qualche punto un album come quello degli Strokes. Mi procurerò il libro però, Guglielmi e Cilia sono un po’ distanti da certe mie opinioni ma sono spesso illuminanti.

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  3. Marco ha detto:

    Se posso permettermi di dare la mia opinione sul libro in questione:

    complessivamente è interessante, anche perché oltre ai soliti super-classici segnala un discreto numero di Perle che a mio avviso non moltissimi critici avrebbero saputo citare, ad esempio: Spleen and Ideal, Stormcock, United States of America, Walk Among Us, Dancing to Restore an Eclipsed Moon, Yeti, Future Days, W.C.P.A.E.Band Part One, Mirrored, Don Caballero 2, Crazy Rhytms, The Ascension, Frances the Mute, Vincebus Eruptum, Treasure. Eccetera.

    Dall’altro lato mancano certi titoli che una buona fascia della critica – pur di settori diversi, sicuramente – avrebbe inserito ad occhi chiusi in un elenco di 1000 album – e non certo fra le ultime posizioni – come ad esempio: Days of Wine and Roses, (Klaus Shulze’s) X, Hot Animal Machine, Surfer Rosa, Filth, New Picnic Time, Incunambula, Meet the Residents, Music for Airports, Atomizer, Cosmic Interceptions, Entroducing DJ Shadow, Fear of a Black Planet, Lullaby Land, Slow Deep and Hard. Eccetera.

    Tra gli scivoloni più grandi del libro che credo, ci siano. L’inserimento nella “Top 200 di sempre” di Rubber Soul, Whatever People Say I Am, This is It, Black Messiah, Imperial Bedroom (eccetera). L’inserimento “solo” nella “Top 300 dopo i 200” di Freak Out!, Songs of L.C., Are You Experienced (eccetera). Infine l’inserimento solo nella lista dei “500 consigliati” di Music in a Doll’s House, The Marble Index, The River, Tommy (eccetera).

    Quindi un libro degno di attenzione e rispetto, ma a mio avviso con qualche nota stonata – dove qualche è un po’ un eufemismo. Anche perché credo che certi artisti siano decisamente sovrarappresentati – tipo Beatles e Dylan, di cui si contano tipo 6 dischi ciascuno – ed altri sottorappresentati – tipo Sonic Youth e Fugazi, di cui si conta un (!) album ciascuno, ma che non sarebbe fuori luogo vederne tre ciascuno.

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  4. ornitorinconano ha detto:

    Purtroppo i grandi elenchi sono sempre così, a volte si finisce per notare le cose che non concordano con le nostre opinioni. Però a volte per me è un grande stimolo leggere proprio degli album che non inserirei mai, come Black Messiah, che periodicamente riascolto in cerca della grandezza che tanti gli attribuiscono. Mi interessa più una bella scheda su quell’album che leggere nuove analisi su tanti capolavori conclamati. In generale quindi leggo questi libri elencativi prendendone il buono, dando per scontato che non sarò mai d’accordo né sui nomi, né sul posizionamento.

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  5. Marco ha detto:

    Evidentemente sei un buon esempio di apertura mentale. E questo ti fa senz’altro onore

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