Gli Artisti Del Millennio #59: M.I.A.

Mathangi “Maya” Arulpragasam, rapper bianca di origini tamil e nata in Sri Lanka, vive a Londra e rappresenta il modello della musicista che vive a metà fra mainstream e alternative, alimentandosi di proclami politici, sociali e filosofici. Si fa conoscere come musicista, regista, designer ma è MySpace che la porta al successo. Ha suonato un multiforme amalgama di electro, reggae, hip-hop, grime e folk con frequenti spunti etnici. Nominata agli Oscar, Grammy e Mercury Prize nonché una degli artisti del decennio per Rolling Stone, una delle persone più influenti del ’09 per il Time e addirittura del 21esimo secolo secondo Esquire. Cavaliere dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico dal 2019.

Il multiforme esordio Arular (’05) è uno degli album cardine dell’hip-hop inglese: ha la dirompente tentacolarità della megalopoli britannica, un incrocio di tradizioni e culture che suona caotico e futuristico, minimale e chiassoso. “Pull Up The People”, “Bucky Done Gun”, “Amazon”, “Galang” e il singolo grime “Sunshowers” la trasformano nel nome da seguire nell’uk-hip-hop più intellettuale. Con Kala (’07) imbeve tutto nella musica asiatica, trasformandosi in un’aggressiva portavoce della cultura multipla dell’Europa post-globalizzata. Il singolo “Paper Planes” è solo la punta dell’iceberg, tassello celebrato di un puzzle di stili, tradizioni, idee. Maya (’10) integra anche l’industrial, continuando a spingere su temi politici e e mantenendosi fra sistema e anti-sistema, ma assorda più di quanto stupisce. Matangi (’13) è legato a tematiche religiose ed è decisamente più pop. Per il quinto AIM (’16) parla di confini e profughi, ma continua a non replicare il creativo equilibrio che aveva raggiunto nei primi album.

L’entusiasmo del primo periodo, certificato dal rilievo assicurato in premiazioni e classifiche, porta anche a metascore notevoli (88 e 87) per i primi album. In seguito la rapper-popstar anti-sistema sembra generalmente discontinua, senza più quella capacità di sintesi di un tempo. Cambiata l’epoca e il contesto socio-culturale, il suo stile multiforme finisce per apparire sempre più sconclusionato. Su Rate Your Music la spunta davvero solo Kala, #2.236 della classifica dei migliori album di sempre.

⭐⭐⭐

Gli Altri Artisti Del Millennio:

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Scusa se non c’entra un tubo con la pagina Nano, ma ho recentemente comprato Frizzle Fry e Pork Soda (Primus) e mi chiedo se è il caso di comprare anche Sea of Cheese; non ho ascoltato nulla di tutto ciò, mi incuriosì il giudizio favorevole della critica seria nei confronti di questo trio.
    Inoltre ti chiedo un parere su “come metteresti in ordine” questi album e… perché – visto che per certa critica il capolavoro è sicuramente Fry, per altra sicuramente Cheese e per altra sicuramente Soda. Grazie in anticipo e scusa per il “fuori tema”

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  2. ornitorinconano ha detto:

    Cosa mi hai ricordato, ricordo che circa 5 anni fa ebbi il mio “periodo” Primus, dove esplorai la discografia. Ti dico la mia sui tre album. L’esordio Frizzle Fry è uno dei grandi capolavori metal degli anni ’90, nonché uno dei più grandi album rock del periodo. Difficile fare di meglio, e alla fine io lo reputo superiore anche al loro resto, che comunque è di ottimo livello.Sailing The Seas Of Cheese (1991) è un’opera leggermente più pacata, ma comunque grandiosamente creativa ed in buona parte differente dall’esordio. Puntando maggiormente su brani brevi, è spesso caratterizzata da composizioni sarcastiche, assurde e strampalate, meno esplosive rispetto a quelle di Frizzle Fry, che fanno più economia dei colpi di scena. Sailing The Seas Of Cheese non ha l’effetto sconvolgente di Frizzle Fry e conta qualche passaggio minore in più, ma rimane comunque un’opera visionaria, ironica, sperimentale, accattivante e sostanzialmente orientata a proseguire la ricerca sonora della band.Pork Soda (1993) indovina il terzo album di seguito e fa tesoro delle avventure degli album precedenti. Gli elementi caratterizzanti rimangono i soliti: virtuosismi, sperimentazione timbrica, spirito freak, strutture spesso Funk/Metal, testi assurdi. La questione è che ormai le variazioni stilistiche, le avventurose divagazioni, le ricercate sperimentazioni timbriche ed armoniche sono tali che la band non suona più uno stile definito. Non resta che identificarli quindi con il metodo, più che con i risultati finali: proprio in questo diventa chiaro il loro legame con Zappa, Pere Ubu e Butthole Surfers, una questione di approccio e non di similarità di risultati. Non a caso, sono tre esempi di discografie estremamente eterogenee, proprio come per i Primus. Pork Soda è un’opera complessa, che coniuga brani brevi con sperimentazioni ardite, meno torrenziali rispetto a Frizzle Fry e più cerebrali rispetto a Sailing, ampliando ancora di più lo spettro stilistcio della band. I Primus non riescono ad indovinare il brano esteso, troppo vicino a quanto già fatto da loro stessi, ed hanno perso in irriverenza e spirito freak qualcosa, ma sono dei virtuosi che con precisione chirurgica costruiscono meccanismi sonori stravaganti ed assurdi, anche se meno divertenti che in passato.

    Frizzle Fry è secondo me quello irrinunciabile, difficile scegliere il “secondo” e “terzo”, ma costretto a farlo direi prima Sea Of Cheese e poi Pork Soda. 🙂

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  3. Marco ha detto:

    Grande, completa ed esaustiva risposta (ma da te non mi aspettavo nulla di meno). Mi hai convinto tanto che senza ascoltare proprio nulla domani correrò a comprare Seas of Chease – a quanto ho capito, saranno €3.90 spesi bene. Grazie ancora per la gentile, e appassionata, risposta

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