Gli Artisti Del Millennio #58: CARIBOU

Il canadese Dan Snaith, attivo come Caribou, Manitoba e Daphni, unisce la manipolazione dell’elettronica alle giostre scintillanti della neo-psichedelia, il sognante amalgama dream-pop e spunti vari che attingono tanto da classica, house e hip-hop. Assimilabile a Boards Of Canada, Telefon Tel Aviv e Four Tet, nel tempo ha continuato ad evolversi, rimanendo peculiarmente imprevedibile ma sempre meno indimenticabile.

Come Manitoba, moniker poi scartato per motivi legali, pubblica prima Start Breaking My Heart (’01) e quindi Up In Flames (’03), con il secondo che provoca vivo interesse nella critica: metascore a 88 e #106 negli album del decennio Pitchfork. L’esordio è un incrocio fra frenesia elettronica e malinconia di jazz, folk e rock, in un equilibrio degno dei Telefon Tel Aviv. Il secondo è un ancora più elaborato assemblaggio di elettronica, imbevuto di una nostalgia per il passato tipica del periodo: è uno dei album dell’anno. Cambiato il nome in Caribou, pubblica The Milk Of Human Kindness (’05), un piccolo capolavoro elettro-psichedelico, eccezionale in “Yeti” e “A Final Warning”. Nel velocissimo e colorato ottovolante sonoro, che tributa spesso i Neu, grande importanza rivestono i ritmi ed i contrasti fra questi e il resto dell’arrangiamento; “Pelican Harrows” costruisce persino un carillon malinconico su un ritmo da Bronx. Andorra (’07) inietta forti dosi di pop psichedelico dei 60s, puntando molto più sul cantato. Tre i momenti maggiori: “Desiree”, basso subsonico, flauti bucolici e canto fiabesco; “Sundialing”, meditazione e Neu; “Niobe”, 9 minuti, splendido spettro di una canzone techno e suo personale apice creativo. Swim (’10) punta invece al ballabile da discoteca, ma solo “Jamelia”, soul coloratissimo, è all’altezza del passato. La carriera sembra essersi chiusa con l’album deep-house Our Love (’14), il più monotono della carriera.

5 volte oltre gli 80 su Metacritic, con tanto di 88 a Up In Flames: è un consenso duraturo, poco condiviso da Rate Your Music. Nonostante gli entusiasmi sparsi in rete, il pubblico rimane ristretto e solo i più onnivori possono apprezzarne le varie mutazioni stilistiche. Fa parte di quei casi in cui a parlarne è soprattutto un pubblico di musicofili, spesso provenienti dal rock.

⭐⭐⭐

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