Gli Artisti Del Millennio #57: SLEATER-KINNEY

Ultima propaggine delle riot-grrrl dei 90s, movimento di cui sono reduci le due fondatrici, sono una band femminista e sinistrorsa. In un mondo rock in pieno post-grunge, fungono da prospettiva alternativa al machismo ritrito e al trionfo della forma consolidata sul messaggio sociale e politico. Attive continuamente dal ’94 al 2005, ritornano per il giubilo della critica nel ’14.

Hanno pubblicato un settetto di album nel loro primo periodo di attività, partendo dal rabbioso, urlato, nevrotico garage-rock di Sleater-Kinney (’95), il quale forma con Call The Doctor (’96) l’ideale inizio della loro carriera: con un sound post-grunge, distorto ed emotivo, inanellano brani veloci e abrasivi, per un totale di neanche un’ora di musica. Più che per la parte strumentale, gestita con pressappochismo punk, sono eccellenti gli esempi di vibrante emotività, espulsa dal corpo con dolorose urla e lamenti, in un disorientante e travolgente esempio di rock femminile. Questi inni diventano appena più composti su Dig Me Out (’97) e The Hot Rock (’99), gli album della maturità, in cui l’energia viene incanalata in composizioni più elaborate, pur conservando un’attitudine sgraziata, ruvida, cruda. Iniziano il millennio con All Hands On The Bad One (’00), album fin troppo seduto, che cerca di trasformarle in una rock band al femminile in cui i ruggiti riot sono un ricordo. È un passeggero momento di flessione, con One Beat (’02) trovano la quadratura: assalti garage-punk-rock interpolati con prestiti dalla tradizione rock sia bianca sia nera. Scrivono così il perfezionamento dei primi due album, un movimentato monumento riot-grrrl ai tempi della morte del rock. Dopo il travolgente The Woods (’05), il loro contributo più distorto e psichedelico, oltre che il più emancipato dalla forma canzone, si prendono un decennio di pausa, animato dai progetti solisti. Tornano con No Cities To Love (’15), che suona se tributasserp se stesse e il passato del rock. The Center Won’t Hold (’19), a tratti fin troppo ruffiano e molle, corrobora l’impressione che abbiano perso la scintilla.

Ottimi metascore dal 2000 ad oggi, con sensazionale 94 al box-set Start Toogether (’14; contiene i primi 7 album) ed il ragguardevole 90 a No Cities To Love (’15). 4 album ben quotati su Rate Your Music, con The Woods al #658 degli album meglio votati. Pubblico affezionato ma circoscritto, con vendite molto modeste.

⭐⭐⭐

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