Gli Artisti Del Millennio #53: FLORENCE + THE MACHINE

Band inglese incentrata sull’ugola potente ed espressiva di Florence Welch, impegnata in un indie-pop-rock sofisticato ed emotivo, barocco e cameristico a seconda dei momenti. Formazione benvoluta dalla BBC, che ne foraggia il successo, e celeberrima in patria nel biennio ’09-’10, dove l’album d’esordio rimane in top40 per 65 settimane consecutive. Non è un fuoco di paglia: ottimi responsi di pubblico anche con i seguiti, tanto da farne una delle band più celebrate in Europa, con Florence splendida front-woman in un mondo musicale anche ampiamente maschio.

Docile e aggressiva, tradizionale e strampalata, la musica della band pesca dalla graffiante Siouxsie Sioux come da Kate Bush, da Grace Slick ma anche da Pj Harvey. La meraviglia è riuscire ad unire il trascinante con il poetico, come riescono in “Dog Days Are Over”, “Girl With One Eye” e “Drumming Song”, tutte presenti nell’esordio Lungs (’09), album sovrabbondante e confuso i cui eccessi kitsch negli arrangiamenti, nonché il bulimico pasticcio di generi, sono nobilitati dall’interpretazione vocale magnetica, acrobatica, poliedrica della Welch. Vende 3 milioni di copie, con 6 platini in Inghilterra. Ancora più pomposo e affollato, Ceremonials (’12), con il martellante singolo “Shake It Out” e la splendida Grace-Slick-iana “Lover To Lover”, riduce la varietà e aumenta la dose fino all’eccesso drammatico. Altre 2 milioni di copie vendute, ma il successo in patria si ridimensiona al doppio platino. Ritornano solo con How Big, How Blue, How Beautiful (’15), che ritrova umiltà e poesia, dosando meglio il dramma. Folk, blues e gospel sono il balsamo per gli eccessi del passato, qua ricondotti ad un kitsch tollerabile di cameristico e barocco, contrappunto all’esplosiva vocalità della Welch. High As Hope (’18) suona, nella discografia, persino dimesso: e se dietro agli eccessi ci fosse solo una band di chamber-pop, con una grande cantante? Così sembra, e questo è de facto un esordio solista.

Sfiora gli 80 punti su Metacritic l’esordio, poco peggio fanno i seguiti. A prevalere è il successo di pubblico, entusiasta di Lungs e di molti singoli dei primi anni, e progressivamente meno propenso all’acquisto per gli album successivi: 3 milioni di copie l’esordio, 150mila il quarto album; dagli 8 platini di “Dog Days Are Over” si arriva al modesto argento in patria di “Hunger”.

⭐⭐

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