Gli Artisti Del Millennio #20: SUFJAN STEVENS

Il più strabordante compositore del primo ventennio del secolo, multi-strumentista dall’inarrestabile creatività. Grande interprete tanto del folk intimista quanto delle sue derivazioni psichedeliche, cameristiche e barocche ma anche onnivoro musicista che gioca con l’elettronica e la classica. Numerosi peccatucci di prolissità nella vasta e varia discografia, discontinua ma anche piena di gemme, straripante di fantasia e di sentimenti. Richiede pazienza ma ripaga ampiamente.

Esordio folk e rock con A Sun Came (’99), per metà capolavoro e per metà trascurabile e dispersivo. All’uso naive di rumore e psichedelia aggiunge l’elettronica in Enjoy Your Rabbit (’01), un album molto dispersivo che risulterà datato per chi ha ascoltato gli Autechre ma sorprendente per chi poco bazzica certi lidi glitch e noise. Con Michigan (’03) scrive un elaborato compendio di folk-pop barocco, cameristico e jazzato, completato da “Seven Swans” (’04). Con Illinois (’05) mette a sistema la sua multiforme creatività: massimalista e minimalista, eccentrico e intimista, violento e dolcissimo. Poi esonda: pubblica la qualunque, comprese le canzoncine natalizie che consegnava a parenti e amici. Con Age Of The Adz (’11) e la multiforme, incoerente suite “Impossible Soul”, di 25 minuti, riassume un estro poco gestito ma fecondo, che si attarda a giocherellare con le composizioni ma dimostra anche un eclettismo raro. Commuove tutti quando ritorna con il Simon-&-Garfunkeliano Carrie & Lowell (’15), intitolato ai genitori, non proprio innovativo ma struggente, dolcissimo, malinconico. Riproposto anche in registrazioni dei live e in un video-film apposito, dall’atmosfera magica.

Giustamente celebrato dalla critica e dal pubblico, con un halo-effect che parte dai momenti di genio e contagia anche le opere minori. Tre volte nella novantina i suoi album su Metacritic: wow! Pubblico circoscritto ma affezionato, pronto a difenderlo e seguirlo nelle sue mutazioni imprevedibili. Vendite da artista di culto tranne per l’amatissimo Illinois, 500mila copie solo negli Usa.

★★★★☆

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Illinois a detta di molti critici uno dei capolavori degli anni zero, prima o poi lo affronterò. Simon-&-Garfunkeliano grande termine da proporre alla Crusca

    Piace a 1 persona

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