Gli Artisti Del Millennio #19: BON IVER

Justin Vernon è il Nick Drake del primo ventennio del secolo, minimale e malinconico, creativo e struggente. Gli sono bastati tre album per entrare nel mito, anche perché sono tre opere di grande cantautorato, simili nel loro essere un varco per accedere all’anima ma con un sorprendente twist stilistico che trasforma ogni nuova pubblicazione in una scoperta. La band estesa gli permette slanci cameristici, à-la Neutral Milk Hotel, mentre i synth stimolano avventure introspettive. Vernon usa questi elementi per estendere il suo vocabolario, trasformando le sue preghiere dimesse iniziali in sofisticate parabole emotive degli anni 10s.

For Emma, Forever Ago (’07) è il break-up album definitivo, un rosario di confessioni toccanti nella scia del lo-fi intimista novantiano. Non solo contiene brani che strappano il cuore, ma introduce anche una poetica semplice ed efficace, che procede per immagini. È scritto in severa solitudine, in un clima eremitico, mentre Bon Iver (’11) è un lavoro collettivo, imparentato con vari musicisti ma sempre figlio della poetica di Vernon. Qui l’emozione tracima negli arrangiamenti, propri di un cantautore più ambizioso. Per 22, A Million (’16) le armonie diventano aliene, i synth esaltano l’emotività dei brani e in alcuni frangenti si uniscono tradizionale e androide: è lui il nuovo re del cantautorato digitale, il cantore di un’umanità divisa fra intimismo e iper-condivisione, fra il sussurro e il megafono. La sua fusione di glitch, noise, sample e tradizione folk è un colpo di genio. I,I (’19) trova un compromesso fra gli album precedenti.

Grande entusiasmo della critica, che rivede in lui la tradizione cantautorale dei 70s, e interesse tangibile del pubblico, orfano di giganti lo-fi dei trapassati 90s: 2 Grammy, disco di platino e disco d’oro in Usa. Discreto successo anche in Australia. Vedremo se in futuro azzarderà ancora e se pubblico e critica continueranno ad avallare i continui cambi di stile.

★★★★☆

Gli Altri Artisti Del Millennio:

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