Brand New – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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New York è la città natale dei Bran New, band nata nel 2000 che rappresenta quella parte del mondo Emo che non si è mai piegata alle esigenze commerciali. Nata dalle ceneri dei The Rooki Lot, i Brand New esordiscono nel 2001 con Your Favorite Weapon, apparentemente destinati a rimanere una delle tante formazioni che parlano dei tormenti emotivi dell’adolescenza a suon di Pop-Punk tradizionale. Deja Entendu (2003) stravolge però questo destino, trasformando il loro Emo in un amalgama di Rock in senso ampio, che usa il Pop-Punk come una delle tante armi a disposizione. Questa volta la tensione drammatica emerge con intensità da una brano lungo e articolato come Okay I Believe You But My Tommy Gun Don’t, una piccola suite di Pop-Punk aperto a molteplici influenze. Oppure sprizza da Jaws Theme Swimming, nonostante gli spunti Funk, mentre travolge i timpani nella catastrofe emotiva di Guernica. O ancora ben si cristallizza nel lento incedere di Me Vs. Maradona Vs. Elvis, tutta fendenti di chitarra e cori cantati col cuore in mano, dolcemente disperati. Chiudono due brani estesi: Good To Know That If I Ever Need Attention (7 min.), grandioso tour-de-force delle chitarre, e l’acustica Play Crack The Sky. La giovane band di adolescenti frustrati è diventata una Rock band conscia delle proprie armi, capace di rileggere la tradizione del Punk emotivo.

La consacrazione arriva con il tormentato The Devil And God Are Raging Inside Me (2006), ormai lontano dal Pop-Punk degli esordi e intriso di spunti Post-Punk e Post-Hardcore. L’opera mostra una nuova maturità compositiva, con brani elaborati, spesso divisi in sezioni e con spunti narrativi creativi. Il dolore che imbeve i brani è meno legato ai cliché adolescenziali, configurandosi piuttosto come un tour de force depressivo, intimista e schizofrenico. Per quanto siano notevoli brani come Sowing Season, Handcuffs e Jesus Christ, inevitabilmente questo rimarrà nella storia come l’album di Limousine, non solo il loro capolavoro ma uno dei brani maggiori del periodo. Sono quasi 8 minuti di tragedia, una straziante storia (vera) di Katie Flynn, uccisa nella sua limousine durante un grave incidente stradale causato da un ubriaco contromano. Il crescendo che vede ripetere lo stesso frammento 7 volte, una per ogni anno della giovanissima vittima, è un lento, efficace climax  emotivo che esplode in una coda strumentale dal sapore ultraterreno, un magma distorto come le lamiere delle auto.

La sfida di Daisy (2009) è quasi impossibile: chiedere a una dozzinale band Pop-Punk di continuare una incredibile evoluzione stilistica col ritmo forsennato che ha portato in tre album a scrivere uno dei capolavori del Rock del periodo, la grandiosa Limousine, è forse troppo. Invece di proseguire con il raffinamento del sound, sempre più articolato, la band opta per il sanguigno sound di un Post-Core assordante (Vices, Gasoline, Sink, Bought A Bride, In A Jar) alternandolo a momenti più sperimentali (You Stole, Be Gone, Daisy) e più pacati passaggi intimisti dal sapore semi-acustico. La lunga Noro, 6 minuti e mezzo, sferraglia fino per 5 minuti, chiudendo con i suoni formicolanti e distorti di un vecchio vinile canoro. Ormai svezzati al lato più artistico e creativo del Punk, i Brand New cercano con Daisy di evitare il vicolo cieco di un massimalismo incombente, ritrovando nei volumi imponenti e nelle distorsioni l’urgenza emotiva.

Esclusi alcuni demo trapelati nel 2006, circolanti in modo illegale per anni e canonizzati con Leaked Demos 2006 (2015) bisogna aspettare il 2017 per risentire parlare di un nuovo album dei Brand New. Science Fiction è un annunciato successo, forse il primo album che vede la band accolta con entusiasmo tanto dal pubblico quanto dalla critica. Per la prima volta arrivano anche al primo posto su Billboard. Quello che suona come un punto di arrivo e un ideale finale di una carriera vivace e in continua mutazione è un album fra i più creativi, toccanti e ricercati del Rock di fine anni ’10. La trenodia Post-Punk di Lit Me Up fa sembrare gioviali i Joy Division, col suo clima crepuscolare e desolante, di grande atmosfera. Più nella tradizione del Rock adulto le successive Can’t Get It Out e Waste, con l’acustica Could Never Be Heaven a richiamare Simon e Garfunkel. Il modo in cui scardinano la tradizione in Same Logic/Teeth richiama, in una versione meno violenta, le pratiche deformanti dei Polvo. Gli acustici Alice In Chains compaiono come fantasmi in 137 e nella lunga, notturna, sofferta In The Water; il grande vecchio Neil Young ispira le chitarre tormentate di Out Of Mana; i Calexico paiono ispirare Desert e gli ZZ Top il boogie dinamitardo di 451. Un viaggio nel Rock, più o meno alternativo, che si chiude con la lunga Batter Up (8 min. e mezzo), sognante viaggio di desolazione psichedelica. Sembra l’ideale biglietto d’addio di una band che ha stravolto ogni aspettativa.


Discografia

Your Favorite Weapon 2001 6
Deja Entendu 2003 7,5
The Devil And God Are Raging Inside Me 2006 8,5
Daisy 2009 7,5
Science Fiction 2017 7,5

 

 

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