US Girls – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Meghan Remy cresce in Illinois insieme alla madre seguendo una formazione cattolica. Fa della musica il suo hobby dai primi anni ’00, iniziando a comporre in solitaria nel 2008.

Il primo album, Introducing… (2008) è un lo-fi assordante e cacofonico che giocherella con le possibilità sonore delle distorsioni e dei riverberi, principalmente. Sembra di ascoltare un malsano cantautorato, un confessionale infetto, un incubo mentale che avvelena l’aria. Quest’opera naive, simile a quella che registrerebbe un bambino finalmente libero di provare tutti i trucchi di uno studio di registrazione, anticipa la similare Go Grey (2010), altro estremismo lo-fi e Noise. Cambia la musica con il terzo U.S. Girls On Kraak (2011), che contiene delle vere canzoni, per quanto a bassa fedeltà e inframezzate alle solite cacofonie senza capo né coda. L’ipnotica Island Song è il primo brano da ricordare della carriera, un boogie malaticcio che sterza verso un inno sentimentale al centro, sorprendentemente. Il passo meccanico di The Boys Is Mine, l’altro brano da ricordare, consegna una dedica romantica dai toni ossessivi. L’impressione è che il resto serva a gridare “faccio musica sperimentale”, tranne la conclusione Country con Peotone, che sembra più che altro uno scherzo.

Molto lentamente le opere della Remy stanno giungendo alla maturità, e GEM (2012) ben lo dimostra. Cacofonia e forma canzone si uniscono usando la psichedelia, come dimostra Another Color. Il brano principe questa volta è Rosemary, lugubre nelle sue lunghe melodie inquietanti, che ricordano Nico. North On 45 destruttura un brano Pop, rendendolo informe. Siamo ancora in una fase esplorativa, non c’è dubbio, ma quantomeno questa esplorazione inizia a mostrare risultati che non siano meri esercizi di stile. Finalmente, con Half Free (2015) si ascoltano dei brani meno improvvisati. Una ubriaca Sororal Feelings anticipa la ballabile (!) Damn That Valley e la soffusa musica d’atmosfera di Window Shades, un motivetto degno di una serata di classe ed eleganza dal retrogusto tropicale. Il rumore di un tempo è stato convertito in un noir ansiogeno come New Age Thriller, perfetta per un film di Lynch insieme a Red Comes In Many Shapes. La conclusione con Woman Work (7 min.) usa un battito trascinante per un altro psicodramma dai sovratoni robotico-futuristici: è un colpo di classe che incorona un album sorprendente, di grandiosa atmosfera. Oscuro, notturno, misterioso e sensuale, Half Free è il tardivo lavoro della maturità della Remy.

In A Poem Unlimited (2018) la fa conoscere presso un pubblico più ampio, merito della label 4AD. Rispetto agli esordi siamo su un pianeta differente, dove le asperità sperimentali sono di contorno ai brani, semplici canzoni dall’animo “alternativo”.

Che sia il comico effetto distorto di Velvet 4 Sale o il Blue grottesco nella sua cacofonia di Rage Of Plastics, questa volta l’estetica è quella di una proposta sbilenca, che dissacra i classici R’n’B e Rock. L’eleganza ballabile di una Rosebud, comunque incline al lo-fi, dimostra che quello scoperto in Half Free è un sound a cui la Remy non vuole rinunciare, e le varie Poem e Time, quest’ultima deliziosamente retrò e nel suo sviluppo liberamente rumorosa, lo dimostrano.


Discografia

Introducing 2007 5
Go Grey 2010 5
US Girls On Kraak 2011 5,5
GEM 2012 6
Half Free 2015 8
In A Poem Unlimited 2018 7
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