Kesha – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

 

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Kesha su Spotify

Kesha Rose Sebert, conosciuta semplicemente come Ke$ha, è una cantante, cantautrice, attrice e rapper statunitense. Nasce a Los Angele,s in California, da una madre che è cantante a sua volta, di musica Country, e che la cresce senza l’aiuto di un padre. Soffre durante l’infanzia dei numerosi problemi finanziari della famiglia, che si trova costretta a dover sfruttare le poche misure a sostegno dei meno abbienti.

Quando cresce Kesha conosce il mondo dello spettacolo proprio attraverso la madre , che la coinvolge nella sua vita artistica. Scherzosamente inizia a considerare come suo vero padre Mick Jagger dei Rolling Stones: è il primo sintomo di una fascinazione per il mondo del Rock classico che riuscirà a mantenere ben celata nella prima parte della sua carriera. Quando la madre nel 1991 si trasferisce a Nashville, in Tennessee, una delle città cardine della scena Country, Kesha inizia a mostrare del talento come cantante, tanto che il suo futuro inizia a delinearsi. Anche durante la scuola la passione per la musica ha modo di manifestarsi chiaramente: suona alcuni strumenti nella band d’istituto. Quando Kesha deve iniziare a frequentare seriamente il college, alla prestigiosa Columbia University, decide invece di diventare una musicista a tempo pieno. Una scelta che avviene da giovanissima, e che la costringe a rischiare i soprusi di un’industria, quella musicale, che notoriamente non è delicata con le ragazzine con sogni di gloria. Proprio la sua realtà di giovane donna in un mondo di squali affamati, per la maggior parte maschi, diventerà un elemento centrale della seconda parte della carriera e, a detta di Kesha, la causa principale del suo lungo allontanamento dallo stardom fra il 2012 e il 2017.

Doctor Luke insieme a Max Martin riescono a convincere Kesha a intraprendere la carriera musicale a Los Angeles. Nel 2005, quando ha appena 18 anni, Kesha va sotto contratto proprio della label di Doctor Luke, la Kemosabe Entertainment. La nostra fa il suo piccolo esordio discografico nel mondo delle superstar come seconda voce in un singolo di Paris Hilton, la ricca ereditiera che ha tentato tra le altre cose anche una carriera musicale. Mentre si faceva strada nel mondo della musica radiofonica che conta Kesha continua a fare la cameriera, rimanendo a contatto con quell’humus sociale che attraverserà poi, di lì a breve, i suoi brani. Quando compare nel video del singolo di Katy Perry, sua grande amica, intitolato maliziosamente I Kissed A Girl sembra che ormai il dado sia tratto.

Sempre nel 2008 canta anche in singolo di Britney Spears Leace And Leather.

Il suo mentore Doctor Luke spinge sempre di più una  Kesha giovanissima ma fortemente intenzionata a fare successo, così nel 2009 il brano di Florida, Right Round, diventa la prima numero uno a cui partecipa la nostra.

L’approdo alla RCA Records le permette di mettere a frutto il lavoro nei precedenti 6 anni, durante i quali ha scritto qualcosa come 200 canzoni. È proprio Doctor Luke a produrre l’album assieme ad alcuni colleghi. Si tratta fondamentalmente di Electro-Pop mischiato a Pop e Rock, l’energia kitsch di Pink fusa con il sound scherzoso, gioviale e coloratissimo di band come gli Aqua. In alternativa si può immaginare di descrivere il suono di Kesha come la versione Pop-Rock dei Black Eyed Peas. L’album di debutto , Animal (2010), utilizza massicciamente anche l’autotune e il vocoder, flirta volentieri con il Rap e ammicca al dancefloor appena può.

Dei quattro singoli dell’album il primo è l’incredibile successo Tik Tok, distribuita digitalmente sin dall’agosto del 2009. È la celebrazione della vita garbage-chic, un’alternativa al glamour di molte colleghe. Il suo sillabare ossessivo e molto caratteristico contribuisce a far arrivare la canzone al primo posto in 11 Nazioni differenti e nella Top Ten in numerose altre. A livello di vendite i dati sono ancora più clamorosi: negli Stati Uniti registrano addirittura 6,8 milioni di copie vendute, poi due milioni e mezzo in Sud Corea, 835.000 in Regno Unito, 560.000 in Canada, 450.000 in Germania, 350.000 in Australia, 250.000 in Giappone e 150.000 in Francia.

L’esaltante dance pop di Your love Is My Drug forma con la già citata Tik Tok un 1-2 da KO tecnico. Il singolo più sorprendente, anche se decisamente meno di successo, è Take It Off, con “sole” due milioni di copie vendute negli Stati Uniti. Guidata da una melodia che richiama da vicino Streets of Cairo, una melodia tradizionale americana, è il brano più ipnotico.

Pink andrebbe invece estremamente fiera di un inno Dance-Rock come Party At A Rich Dude’s House, mentre Gwen Stefani pagherebbe oro per una Dinosaur nel suo repertorio, ma c’è fin troppa Lady Gaga in Dancing with Tears in My Eyes. In qualsiasi caso quello di Kesha è un successo anche in termini di vendite come album: raggiunge il platino negli Stati Uniti, il doppio platino in Canada e Australia e colleziona premi anche in mercati importanti come Regno Unito, Giappone e Germania.

Il secondo album di Kesha, Warrior, viene pubblicato solo nel 2012 e propone un mix di Electro-Pop, Pop-Rock e Hip-Hop. La squadra è la stessa che ha vinto l’ultima volta ma con delle aggiunte aggiunte, con alcune comparsate di spicco provenienti dal mondo del Rock. L’ospite più incredibile è sicuramente Iggy Pop, uno dei padri fondatori del Punk. il singolo spacca classifiche questa volta si chiama Die Young, scritta insieme a Nate Ruess dei fun.. A livello stilistico fonde l’energia del Rock al dancefloor, con l’attenzione tutta a conquistarsi un pubblico che vuole ballare ma che ascolta volentieri all’interno delle sue playlist su YouTube anche classici del Rock.

Ma le batterie sembrano complessivamente molto più scariche. La produzione è decisamente più aggressiva, fiera di chitarre e batterie. Quando arriva il numero con il succitato Iggy Pop, Dirty Love, è più un esercizio di stile che un nuovo modo di fare Rock. La ballata degna degli anni 90 intitolata Wonderland sembra provenire da una ragazza esuberante precocemente invecchiata. Il pregio principale di Kesha era di essere estremamente più divertenti della maggior parte delle altre popstar, tutte intente alle pose ammiccanti e alle allusioni sessuali, quando non a ingrossare il proprio ego in modo esponenziali con inni di self-empowerment. Il problema di questo secondo album è che questa leggerezza e freschezza sembra essersi perduta in brevissimo tempo. Il fatto che l’opera si chiuda con un brano come Love Into The Light, con arrangiamenti pomposi e bombastici ben sintetizza la normalizzazione deleteria a cui Kesha è andata in contro nel giro di appena un paio di anni.

La persona dietro l’artista entra in crisi completamente dopo la pubblicazione del secondo album, tanto è vero che nel 2014 Kesha è in Illinois, in un centro che cura le persone con un disordine alimentare. È considerata una paziente a rischio suicidio. In questo periodo difficile accusa Dottor Luke di aver abusato sessualmente, fisicamente ed emozionalmente di lei. Il terzo album, Rainbow (2017), è pervaso dalle influenze classiche del Rock che già avevano sfiorato il secondo album, Warrior. L’autrice dice di essere ispirata oltre che dai Beatles, dai Rolling Stones, i Beach Boys e James Brown. Stilisticamente è un album molto più variegato rispetto a quelli precedenti, che cerca di mettere assieme il lato più introspettivo ed emotivo appena accennato fino adesso con quello più tipicamente edonista. È un ottovolante emotivo, un’opera piena di spunti contraddittori ed eterogenei. Sembra che Kesha sia diventata adulta e che della ragazzina spensierata degli esordi non sia rimasto praticamente niente: ora ogni party sfrenato è controbilanciato da una malinconia, una nostalgia o una delusione.

Negli Stati Uniti l’album vende più di 500.000 copie. Un risultato commerciale molto più tiepido che, visti i contenuti dell’album, questo è più che comprensibile. A dimostrazione che tutto è cambiato, l’album si apre con la ballata Country Rock Bastards, che esplode poi in un finale orchestrale. Il Rock’n’Roll di Let ‘Em Talk l’avventura multistilistica, prossima stazione il Soul-Pop di Woman.

Generalmente l’album non si affida molto più spesso alla voce di Kesha, mai così espressiva e accorata, come si può ascoltare bene anche nella title-track Rainbow. Il Country ballabile diviso fra passato e presente di Hunt You Down potrebbe essere un realistico futuro per Kesha, la strada per conquistare un pubblico di trenta e quarantenni che guarda The Ranch su Netflix. Boogie Feet è una collaborazione con gli Eagles Of Death Metal finalmente una spassosa mistura di Elettronica, Rock e Pop. C’è perfino la cover di Dolly Parton Old Flames (Can’t Hold a Candle to You), un classico di  Pebe Sebert e Hugh Moffatt.

L’impressione è che sia il primo album che parli davvero di Kesha e non sia solo un agglomerato senza capo né coda di party-music. Questa volta è davvero un album e anche se non è un capolavoro è un viaggio musicale che mantiene alto l’interesse dall’inizio alla fine. Divisa fra passato e presente, fra pensiero e movimento, fra ballo e riflessione Kesha si scopre autrice e interprete adulta, fungendo da contraltare meno pomposo e sontuoso della più concettuale Beyoncé.


Discografia

Animal 2010 6,5
Warrior 2012 5,5
Rainbow 2017 7
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