Sanremo 2018: Considerazioni Finali

Di Sanremo minuto-per-minuto abbiamo già parlato molto. Avete sentito la mia sulla prima, la seconda, la terza e la quarta serata. Come ultimo articolo sul Sanremo 2018 vorrei proporvi qualche cosa di un po’ diverso dal riassunto della puntata dall’inizio alla fine, per fare una riflessione un po’ più ampia su Sanremo e su quello che è diventato per me. Per alleggerirla inserirò immagini riguardanti l’ultima puntata.

Sanremo Non Inizia.gif

Alle 20:15 l’attesa per la finale si fa insopportabile

Io mi diverto molto, e mi diverto con voi, ogni anno a scrivere e a criticare, a infamare Sanremo e i suoi partecipanti senza esclusione di colpi. È una sorta di sfogo per 360 giorni in cui ogni frase che scrivo cerco di soppesarla, ogni giudizio di calibrarlo. Non dico di riuscirci, ma posso dire con certezza di provarci. E i cinque giorni di Sanremo sono anche gli unici dove questo blog vive di un trend nazionalpopolare, visto che dell’anno tratta tanto di musica sperimentale quanto di vecchi classici, anche se lo sforzo per tenersi anche in contatto con il presente è in me sempre massimo (e anche qua, a voi dire se questo sforzo dà o meno i suoi frutti).

Laura Pausini.gif

Laura Pausini non ha dovuto ridare i soldi indietro ed è riuscita a presentarsi per la serata finale, con grande gioia dei miei testicoli tumefatti.

Negli anni questa cosa della maratona sanremese è diventata uno dei tratti caratterizzanti di questo blog e al momento l’unica rubrica periodica che ogni anno si rinnova, ormai da 8 anni. La questione è che probabilmente ho trovato un modo per vivere Sanremo per me divertente, condividendo quella frustrazione per tutto il trash e il kitsch che all’Ariston si vede andare in scena ogni anno.

Fiorello.gif

Fiorello scopre che la sua presenza persino via telefono avrebbe anche un po’ rotto il cazzo

Io sono cresciuto in una famiglia dove Sanremo veniva visto e viene ancora visto come una rappresentazione della grande musica italiana. Uno spaccato reale del Paese e una manifestazione capace di dare il polso di quello che la popolazione ascolta. Questa percezione distorta è una delle grandi illusioni della televisione: guardi qualcuno che presenta un determinato spaccato della realtà e ti convinci che quel frammento rappresenti il tutto, nelle sue mille sfaccettature. Lo chiamano “effetto alone”, e lo chiamerò così pure io visto che fa molto figo.

Ovviamente Sanremo ha tutto l’interesse a corroborare questa percezione che musica italiana sia identitario a dire musica sanremese, perché su questo assunto si basa l’autorevolezza dell’intera competizione e a cascata la sua riuscita come macchina pubblicitaria, promozionale e culturale, in qualsiasi senso lo si voglia intendere.

Sanremo Young.gif

Il ballo dei giovanili partecipanti a Sanremo Young che cantano per l’occasione un pezzo di 24 anni prima, Penso Positivo.

E l’effetto alone sanremese è ancora più forte ed esteso quando si parla del passato, perché è sempre più difficile confutare qualcosa che non si è vissuto o che si perde nelle sabbie del tempo. Con il tempo la promozione insistente convince il pubblico non specializzato (sia detto senza nessuna inflessione elitaria o snob) a prender per vere le veline delle case discografiche che spingono per ritenere questo o quell’artista un gigante della musica italiana, uno che ha dato un contributo fondamentale nientepopodimeno che all’intera musica italiana, nobilitandola nel mondo. Sono affermazioni più iperboliche di quelle dei deodoranti che ti garantiscono 48 ore di immacolata profumazione.

mannoia.gif

Vi prego fate tornare la Mannoia non come ospite ma come concorrente e fatela vincere, che dopo aver perso per Gabbani c’è rimasta malissimo e si vede.

La frustrazione per questo clamoroso “effetto alone” è andata avanti fino a diciamo l’età dell’adolescenza, quando ho trovato il modo di incanalarla in degli articoli che di fatto erano basati sulla distruzione continua, imperterrita, cieca e pregiudizievole di tutto quello che c’era in Sanremo. Uno sfogo senza altra velleità critica, una mera esplosione di improperi, paragoni esagerati e analogie contorte ai limiti dell’autoparodia. Un modo, se volete dissacrante, di urlare che il “re è nudo”, che per non perdersi nell’intellettualismo snob ha da subito preso a prestito il linguaggio della critica più forbita. Una doppia critica, che spero abbiano colto in molti. E se non fosse stata colta, sicuramente è colpa mia.

Questa rubrica nata per scherzo cosa ha poi radunato intorno a me, con mio grandissimo piacere, tante persone che mi conoscono sia di persona che unicamente online. Molti passano dal mio blog solo per leggere questi riassunti sguaiati e NSFW. Credo che il bisogno a cui inconsciamente sono andato in contro sia quello di sapere cosa succede di Sanremo senza guardarlo davvero. Quindi tante persone leggono, e questo lo so perché mi viene detto di anno in anno da persone diverse, perché permette loro di sapere cosa succede a Sanremo senza guardarsi ore ore e ore di Ariston, Al Bano, Carlo Conti, Claudio Maroni e tutto il carrozzone di fiori, Festivàl, Vessicchio, pubblicità, premi inutili di consolazione, stop-al-televoto, omaggi a questo o quel cantautore morto e via discorrendo.

Vibrazioni.gif

Le Vibrazioni che piacciono alle donne

Vi racconto una cosa che mi ha fatto un grande piacere. Sabato sera ho fatto la prima serata organizzata a casa mia (perché nonostante tutto io non esisto solo sul web) con molti amici gruppo, direi inaspettatamente nutrito, per guardare la finalona di Sanremo. Questa rubrica, che era nata appunto per scherzo o quasi, è diventata poi alla fine un pretesto per incontrarci anche nella vita reale. Ho visto, e non scherzo, amici e conoscenti che hanno postato foto di loro mentre guardano Sanremo e citano passaggi dei miei post. Ho persone che mi richiedono di anno in anno quando arrivano gli articoli o mi dicono che, spronati dagli articoli, hanno voluto vedere anche loro un pezzo di una serata, o magari guardare online questo o quel frammento di puntata.

Telefonata.gif

Sanremo mi telefona per dirmi chi è il vincitore

Credo che Sanremo sia stato e continui a essere un ottimo specchio di quello che ascolta una parte della popolazione in Italia. Questa porzione forse non è più maggioritaria, come magari succedeva 20 o 30 anni. Il consumo e la fruizione musicale sono cambiati così tanto negli ultimi dieci o quindici anni che anche un confronto di massima con il passato diventa semplicemente impraticabile. Ma nonostante tutto, Sanremo continua a essere per una parte sostanziale della popolazione italiana, quella rappresentata da mia madre o dalla mia vicina di casa o dalla casalinga di Voghera, una finestra sul presente e un modo per conoscere molte canzoni nuove. È il momento dell’anno in cui sono più esposti all’ascolto del nuovo in modo seriale, massiccio, intensivo. Il resto dell’anno è probabile che ascoltino solo la radio, con il suo frullato di presente e passato.

È normale che questo tipo di musica sia passata sotto traccia della critica online e offline nel tempo, perché la critica è nata con l’intenzione di filtrare solo il bello della musica da un punto di vista anche elitario, fondamentalmente orientandosi agli appassionati. La prima ondata di analisi musicali nasce e si struttura attorno alla vendita fisica e deve quindi fare perno su lettori assidui, pronti a spendere mensilmente soldi per leggere le recensioni, le analisi, le interviste, gli approfondimenti. Su questa gloriosa prima scuola critica italiana ci siamo formati noi 20-something e ancora di più i 30enni e 40enni che oggi sono lo zoccolo duro di una webzine come Ondarock, giusto per citare un sito che conosco dall’interno.
Liberi.gif

Io constato di aver finito la settimana di Sanremo

Io credo in un realtà differente, che si emancipi da quell’approccio elitario e intellettuale, abbracciandone uno più attuale e contemporaneo. Mi auguro che chi legge questo blog  più di 5 giorni all’anno abbia intuito nel tempo che per me una critica è soprattutto una questione di analisi più che di giudizio. Non ho mai creduto, e negli ultimi anni ci credo se possibile ancora meno, all’esclusione dal discorso critico delle realtà popolari. Queste  possono essere un ottimo modo per comprendere cosa le persone fuori dai gruppi di musicofili. Quindi è assolutamente che ci si mette a parlare del reggaeton, che ci si metta a parlare della trap italiana e che ci si metta a parlare anche dei cantanti di Sanremo. Ed è questo un mio proposito per i prossimi 360 giorni, quello di abbracciare ancora di più il popolare e il commerciale, con umiltà ma cercando sempre di separare il grano dalla crusca. E se vi fa piacere ci ritroviamo qua il prossimo anno. Un’ultima cosa: ora Baglioni può andarsene fuori dai Coglioni. Ops.

Mi farebbe piacere leggere un vostro commento! E lo avete messo il like alla pagina Facebook di questo blog?

 

 

Annunci

Un pensiero su “Sanremo 2018: Considerazioni Finali

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...