Carbon Based Lifeforms – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Carbon Based Lifeforms su Spotify

A volte il nome è fondamentale per suggerire l’esperienza d’ascolto. Questo duo svedese è intriso di un immaginario naturalistico, scientifico e alieno che ben è riassunto in “forme di vita a base di carbonio”: è la definizione che si utilizzerebbe per descrivere qualcosa di simile all’uomo ma anche alieno, oscuro e lontanissimo dalla nostra realtà. Istituzioni della variante più visionaria della musica ambientale, la Psybient, Carbon Based Lifeforms  fonde così terrestre e spaziale, con Johannes Hedberg che cura la parte armonica e melodica e Daniel Segerstad che solitamente aggiunge la componente ritmica.

L’ipnotico Hydroponic Garden (2003) si distende per 76 minuti alternando visioni extraplanetarie a sensuali ritmi organici. È la mappatura di un pianeta sconosciuto (Central Plains, Comsat, Artificial Island) e di escursioni oltre l’atmosfera e passeggiate spaziali (MOS 6581, Silent Running, Exosphere), per approdare in giardini oltremondani (Hydrophonic Garden) e luoghi indescrivibili (Epicentre). La scelta di evitare l’intervento della voce aumenta la suggestione. Ed il viaggio continua con World Of Sleepers (2006), la cui tracklist riprende la numerazione dell’esordio. Questa volta la dimensione più spaziale è abbandonata a favore di una rappresentazione visionaria di un pianeta sconosciuto, onirico e sospeso. I ritmi sembrano trasposizioni di cicli vitali, flessuosi e organici, distanti anni luce dalla freddezza della Techno originaria: affreschi di forme di vita sconosciute, delle loro anatomie e funzioni vitali (Photosyntesis, Betula Pendula, World Of Sleepers, Proton Electron, Erratic Patterns).

Interloper (2010) riprende il discorso (parte dal brano 24 la tracklist) riducendo la componente visionaria e prediligendo quella ritmica, che appare però meno creativa del sounscaping. Il canto celestiale di Euphotic e l’elegante sinfonia cosmica di Polyrytmi riaffermano però un tocco magico per le atmosfere futuristiche e aliene. Twentythree (2011) sembra voler fungere da contraltare: è una riproposizione dei paesaggi cosmici dei Tangerine Dream. Uno stile sonoro ben conosciuto, tributato da innumerevoli artisti prima di loro, e che solo nella cacofonia atmosferica di Kensington Gardens trova una momento creativo e non meramente imitativo.

Ci vogliono ben 6 anni per il ritorno della formazione con un album ufficiale, Derelicts (2017), il più post-apocalittico dei loro lavori. Questa volta è una terra senza l’uomo, simile a quella descritta ne The World Without Us di Alan Weisman. Tecnologica, ambientalmente stravolta, desolante e digitale come nella title-track e in Clouds, con tracce di umanità e tanta malinconia (Nattvasen, Rayleigh Scatterers). Una landa produttiva (Equilibrium, 780 Days) ma in equilibrio instabile, come il mondo disastrato di The Windup Girl di Paolo Bacigalupi. Everwave (15 min.) è forse il piccolo capolavoro che mancava alla discografia.


Discografia

Hydroponic Garden 2003 7,5
World Of Sleepers 2006 8,5
Interloper 2010 7
Twentythree 2011 6,5
Derelicts 2017 7,5

 

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