King Krule – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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King Krule su Spotify

Non poteva che provenire dall’Inghilterra della Dubstep e del Soul più futuristico Archy Ivan Marshall, meglio conosciuto come King Krule. Un ideale punto d’incontro fra il Jazz e la narrazione Hip-Hop e post-Rave di Ghostpoet, interpolati con la tradizione Rock nelle sue emanazioni più Punk e Blues-eggianti. Con un nome ispirato al King Creole di Elvis Presley, quindi, propone il sensuale, notturno esordio 6 Feet Beneath The Moon (2013). La Dark Wave ubriaca di Easy Easy, il Trip-Hop assonnato di Border Line, l’Hip-Hop dimesso di Foreing 2 o l’ectoplasma ballabile di Ceiling sono tutte manifestazioni di un immaginario impalpabile, fantasmatico e ipnagogico.

Il Jazz e il Blues sono i linguaggi ideali di queste fotografie crepuscolari (A Lizard State), anche se filtrati da Portishead-iane deviazioni Trip-Hop (Neptune Estate) o diluiti da synth retrofuturistici o scorie Funk (The Krockadile). Se Beck ha aggiornato Bob Dylan all’Hip-Hop e Ghostpoet ha aggiornato Beck all’epoca Dubstep allora King Krule ha aggiornato Ghostpoet a un’epoca in cui i generi musicali sembrano aver perso significato in un continuum che porta dal Jazz al mondo Post-Dubstep.

Dopo un album a nome Archy Marshall, King Krule torna con The Ooz (2017), considerato dalla critica uno degli album dell’anno. Il Rock, Blues e Jazz mutato che si ascolta sembra l’unico che possa parlare un linguaggio contemporaneo, e in questo è sicuramente un’opera figlia del suo tempo. Sinuoso, morbido, dondolante in Biscuit Town, onirico in The Locomotive e percussivo, graffiante in Dum Surfer e Emergency Blimp, persino rabbioso in Vidual, King Krule non smette mai di essere notturno, come se il mondo fosse filtrato da una bolla.

Cosa rimane di una vecchia ballata in Slush Puppy? Un sospiro, un sussurro, un lamento e fischi lontani: è un lontano ricordo di un classico di Bobby Vinton. E cosa dire dell’Hip-Hop di Logos, come una foto sbiadita di Notorious BIG? L’unica possibilità è perdersi, naufragare in questi fumosi brani sonnolenti (come Cadet Limbo), così superando anche il principale limite dell’opera: 19 brani totali sono uno sproposito, anche considerando che la seconda metà della tracklist mostra ripetizioni di idee già sviluppate o abbozzi meno compiuti (A Slide In, Bermondsey Bosom, The Cadet Leaps, La Lune). È la sovrabbondante prova di uno dei pochi cantautori credibili del periodo, raro caso di qualcuno che non sembri imitazione di un grande maestro del passato.


Discografia

6 Feet Beneath The Moon 2013 8,5
The OOZ 2017 8
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