Au-Dessus – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Dalla Lituania arriva una delle proposte più ambiziose del Black Metal dei secondi anni 10, quella degli Au-Dessus (in italiano “sopra”). I riferimenti sono al suono metafisico, progressivo e oscuro dei Deathspell Omega, con il gusto per creazioni sconfinate di formazioni come gli Schammasch e i Blut Aus Nord. Di fatto l’Ep d’esordio Au-Dessus (2015) e il successivo End Of Chapter (2017) si propongono come un’unica composizione di quasi 77 minuti, divisa in 12 parti numerate progressivamente.

Le prime quattro composizioni sono a loro volta suddivide in due “movimenti”, il secondo dei quali è sempre quello più lontano dai lidi Black Metal, spesso di matrice Dark Ambient. Dopo una partenza “in corsa” I svela un alone mistico che caratterizza l’intera suite. Il cantante Mantas, nome in codice di chiara ispirazione Venom-iana, poi sputa l’anima su un assalto di chitarre dissonanti. I rintocchi Slayer-iani che aprono II (9 min.), poi mutata in un ibrido angosciante di Sludge e Black Metal e quindi lanciata a velocità raddoppiata verso un’epopea di parentesi strumentali, dissonanze laceranti e intarsi Prog-Metal fino a trovare nel climax finale, altamente emotivo e potente, una liberazione. Più arioso l’arrangiamento di III, che permette un saliscendi emotivo fra il malinconico, il tragico e il bellico fino a un finale che strappa il cuore dal petto un canto fra il Post-Metal più galattico e il Black Metal più disperato. Parentesi Sludge in IV per anticipare l’inquietantissima IV.II, allucinazione oscura e aliena da antologia del terrore in musica. L’Ep è chiuso da V, il brano che più esaspera la violenza musicale.

I capitolo da VI al XII seguono solo in parte lo stile dei primi, evidenziando maggiormente le propensioni progressive della band. Sono stati abolite le brevi postille ambientali ai vari capitoli, elemento che conferisce maggiore continuità ma che finisce anche per appiattire la musica in un mix di Black Metal e Sludge. VI sovrappone alle esplosioni ritmiche e le stentoree chitarre un canto distante e dilatato, prima di far precipitare l’ascoltatore in un vortice di dolore Black Metal rischiarato nel finale dal canto melodico (inedito nella discografia!) e da qualche evidente segnale melodico. IX (7 min. e mezzo) apre sbilenca e melodica, salvo lanciarsi poi in una mattanza che ricorda da vicino la scuola Death Metal, con tanto di rallentamenti dolorosi per canto tibetano. X (10 min.) apre con lenti fendenti, cresce gradualmente e solo dopo due minuti esplode nel Black Metal più feroce, poi addomesticato in una variante più melodico secondo il verbo degli Agalloch; la seconda metà integra intrecci di chitarre atmosferiche che solo nel finale s’impennano per un climax struggente. A chiudere l’ideale suite di 76 minuti c’è XII – End Of Chapter, l’unico brano in cui la furia Black Metal della band sembra anche ammantarsi di originalità: alla velocità spasmodica si aggiunge un lavorio cerebrale delle chitarre e una attenta ricerca ritmica che funge da palcoscenico per l’immolazione canora di Mantas, a suo agio nel clean e nelle urla più disperate.

I limiti dei due Au-Dessus e  End Of Chapter risiedono nell’insistere a lungo su suoni già ben sdoganati. Quando il cantato melodico, le strutture progressive e le aperture sperimentali hanno più spazio la band si dimostra più carismatica. Concependo il tutto come un’immensa suite, poi, affiorano gravi discrepanze strutturali fra l’Ep e l’esordio, che rendono il tutto disomogeneo e portano a ritenere ancora più evitabili alcune delle composizioni più canoniche. I, II, III, VI, IX, X e XII avrebbero rappresentato un più originale, coeso e maturo esercizio di Black Metal “evoluto”.


Discografia

Au-Dessus 2015 7
End Of Chapter 2017 7
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