Johnny Cash – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist (1955-1964)

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John R. Cash è stato un cantautore, chitarrista e autore fra i più influenti, celebrati e rispettati della musica statunitense del ventesimo secolo. Prima essere una delle figure iconiche dello stile di vita dissoluto, esaltante e difficoltoso tipico del Rock, Johnny Cash è il perfetto esempio di uomo del Country. La sua lunga ed estremamente prolifica carriera lo porta ad incrociare anche il Blues, il Folk e il Gospel, raggiungendo anche in questi ambiti una notorietà di primaria importanza e riconoscimenti di livello nazionale e internazionale.

In una sterminata discografia tanto eterogenea, il punto fermo di tutto è una voce baritonale, profonda e scura, perfetta compagna di una predilezione assoluta nel vestire in nero, tanto da meritarsi l’appellativo di “The Man In Black”. Affrontando il tema della sofferenza tanto caro al Country e al Blues, ma anche i dilemmi morali tipici del Gospel, Johnny Cash ha fatto convivere una travagliata vita privata con una altrettanto accidentata carriera artistica.

Nato in Arkansas, perde il fratello Jack giovanissimo e nel momento del trapasso ha la sua prima visione mistica: il paradiso e gli angeli. Ascolta la musica alla radio e impara a suonare la chitarra. Durante il servizio militare mette su la prima band. Nel 1951 incontra Vivian Liberto, prima moglie da cui ha quattro figlie. Divorzieranno nel 1966 a causa della dipendenze da alcool e droghe di Johnny. La donna della vita è però un’altra: nel 1968 sposa infatti June Carter, con cui ha un figlio nel 1970 e con cui continuerà a vivere per 35 anni, fino alla morte di lei nel 2003. Tanto è importante la figura di June nella sua vita, anche per tenerlo lontano dalle droghe, che quattro mesi dopo la sua morte anche Johnny abbandona questo mondo.

La carriera discografica inizia nel 1955, quando incide per la Sun i primi singoli. Nel 1956 una jam-session con Elvis Presley, Carl Perkins e Jerry Lee Lewis: quattro leggende della musica americana unite dal destino. Ma il primo capitolo della leggenda sono due brani destinati a rimanere nella storia della musica popolare e dei capisaldi dell’intero, sconfinato, canzoniere: Folsom Prison Blues (dicembre 1955), un mix fra train-song e prison-song che contiene il verso “But I shot a man in Reno, just to watch him die” e che pesca a piene mani da Crescent City Blues di Gordon Jenkins; I Walk The Line, uno dei suoi brani più conosciuti, modello di tante canzoni successive nella sua semplicità Country.

Quest’ultimo brano diventa la sua prima numero 1 Country e si guadagna un posto nella Top 20 generale. Nel 1957 Johnny Cash With His Hot And Blue Guitar diventa il primo Lp mai pubblicato dalla Sun. 7 dei 12 brani sono scritti da altri autori o presi dalla tradizione popolare, secondo la logica tipica del tempo. La raccolta contiene il primissimo singolo Cry! Cry! Cry! e le già citate Folsom Prison Blues e I Walk The Line. Deluso dal contratto con la Sun, passa alla Columbia, ma per battere il ferro finché è caldo la Sun trova lo spazio per un secondo album a stretto raggio, Johnny Cash Sings The Songs That Made Him Famous (1958).

Il materiale registrato da Cash per la Sun è così abbondante che nuove uscite per la Sun continueranno ad arrivare sul mercato fino al 1964. Il primo lavoro con la Columbia, The Fabulous Johnny Cash (1958), è un lavoro molto più coeso. A differenza dei lavori con la Sun, questo suona come un vero e proprio album, frutto della creatività di Cash nei due mesi dedicati alle registrazioni. È soprattutto come autore che Cash dimostra le proprie credenziali, prima con l’uno-due iniziale di Run Softly Blue River e Frankie’s Man Johnny e poi con la sentimentale I Still Miss Someone, sontuosa versione rielaborata di I Walk The Line, con un arrangiamento arricchito dalle armonie vocali. Come interprete di brani scritti da altri, istituzionalizza il proprio baritono pacato e profondo, riflessivo, in brani come The Trobadour.

La Sun continua ad assemblare tutto il materiale di Cash e chiama ironicamente Greatest! (1959) quella che è fondamentalmente una raccolta di scarti, per quanto includano un esteso tributo a Hank Williams che suona quasi come un passaggio di testimone. Visto che fra le ragioni dell’abbandono della Sun c’era anche l’impossibilità di incidere un album Gospel, Hymns By Johnny Cash (1959) arriva come un lavoro previsto. Si tratta di un ibrido con il Country, ben esplicitato in It Was Jesus, il classico dell’opera. Nonostante l’anelito sacro e una carriera florida, Johnny inizia a perdere il controllo della propria vita a fine decennio: beve sempre di più ed inizia a farsi di amfetamine e barbaturici. Si avverte questo spettro di morte già su Songs Of Our Soil (1959), una raccolta di brani spesso e volentieri lugubre, nonostante la musica rimanga in linea con la tradizione americana. È il primo tentativo, timido, di un album che parli della sua patria e delle sue storie.

Il catalogo Sun prosegue con Sings Hank Williams (1958), che ha un titolo ai limiti della frode: solo quattro brani di Williams più una manciata di brani in buona parte già editi; quando si dice “raschiare il fondo”. L’evoluzione della carriera arriva invece dal nuovo album per la Columbia, Ride This Train (1960), il suo primo, vero concept-album. Configurato come un diario di viaggio, è una raccolta di brani (quasi tutti altrui) introdotti dalla narrazione di Cash, che serve a fornire il contesto. Certo, il formato è ancora fiaccato dalle prolisse sezioni parlate (quasi 3 minuti dell’iniziale Loading Coal, per esempio) e finisce per suonare didascalico e poco coeso. A bilanciare quest’album “autoriale”, uno di sole interpretazioni di classici, Now, There Was a Song! (1960): Cash non firma nulla, neanche come co-autore.

L’ennesima raccolta di scarti della Sun, Now Here’s Johnny Cash (1961), anticipa un nuovo album Gospel, Hymns From The Heart (1962), una raccolta che rinuncia in buona parte agli spunti più Country, ripiegando su un ibrido di inni religiosi e una spruzzata di musica popolare. Sono anni bui, confermati da The Sound of Johnny Cash (1962), che quantomeno annovera un timido successo come In The Jailhouse Now, cover di Jimmy Rodgers. Negli ultimi due album Cash firma, in totale, due canzoni: una per raccolta. Mentre la Sun continua a raccogliere vecchie registrazioni con All Aboard The Blue Train (1962), che contiene un solo inedito, Blue Train. Praticamente è una raccolta, un “best of” camuffato. Ci vuole Blood, Sweat And Tears (1963) per un tentativo relativamente più audace: una raccolta di brani sul “working man” statunitense, la versione più matura del concept-album tentato con Ride This Train. La sua voce da cantore virile e magnetico trionfa in The Legend Of John Henry’s Hammer, scritta insieme a quella June Carter che poi diventerà sua moglie. Si tratta di un brano di 9 minuti, con numerosi cambi di velocità e con un arrangiamento che, con alcune variazioni, rende più eterogeneo lo sviluppo: è il brano più ambizioso che Cash abbia pubblicato fino a questo momento.

La Columbia raccoglie i primi singoli di Cash scritti per lei in Ring Of Fire: The Best Of Johnny Cash (1963), che comprende anche il singolo del titolo, un brano scritto da June Carter e Merle Kilgore, salita in vetta alla classifica Country, dove rimane per ben 7 settimane. Il brano parla dell’innamoramento fra Cash e la Carter (anche ed è caratterizzato da un arrangiamento mariachi molto curioso, inedito per la discografia. Il brano è stato cantato anche da Anita Carter, prima che da Cash, ma solo in quest’ultima versione sono stati aggiunti i fiati messicani, da un’idea di Cash. Lentamente le opere iniziano a prendere anche una certa consistenza in termini di minutaggio: questa volta si arriva a 33 minuti totali, mentre il muro della mezz’ora è rimasto in passato spesso un miraggio. Dopo l’ideale strenna per fan The Christmas Spirit (1963), un passaggio scontato per le superstar della musica popolare, e l’ennesima raccolta di vecchie registrazioni della Sun, The Original Sun Sound Of Johnny Cash (1964). È l’ultimo album uscito per la Sun e simbolicamente un momento di cesura per l’intera carriera. Le registrazioni per la Columbia portano, sempre nel 1964, alla pubblicazione di I Walk The Line, una sorta di greatest hits dove sono presenti registrazioni inedite dei suoi classici. I Walk The Line e Folsom Prison Blues trainano un successo di pubblico che porta alla certificazione di disco d’oro della RIAA.

Nato in un’epoca in cui l’industria discografica punta solo sulle hit, in un contesto stilistico in cui l’autorialità è ancora secondaria alla capacità di interpretare i classici, e dove l’esiziale tendenza a pubblicare sul mercato qualsiasi registrazione, anche secondaria e imperfetta, è l’arma prediletta per spremere ogni dollaro dal mercato musicale, Johnny Cash colleziona fra il 1955 e il 1964 un numero spropositato di pubblicazioni. Nessuna di queste, però, rende giustizia alle sue capacità di interprete e di autore, visto che le perle sono sparse in troppi album, raccolte o improbabili compilation di b-sides e registrazioni alternative. Come altri artisti degli anni ’50, è ingeneroso misurare questa parte della carriera di Cash in base al valore degli album, che sono invero quasi sempre mediocri, brevi e privi di una qualche coesione. Il primo periodo della sua carriera è un novennio in cui l’autore fa capolino dietro all’interprete e dove varie strade sono tentate, sottostando alle regole di un’industria musicale dispotica. All’altezza del 1964, però, le cose cambiano. In primis per la già citata conclusione delle pubblicazioni per la Sun, che diluiscono la qualità della sua discografia, ma anche per l’avvicinamento alla nuova scuola cantautorale, in primis grazie all’incontro e l’esibizione con Bob Dylan al Newport Folk Festival. Da questo momento in poi, la carriera di Cash diventa burrascosa, anche a causa di una vita personale sempre più travagliata dal rapporto con le droghe e dai problemi con la legge.

Di pari passo, l’impegno sociale di Bob Dylan conquista Cash, che pubblica Bitter Tears: Ballads Of The American Indian (1964), dedicato ai nativi americani e ai soprusi che hanno subito. L’opera si interessa di problematiche specifiche, a partire da As Long As The Grass Shall Grow, che affronta i problemi dei territori dei Seneca. Musicalmente, l’influenza indiana si avverte in Apache Tears e Drums, anche se come coloriture ritmiche e poco più. Il momento eccezionale è The Vanishing Race, dove Cash inserisce nel suo canzoniere americano fino all’anima un canto di chiara ispirazione nativa: è un atto politico, che gli estranea anche la simpatia di una parte del pubblico.


Discografia (1955 – 1964)

With His Hot And Blue Guitar 1957 7
Johnny Cash Sings The Songs That Made Him Famous 1958 6
The Fabulous Johnny Cash 1958 6,5
Greatest! 1959 5
Hymns By Johnny Cash 1959 6
Songs Of Our Soil 1959 6
Sings Hank Williams 1960 <5
Ride This Train 1960 5,5
Now, There Was a Song! 1960 <5
Now Here’s Johnny Cash 1960 5
Hymns From The Heart 1960 <5
The Sound of Johnny Cash 1962 5
All Aboard The Blue Train 1962 5
Blood, Sweat And Tears 1963 6,5
Ring of Fire: The Best of Johnny Cash 1963 7
The Christmas Spirit 1963 <5
The Original Sound Of Johnny Cash 1964 5
I Walk The Line 1964 6,5
Bitter Tears: Ballads Of The American Indian 1964 7
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