Il Tracollo Emotivo: “Cave In” dei Codeine

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Quando ho capito che non mi amavi più, nel tuo viso c’era una pietà terribile. Uno sguardo pieno di commiserazione, come una bambina che guarda i frammenti di un vecchio giocattolo che le ricorda il passato, che non rispecchia il suo presente. Le dispiace si sia rotto, ma non la rappresenta più e, in fondo, è solo per nostalgia che continua a spolverarlo. La distanza fra di noi era racchiusa in un metro fra i nostri visi, nella tua stanza. La stessa in cui ci siamo confessati segreti e dove abbiamo tessuto sogni che quelle poche parole incerte hanno stracciato, relegandoli a dolorosi ricordi. Tu sul letto in cui troppe volte ci siamo amati, scappando dal dolore o fuggendo qualche ora dal mondo infame. Tu sul letto dove ti ho immaginato dormire duemila e più notti, quando non potevo stare con te. Io davanti a te, in piedi. Rigido, il corpo a contrastare l’anima: stentoreo, teso e nodoso. Sulle gambe deboli di uno a cui stanno portando via le viscere e il cuore, un bisturi di “forse” e di “non lo so” impugnato con un placido sorriso dallo stesso viso, dagli stessi occhi, dalle stesse labbra, dagli stessi capelli che ho desiderato miei per sempre. Una distanza incolmabile, quella fra noi due: perché oltre a tre mattonelle del tuo pavimento ci divideva il fatto che uno dei due non amasse più l’altro.

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Amare è uno stato alterato della percezione, dove i difetti dell’altro scompaiono o si riducono a divertenti dettagli, e dove la solitudine smette di esistere. Amare è una sospensione dell’incredulità condivisa con una persona che nei mesi o negli anni continua a giocare con noi, in una finzione che rende ogni cosa più leggera, bella e meritevole di essere vissuta. È come guardare un film e accettarne implicitamente le discrepanze con la realtà, per godersi l’esperienza. E amare è l’esperienza più incredibile che io abbia mai fatto. L’unica che mi ha sollevato dal peso degli anni più difficili della mia vita, che mi ha permesso di sentirmi finalmente meno solo. Gli inglesi dicono “it takes two to tango“, per descrivere una situazione che richiede una collaborazione, una comunione d’intenti fra due persone. Se balli il tango da solo, è facile diventare ridicoli, o patetici, o sentirsi disperatamente soli. Smetti di ballare, raccogli quel poco di dignità che pure deve esserti rimasta e rinunci, perché in fondo non hai altra scelta.

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Ma amarti è stato fondamentale, nei miei vent’anni. E nonostante le iniziali ritrosie, è stato inevitabile costruire su quel sentimento così straordinario la mia identità, usare i tuoi baci come semi di un futuro sperato e la tua dolcezza come balsamo per lenire le ustioni delle tante sconfitte. Il nostro amore ad attraversare un futuro che da sempre mi spaventa, è diventato semplicemente il “mio” amore. Ridicolo, patetico e disperatamente solo. Se hai costruito qualcosa su delle fondamenta che si rivelano inaspettatamente fragili, minate dallo stesso sorriso che mi ha cambiato la vita, allora sai che arriverà il crollo. Non subito, però. Ti prepari, lo attendi prima con ansia e poi persino con speranza. Il corpo rigido come pietra, la mente compatta pronta per assorbire il trauma. Ma il crollo non arriva mai quando te lo aspetti, si limita a delle avvisaglie. Prima vedi scivolare via i punti cardinali della tua vita, quelli che credevi inamovibili. Poi lo specchio in cui ti sei guardato ogni mattina si deforma, o forse si è semplicemente rotta l’illusione che condividevo con te. Ogni certezza vacilla, orribilmente mobile come non dovrebbe mai essere. I sogni si confondono con gli incubi, perché tanto è il dolore di non poterli più sognare insieme. Poi arriva il crollo, e sembra di soffocare, di morire. Di nuovo, e di nuovo, e di nuovo. “These things take so long


Le immagini sono tutti quadri di Yves Tanguy

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2 pensieri su “Il Tracollo Emotivo: “Cave In” dei Codeine

  1. Buonasera, Le volevo dire che questo articolo mi ha veramente commossa e mi è piaciuta molto la frase “Amare è uno stato alterato della percezione”, perchè quando si ama veramente qualcuno lo si crede perfetto, ma poi, quando si viene ingannati o traditi, la delusione è immensa (e, mi creda, io una situazione simile l’ho vissuta e sono stata veramente male).
    Complimenti ancora, ottimo articolo!

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