Joy Division – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Joy Division

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Capitanati da Ian Curtis, destinato a diventare un simbolo della musica Rock anche a causa della sua tragica e prematura morte per suicidio, i Warsaw nascono a Manchester nel 1976 come conseguenza di un concerto dei Sex Pistols. Per evitare confusione con un’altra band inglese, cambiano il nome nel tetro Joy Division, un riferimento all’ala di schiavitù sessuale dei campi di concentramento citata nel romanzo House Of Dolls. Dopo aver attirato l’attenzione anche con alcune esibizioni televisive, la band arriva all’esordio, il leggendario Unkwon Pleasures (1979). Manifesto del Post-Punk inglese, è una tetra raccolta di lamenti avvelenati da una depressione asfissiante. Il tessuto sonoro è spesso scheletrico e inquietante, con fischi di chitarre e tastiere insieme a melodie da brividi freddi. I testi di Ian Curtis, recitati con l’entusiasmo di un condannato a morte, sono lo specchio dell’estetica “dark” che impazzerà negli anni successivi. La claustrofobica Disorder angoscia con le pulsazioni sullo sfondo, che trasformano l’energia e la velocità in mero nervosismo. Dimezzato il passo, Day Of The Lords arriva subito al funebre, epica e straziante.


Un vuoto desolante attanaglia Candidate e Insight, quest’ultima decorata da synth psichedelici e una voce gelida. In New Dawn Fades la band sfoggia anche una chitarra struggente, un pianto elettrico da Neil Young; la chitarra in primo piano torna in Shadowplay. Un labirintico incubo tribale come Wilderness, bad trip ansiogeno, e l’estremizzazione del desolante in musica intitolata I Remember Nothing, che anticipa l’ossessione più nera di certo Doom Metal, aggiungono varietà all’opera senza togliere nulla alla compattezza del messaggio: una fotografia della psiche umana più tormentata e sofferente. L’unico brano che sembra peccare di creatività è Interzone, una versione meno esplosiva dei Sex Pistols.

L’apice, in un disco epocale, si raggiunge con She’s Lost Control, la versione malaticcia del ballabile da discoteca, la versione gotica e claustrofobica dei Public Image Ltd. e una delle più riuscite evoluzioni della decadenza dei Velvet Underground.

In dieci brani i Joy Division dimostrano di poter rivaleggiare con le band più esperte. L’opera descrive un suono molto personale, pur essendo un esordio, avendo cura di esplorarne anche diverse varianti. Capolavoro del Post-Punk, pietra miliare dell’estetica musicale e genesi della cultura “dark”, Unknown Pleasures è diventato nei decenni uno degli album più celebrati da critica e pubblico.

Partiti per un tour europeo nel 1980, la band è ostacolata dalle crisi epilettiche di Ian Curtis. Gli attacchi aumentano di intensità e frequenza a causa dello stress. Il 7 aprile 1980 Ian Curtis tenta di suicidarsi con gli anti-epilettici che assume per curarsi, tramite un’overdose. Sopravvissuto a questo tentativo di togliersi la vita, Curtis non riuscirà sostanzialmente mai a riprendersi: i concerti diventano un incubo. Anche a causa di seri problemi relazionali con la moglie, Ian Curtis si toglie la vita il 18 maggio 1980. Il secondo album della band, Closer (1980), è quindi postumo. Si tratta di un agghiacciante serie di radiografie di una mente malata, morta affogata nell’abisso nero della depressione, dell’ansia e della disperazione. L’apertura è uno shock anche per chi ha ascoltato l’esordio: Atrocity Exhibition (6 min.) è una danza tribale e cacofonica, un tormento che fa attorcigliare le budella e che renderebbe gloriosi i Velvet Underground. Altrove si sperimenta un ballabile robotico e nevrotico, come in Isolation e la Kraftwerk-iana Decades: è il Post-Punk che incontra la futura Techno. La medesima propensione ritmica attraversa anche A Means To An End, che prende in prestito la potenza dell’Heavy Metal. Colony usa il ritmo invece come veicolo d’ansia, zoppicando in spasmi che non lasciano respiro. Brani come Passover sono esangui, Heart And Soul è cantata sostanzialmente da un fantasma e riporta alla mente le allucinazioni dei Suicide.

Almeno in Twenty Four Hours la tensione emotiva diventa quasi intollerabile, con l’alternarsi di apatia e violenza: un supplizio dell’anima in musica. The Eternal è invece l’episodio più triste, una trenodia resa particolarmente evocativa da un arrangiamento che accoppia pianoforte e rumori ectoplasmatici.

Velvet Underground, Doors e Public Image Ltd. si ritrovano in quest’album violentemente struggente, un’inedita rappresentazione del male di vivere in musica. La tristezza, insieme alla sofferenza, riempie ogni spiraglio e mentre dietro al microfono canta un fantasma (anche in senso letterale, vista l’uscita postuma), il ritmo ha perso il ruolo di combustibile contribuendo invece all’effetto depressivo e ansiogeno, mentre chitarra e sintetizzatori disegnano bave psichedeliche da incubo appena possibile. Difficile immaginare una conclusione di carriera più “definitiva” di questo secondo album.

Love Will Tear Us Apart, pubblicata nel giugno 1980, è il commovente singolo che pone ideamente fine alla carriera della band. Seguiranno comunque numerose pubblicazioni postume. La raccolta Still (1981) raccoglie tutti i rimasugli, a mo’ di epitaffio.


Discografia

❤ Unknown Pleasures 1979 9,5
❤ Closer 1980 10
Still 1981 7
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7 pensieri su “Joy Division – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Antonio ha detto:

    Non sono abituato a vedere dei voti altissimi su questo blog,addirittura qui si raggiunge il 10,meritano citazione anche i primi singoli atmosphere e trasmission

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  2. Hai ragione Antonio, da inizio 2017 ho deciso di rivedere i voti aprendo ai 10 (quelli che erano i vecchi 9). Per allinearmi alla comunicazione di tutte le principali realtà musicali, che pullulano di 5 stelle e che non disdegnano ogni tanto un 10/10. Tuttavia aggiornerò le schede degli artisti nel tempo, ci vorranno anni per rivedere quelle vecchie e modificare tutti i voti! Nel frattempo le schede nuove seguono tutte le nuove votazioni!

    I Joy Division fanno parte di un progetto estivo che in 14 articoli settimanali vuole portare su questo blog i più venerati artisti rock. C’è anche un evento qua: https://www.facebook.com/events/332552783829717/?ti=as

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  3. Antonio ha detto:

    Si mi ricordo,era un periodo di cambiamenti,il cambio dei voti e la proiezione totale verso le novità,infatti ad oggi ha fatto il pieno di artisti sconosciuti come mai prima d’ora sul blog

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