Deerhunter – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Fra i profeti nella nuova psichedelia ci sono i Deerhunter, da Atlanta, Georgia. Le loro visioni lisergiche sono imparentate con gli anni 60 e i Sonic Youth, gli Stereolab e i Neu. L’esordio Cryptograms (2007) alterna bozzetti astratti e aritmici a composizioni più facilmente riconducibili al modello Rock. Il ritmo si confronta con la nebbia allucinata in una sfida continua, un gioco di equilibri precari e mutevoli. Il tamburellare da motorik della title track esplode in un arcobaleno allucinogeno assordante. L’entusiasmante ritmo di Lake Somerset ricorda i Talking Heads nel dialogo fra sezione ritmica e chitarra, ma riversa una colata incandescente di distorsioni sul tutto. La lunga Octet (8 min.) lascia fluttuare il fantasma di un Rock spaziale su una linea di basso contagiosa, così fra voci deformate e rintocchi galattici si perde l’orientamento. La conclusiva Heaterwood indovina un altro ritmo orecchiabile, lo unisce a una ripetizione ossessiva per la voce e condisce di sbuffi neon il tutto. Gli interludi sfruttano la tradizione Ambient e di musica concreta, trovando l’apice in Red Ink, come un bignami dei Goodspeed You Black Emperor.

Microcastle (2008) riduce di molto la tempesta allucinogena ed elettrica. Canzoni più dimesse e dolci, come Agoraphobia, sono ora lo standard e l’arrembaggio chitarristico di Nothing Ever Happened l’eccezione; peraltro quest’ultimo p un brano che avrebbe superato tutti quelli dell’esordio.

Il pop femminile degli anni 60 è richiamato molte volte, ad esempio in Never Stops, ma sembra uno degli elementi più scontati. In generale il canto e i ritmi hanno un ruolo molto secondario, mentre a dominare è la chitarra, centro melodico ma anche elemento scatenante di alcune improvvise variazioni nei brani. I gioielli sono i momenti più minimali: la title-track, che prende la coraggiosa scelta di lasciare tutto a una chitarra dolcissima e una voce filtrata, per partire con una gazzarra Shoegaze solo nel finale; Green Jacket, il fantasma di una canzone basata sul pianoforte; Twilight At Carbon Lake, una ballata d’altri tempi con la chitarra che sovrasta tutto e infine un’esplosione liberatoria.

Visto che Microcastle arriva online prima del previsto illegalmente, la band pensa di ricompensare i fan del disguido con Weird Era Cont., 13 canzoni pubblicate contemporaneamente all’album principale e che vanno a formare un doppio atipico. Molto meno raffinato nella produzione, è un album che dialoga con lo Shoegaze e la psichedelia spesso senza grande creatività. I momenti più astratti rivelano una passione per il Jazz più astratto (Cicadas) e per la musica concreta più cacofonica (Weird Era). La jam conclusiva Calvary Scars II/Aux. Out (10 min.) sembra deludere le aspettative insistendono a battere ostinatamente piuttosto che proporre qualche fantasiosa idea psichedelica.

Halcyon Digest (2010) è l’esatto contrario di Weird Era per quanto riguarda la produzione: un album cesellato in studio con preziosismi e sontuosità. Earthquake riprende i Pink Floyd via Air, rallentantissimi, promettendo un album più diverso rispetto al passato rispetto a quello che l’ascolto poi consegna. L’unico altro brano che condivide la declinazione contemporanea di uno spirito psichedelico d’epoca è Helicopter.

Dopo sono gli anni 60 a dominare, spesso un Pop psichedelico, con un vertice nel florilegio melodico di Memory Boy. Sailing riduce all’osso l’arrangiamento, portando di nuovo la chitarra al coprotagonismo con la voce. C’è almeno due momenti che superano la forma canzone: Desire Lines (7 min.) con la lunga coda di chitarre lisergiche e ipnotiche; la nenia acida di He Would Have Laughed (7 min. e mezzo), con doppia dose di Folk. L’album è un successo di critica, in un periodo in cui si ritorna a parlare di neo-psichedelia.

Monomania (2013) opta per brani brevi, fondamentalmente canzoni, suonate spesso con sfoggio di decibel, persino di rumore allo stato brado nella title-track. Il Folk/Rock più moderato di Pensacola e la musica malinconica e sottilmente psichedelica di THM sono fra i pochi momenti in cui la band recupera il proprio passato, particolarmente notevole come evento perché il presente sembra tutto sommato trascurabile.

Fading Frontier (2015) fa un passo indietro, ibridando psichedelia e ritmi elettronici in Living My Life e nella sognante Take Care, riducendosi a un sussurro in Leather And Wood, come nei brani più atmosferici del passato.


Discografia

Cryptograms 2007 7
Microcastle 2008 7
Weird Era Cont 2008 6
Halcyon Digest 2010 6,5
Monomania 2013 5
Fading Frontier 2015 5,5
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