Weeknd – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Weeknd su Spotify

Michael Jackson ha lasciato un segno profondo nella storia della musica popolare, contornando di produzioni sofisticate e alla moda uno stile canoro tutto giocato sulle frequenze alte, i falsetti e una collezione di singulti, urletti e tic vocali tanto frequenti da aprire la strada a parodie e imitazioni più o meno lusinghiere. Da quando è morto nel 2009 c’è una continua ricerca del suo erede, dove in questo caso con il termine si vuole intendere qualcuno che suoni come lui, ma aggiornato alla generazione degli anni 90. Il primo candidato è Bruno Mars, capace di spaziare nei vari stili musicali più gettonati con grande agilità, oltre a mostrarsi da subito un ballerino capace di calcare i palchi senza imbarazzo. L’ambiguità etnica di Mars è sovrapponibile alla cangiante carnagione di Jackson, così come paragonabile è il successo in termini di vendite: 6 milioni con il primo album, Doo-Wops & Hooligans (2010), e 6 milioni con il secondo Unorthodox Jukebox (2012). L’album del 2016 24K Magic fatica però a raggiungere un successo di pubblico simile. Fra il 2012 e il 2016 c’è infatti un altro cantante che diventa il possibile erede di Jackson, Abel Makkonen Tesfaye, destinato a diventare famoso con il nome The Weeknd. Abel nasce a Scarborough, Canada, nel 1990, da genitori etiopi. Inizia a fumare marijuana da piccolo, poi crescendo passa alle droghe pesanti, pagate con dei furtarelli.

Inizia la carriera con dei mixtape, poi riuniti nel 2012 nella compilation Trilogy. Quando esordisce a Londra propone una cover di Michael Jackson, Dirty Diana, a segnare una forte vicinanza allo scomparso Re del Pop. Nel 2013 arriva l’esordio ufficiale, Kiss Land. Il malessere che traspare da questo R’n’B notturno e spesso desolante è a tratti deprimente, la materia sonora mostruosamente deformata che affiora in brani come Adaptation ha più a che fare con la Dubstep e la Plunderphonics che con le classifiche anni 80. I numeri più sensuali sono virati al macabro come in Love In The Sky (But I’m always getting high/ Cause my confidence low/ And I’m always in a rush/ Ain’t no time to fuck slow/ And even if I try/ It’s not something I would know). Anche i momenti più ballabili, come Wanderlust, sembrano popolati di fantasmi inquietanti. In alcuni casi, come nella title-track, la lussuosa veste di Soul futuristico cela i deliri di un tossicodipendente sull’orlo dell’autodistruzione. Kiss Land è un’opera confusa, autobiografica come un blog di un tardo adolescente che riversa in musica ogni sua frustrazione e sopravvaluta le proprie doti comunicative. Nonostante questo, è più personale di quanto ascoltato nei primi mixtape e apre alla carriera da popstar internazionale, tormentata e contemporanea come poche altre.

Il film tratto dal bestseller Fifty Shades of Grey contiene la sua Earned It, inclusa anche nel secondo album, Beauty Behind the Madness (2015). In generale è un’opera più digeribile e meno tormentata, come dimostra Losers e il singolone Can’t Feel My Face, una canzone sulla cocaina che lo trasforma in una celebrità anche in Italia. C’è persino un paio di fendenti di chitarre elettriche in Angel, per non scontentare nessuno.

L’album, trainato da singoli piuttosto radiofonici e da ospitate di Kanye West, Ed Sheeran e Lana Del Rey diventa un caso discografico e supera quota 3,6 milioni di copie. Il video di The Hills ha superato nel tempo quota 1 miliardo di views su YouTube.

Per Starboy (2016) l’hype è più alto che mai. La collaborazione in The Life Of Pablo di Kanye West e in Lemonade di Beyoncé hanno esposto a inizio anno The Weeknd ha una grande visibilità presso un pubblico trasversale, interessato al panorama Pop ma anche attento ai gusti della critica. Le collaborazioni sono sensazionali: i Daft Punk (Starboy e la solare I Feel It Coming), Lana Del Rey (nella surreale Stargirl Interlude), Future (la Trap di All I Know) e Kendrick Lamar (nella sontuosa Sidewalks). Il singolo title-track è il perfetto equilibrio fra ballabile contagioso e dramma psicologico (con un video da più di un miliardo di views), False Alarm un R’n’B straziato da assalti thriller, accompagnato da uno dei video più sensazionali del periodo.

Peccato che in 18 brani ci sia spazio per scivolare in Pop da discoteca senza personalità e in ballate degne di un invecchiato R. Kelly. Nel suo primo giorno l’album diventa il numero uno nelle classifiche di 80 nazioni diverse. In meno di un anno l’album sfiora le 2 milioni di copie vendute. Tutto questo nonostante sia un’opera che addensa in 70 minuti tante idee contraddittorie e ammiccanti a un pubblico sempre più radiofonico e internazionale, senza mostrare il carisma di un tempo.


Discografia

Kiss Land 2012 6
Beauty Behind Madness 2015 5
Starboy 2017 5
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