Il Mio Primo Walkman E Ligabue, Imparato A Memoria

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Pochi giorni fa una foto attira la mia attenzione, mentre scorro distrattamente sullo schermo del mio cellulare. Su Facebook una ragazza ha caricato la foto del suo vecchio Walkman, regalandomi un lungo viaggio verso un ricordo che temevo ormai perduto, per sempre. Ultimamente mi faccio trasportare raramente dai ricordi, tutto impegnato a vivere nel mio presente mesi di cambiamenti e novità.

Ma con la foto del Walkman, è stato diverso. Come l’acqua che si fa spazio nell’incrinatura di una diga, il rivolo dei ricordi è diventato in un attimo un tumultuoso fiume. Il mio primo Walkman non era neanche mio, lo rubavo a mia sorella quando andavo al mare dopo pranzo mentre io rimanevo ancora un po’ in casa. Prliamo ormai di 20 anni fa. Lo usavo con il timore di chi sa che ha in mano un oggetto prezioso, qualcosa “da grandi” che odorava di… proibito. La musica che ascoltavo nel Walkman, in fondo, era solo mia: un fatto intimo, qualcosa di personale  quando le cuffie le mettevo sulle orecchie nella stessa stanza in cui sonnecchiavano i miei genitori. Le cuffie furono una rivelazione, una membrana fra me e gli altri che mi avrebbe cambiato la vita.

Ascoltavo il Walkman disteso sul mio letto a castello, rigorosamente al piano inferiore visto che in quello superiore dormiva – ovviamente – mia sorella maggiore. Un giaciglio da due soldi, nel senso che io sarò stato forse 40 kg ma ricordo bene quanto s’imbarcasse e cigolasse a ogni movimento: una poveracciata, ma mi piaceva essere protetto al materasso sopra di me, che andava a creare una sorta di nascondiglio. E in quell’anfratto, vicino a un muro bianco e fresco, io mi sono perso per la prima volta nelle cuffie, ascoltando la musica in un modo diverso da come avevo fatto fino a quel momento.

Ascoltavo, in quella lontana estate, Buon Compleanno Elvis, l’album che rese celebre Ligabue nella mia famiglia e nel mio piccolo mondo pre-adolescenziale. Lo ascoltavo dall’inizio, ogni giorno, proseguendo fin dove riuscivo prima di addormentarmi, fiaccato dall’afa e dalla vita da spiaggia di un bambino di 8 anni, tutta corse sulla spiaggia e bagni fra le onde. Uno di quei giorni arrivai a fine del nastro. Click, e finisce la musica. Arrivai al finale di “Leggero“, senza che io mi addormentassi. Fu una sensazione strana, come se quel viaggio che avevo tante volte ripercorso senza concludere fosse finalmente arrivato alla sua meta, lasciandomi uno stupido sorriso sulla faccia. Ho scoperto così che ascoltare musica, da soli e magari con le cuffie, è come trasferirsi altrove, lasciarsi dietro il mondo per qualche decina di minuti e andare altrove: che ascoltare è viaggiare. Ed è questo il motivo per cui ancora oggi ricordo a memoria tutte le canzoni di Buon Compleanno Elvis.

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