Blanck Mass – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Blanck Mass su Spotify

Benjamin John Power è un mezzo dei Fuck Buttons e si esibisce in questa veste solitaria come Blanck Mass. L’esordio omonimo del 2011 è un viaggio cosmico in territori Ambient e Drone, praticamente come se al duo di cui ha fatto parte fosse tolta la componente ritmica. La possente visione stellare di Sundowner, la mesta Chernobyl, l’onirica Raw Deal, la lugubre Sub Serious e la breve ma angosciante Fuckers mostrano varie espressioni della stessa estetica dronica, strumentale e astratta, sempre incline a feticismi noise. What You Know (13 min. e mezzo) evidenzia il collegamento, intuibile, fra questa musica e la Progressive Electronic.

Dumb Flesh (2015) cambia sostanzialmente la proposta: la voce torna, pur distorta in modo mostruosa in campionamenti deformi, ma soprattutto tornano i ritmi e la carica fisica della musica. La mutazione si compie nell’iniziale Loam, chiusa da arpeggiatori a un passo dal rumore bianco, e già Dead Format è un sensazionale mix di violenza ritmica tribale, vocals destrutturate e synth aggressivi. Il resto dell’opera viaggia nell’Electro anche più morbida, con altri picchi di violenza in Cruel Sport, un effluvio di synth distorti e Double Cross, gli anni 80 virati thriller. L’assordante Detritus apre con un muro di rumore selvaggio ma si dipana cinematica: la colonna sonora di un momento romantico, versione spaccatimpani.

World Eater (2017) schiaccia l’acceleratore sul lato più rumoroso, persino industriale, con l’asfissiante Electro-gotico di Rhesus Negative (9 min.), la Witch-House dei Salem al doppio della velocità. Le voci continuano a essere sample deformati, tagliuzzati e ricomposti fantasiosamente, questa volta spesso operistici e liturgici come in Silent Treatment.

Minnesota / Eas Fors / Naked dismette qualsiasi intento ballabile nella sua apertura di detriti industriali mostruosi, rischiarando verso visioni cosmiche da Roly Porter nella parte centrale e chiudendo con un Synth-Pop suonato con la ferocia dei Godflesh. La chiusura con Hive Mind vede l’arrangiamento finalmente respirare: un beat duro e fisico mentre brillano i synth sullo sfondo, stralci di voci House spezzettate e solo dopo un atroce singhiozzo che diventa frenesia inarrestabile, da accostare a un canto liturgico in un contrasto da antologia. Torna la quiete e il ciclo si ripete, solo che nel finale l’ossimoro fra violenza fisica e grido spirituale sembra risolversi in un balletto robotico.

World Eater fa incontrare l’incubo elettro-industriale con la visione cosmica contemporanea, giocando con contrasti intensi e sollecitando violentemente i timpani. Trasportati nel flusso assordante dei brani, quasi si trascurano alcune lungaggini, ridotte rispetto al passato da un minutaggio più snello.


Discografia

Blanck Mass 2011 7
Dumb Flesh 2015 7,5
World Eater 2017 8
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Un pensiero su “Blanck Mass – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. StellaWasADiver ha detto:

    Mi è parso di sentire un po’ di NIN in Dumb Flash, mi sbaglio?
    Ciao ornitorinconano! Bel blog, continua così!!!

    Mi piace

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