Angles 9 – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Angles 9 su Spotify

Nel 2007 lo svedese Martin Küchen forma gli Angles 6, una big band che si esibisce live e registra diverse di queste serate sui vari Every Woman Is a Tree (2006), Epileptical West: Live in Coimbra (2010) e By Way of Deception (2012), quest’ultimo a nome Angles 8. Dal 2012 la formazione si stabilizza a nove elementi e cambia di conseguenza nome: gli Angles 9 sono Alexander Zethson (upright piano, grand piano), Mattias Ståhl (vibrafono), Johan Berthling (contrabbasso), Andreas Werliin (batteria), Magnus Broo (tromba), Mats Aleklint (trombone), Goran Kajfes (cornetta), Eirik Hegdal (sax baritono, sax sopranino) e Martin Küchen (sax alto, sax tenore). Il tempo di un altro documento live, In Our Midst (2013) e finalmente arriva l’esordio in studio, Injuries (2014).

L’opera è grandiosa nelle dimensioni: 76 minuti per appena 7 composizioni. Lo stile frizzante di European Boogie tiene a bada la potenza di fuoco della formazione, scatenata nella successiva Eti (11 min.), dove al centro tutto si riduce a un formicolio che risorge verso un climax scalmanato. I quasi 23 minuti di A Desert on Fire, a Forest / I’ve Been Lied To sfoderano una duttilità stilistica ed emotiva ben maggiore: inizialmente è una marcia funebre con fiati affranti, che lentamente trova un ritmo solenne a sospingerla; la seconda parte si muove da un ronzio degli ottoni che sembrano imitare gli archi, un lamento singhiozzante infine; la terza parte è aperta da lentissimi interventi di pianoforte e vibrafono, suspense notturna turbata da rullate della batteria e l’accostarsi timido dei fiati, poi lasciati soli quasi a volteggiare prima di prendere corpo in una solenne trenodia. Tanta mestizia è controbilanciata da Ubabba, bib-band Jazz al servizio di un ritmo quadrato che ammicca al Rock, e dalla pigrizia di In Our Midst, mentre la title-track supera minuti di caotico e prevedibile Free-Jazz con una raccolta melodia a tratti balcanica. Quando i 9 si scatenano scivolano troppo spesso in un caos tanto esplosivo quanto risaputo, ma al netto di una prolissità tastabile l’album cerca traiettorie contemporanea al verbo Free-Jazz con un divertito approccio stilistico mutante.

Nel 2017 la big-band torna con Disappeared Behind The Sun, un album che fonde bandismo e free-jazz secondo un modello piuttosto semplice di composizione: mentre una cellula ritmica si ripete, i fiati sono lasciati liberi di scorrazzare fra melodia ed esplosioni cacofoniche, fra orecchiabilità e astrazione. Il vibrafono funge da anello di congiunzione fra le due anime. Le composizioni tendono a dilungarsi, per lasciare spazio alle improvvisazioni. L’iniziale Equality & Death (Mothers, Fathers, Where Are Ye?) trova pian piano il suo ritmo ferroviario, sospinta da una batteria Rock per intensità e cocciutaggine. Un antipasto per Ådror (9 min.), fantasia di fiati montata su un ritmo Funk pestato, destinata inevitabilmente ad abbracciare il caos degli ottoni. La festosa Pacemaker, pur scontata nei momenti squisitamente Free-Jazz porta alla lunga title-track (quasi 12 min.), una ubriaca apertura senza ritmo, un dinoccolato Jazz colorato dalle evoluzioni del vibrafono e poi, rinforzando gli ottoni, un bandismo malinconico e scoordinato. Chiude Love, Flee Thy House (In Breslau) (10 min.), il momento più deliberatamente Free-Jazz in senso classico. La formula è tacciabile di banalità ma questa fusione violenta di ritmi quadrati ed evoluzioni degli ottoni verso un caotico astrattismo, vale a dire la soluzione che tiene banco per buona parte dell’opera, è un ponte fra Rock da camera e Free-Jazz. Il paragone più ovvio sono i Fire! Orchestra, che condividono alcuni membri con questi Angles 9.


Discografia

Injuries 2014 6,5
Disappeared Behind The Sun 2017 7,5
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