Album Di Ghali: Il Nuovo Fedez Che Piace A Jovanotti – Recensione

L’attesa per il primo album di Ghali è iniziata un anno prima della sua pubblicazione, hit dopo hit e indiscrezione dopo indiscrezione. Alla fine il 26 Maggio 2017 è arrivato e Album, questo il titolo dell’esordio, è già sulla bocca di tutti. Difficile immaginare il contrario, per un artista che, senza successi discografici alle spalle, ha totalizzato con la sua Ninna Nanna più di 50 milioni di views su YouTube in 6 mesi. Numeri da popstar, ma di quelle davvero popolari come Fedez o da J-Axnon quelle con un target più ristretto come Emma Marrone o Elisa. Insomma, la Serie A della musica popolare, quella che affolla le radio più ascoltate e non solo le playlist degli appassionati. Da queste parti si è parlato di Ghali quando era ancora una sensazione della scena Trap italiana, nella preistoria che ha preceduto il momento di passaggio dall’underground al mainstream. Se si vuole considerare l’esordio di Sfera Ebbasta come l’ideale momento della svolta, sono trascorsi meno di 9 mesi. La lunga gestazione della scena Trap italiana darà nei prossimi mesi i tanto agognati pargoli, con questo Album che è l’ideale primogenito. Un’opera pensata per fare quello che Sfera è riuscito a compiere solo a metà: presentare all’Italia una nuova popstar, di primaria grandezza, destinata a segnare i prossimi anni.

E Ghali ha tutto le carte in regola. Origini tunisine ma milanese nell’anima, parla di droga e serate con gli amici infarcendo i propri brani di riferimenti culturali tanto cari alla generazione nata negli anni 90. Da Dragon Ball al Blockbuster, passando per i Pokemon, è tutto un fiorire di ricordi nostalgici e retromaniaci tipici di chi è nato senza internet ma ha imparato a conoscerlo sin da piccolo. In questo Album, 39 minuti e 12 brani, tutta questa leggerezza e questa abilità di evocare un vissuto comune funge da colonna portante. Di più, i riferimenti pop della cultura televisiva e nazionalpopolare ampliano il target, trasformando un artista ancora sconosciuto ad alcuni nell’amico figo, nel ragazzo straniero che fa simpatia. Anche politicamente, Ghali prende la strada più semplice: ha accantonato le taglienti considerazioni sociali di un tempo, preferendo temi più sbarazzini e provocazioni decisamente più innocue. Album può piacere anche a un leghista, insomma. Può piacere anche a un razzista.

Stilisticamente, c’è meno Trap di quello che si sarebbe potuto immaginare anche solo 12 mesi fa. Ghali rappa poco e il suo stile ha raramente a che fare con l’estetica Hip-Hop, fatta di frasi aggressive ed esaltanti. La sua è una sintassi più Pop, accattivante e ammiccante, sorniona e accomodante. Con Ghali ci fumi una canna a fine serata, mica vai a menare le mani in periferia per ribadire il tuo potere sul territorio. Con Ghali ti perdi a raccontare cosa ti ricordi di Majin Bu, non a criticare gli altri rapper italiani per ricordare a tutti chi è il capo. Insomma, Ghali fa simpatia ed è difficile trovarlo un esaltato, in un mondo musicale dove praticamente se non sei perennemente pompatissimo sembra quasi tu non possa esistere.

12 brani, si diceva, di cui due già ben conosciuti: Ninna Nanna e Pizza Kebab, quasi da ascoltare in coppia vista la vicinanza stilistica. Pizza Kebab contiene anche uno dei pochi spunti sociopolitici dell’intero album, con il suo ritornello che parla della futilità delle distinzioni razziali. Difficile però non aver ascoltato in rotazione in radio anche Happy Days, visto che l’ha condivisa su Twitter persino il Re Mida del Pop italiano, Jovanotti. Questo è il vero singolo di lancio dell’album, quello che ne palesa le intenzioni commerciali, trasversali, ecumeniche: squisitamente ballabile, butta lì un riferimento culturale che mette insieme tre generazioni come Happy Days. Già pronta per  i jingle pubblicitari, per i montaggi televisivi e per diventare una delle hit dell’estate 2017, Happy Days segna la strada per molti altri brani. La frenesia ritmica di Ora D’Aria e il totale sell-out nel Reggaeton di Liberté palesano lo slittamento dalla Trap al Pop più mainstream, seguendo con le dovute proporzioni quella transizione che ha portato Drake a diventare una celebrità mondiale dopo alcune opere logorroiche, monotone ma anche particolarmente personali. E proprio Drake sovviene più volte durante l’ascolto, perché è simile la fascinazione per il ritmo caraibico, da far dialogare con quel che rimane dell’anima più Trap.Altrove Ghali è diversamente commerciale. Habibi è tutto ritmo, House che funzionerà benissimo in discoteca o nei locali estivi: facile estrapolarne qualche secondo per i video delle spiagge romagnole o della Versilia. Anche la più pensosa Milano è in fin dei conti un elegante momento di House disimpegnata. Vida camuffa un pezzo degno di Gigi D’Alessio con vocoder e una spruzzatina di medioriente. Con Oggi No arriva anche un’imitazione di Fedez, giusto per essere sicuri che nulla del panorama mainstream non sia stato coperto dalla dozzina di brani in scaletta.

Cosa è rimasto, se qualcosa è rimasto, dello spirito più Trap – cioè quello relativamente più innovativo e inedito? Ricchi Dentro, che sembra la versione più professionale dei primi singoli. Poi c’è Lacrime, il momento più creativo a livello di produzione, e Boulevard, che ricorda proprio Sfera Ebbasta.

In regia c’è Charlie Charles, che ha il suo stile inconfondibile ma in un paio di casi, soprattutto Ora D’Aria, sembra ancora immaturo per allargare la tavolozza stilistica. A differenza di altri, Ghali esordisce con la sua piccola Sto Records, senza appoggiarsi a nessuna major, e continua a prediligere la dimensione online per parlare e pubblicizzare l’album – scusate, Album. A maggior ragione, mancando la pressione del colosso corporativo di turno, stupisce questa scelta di puntare sul facile, per non dire sul banale, invece di azzardare qualcosa in più. Ghali ha deciso di accodarsi, rileggere a modo suo vari trend degli ultimi anni, dal Reggaeton al Pop-Rap, ma senza coniare un suo stile. Ha investito sull’estate 2017, che chi vi scrive già immagina invasa da Happy Days e un eventuale prossimi singolo, magari da pubblicizzare a fine Giugno. Ma dopo aver investito mesi e mesi sull’aspettativa, l’attesa e la costruzione di un proprio stile, persino sfiorando il monocorde, Ghali qua si è rimangiato tutto, inseguendo gli altri che in classifica ci sono già. Il nuovo che avanza ha optato per aggiungersi alla lista dei follower, rinunciando a essere un leader e consegnando un’opera prima deludente, diluita e confusa, a tratti anche acerba. Le aspettative adesso si spostano sui prossimi pargoli, dopo che l’atteso enfant-prodige ha disatteso le aspettative.

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