Artificial Brain – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Artificial Brain su Spotify

La concorrenza in ambito Death Metal è più agguerrita che mai negli anni 10. I sopravvissuti sono formazioni che sono di diritto entrate nella storia del genere oppure quelle poche che hanno resistito all’altissima mortalità infantile nel genere. I motivi sono quelli di una complessità sempre maggiore, che funge da barriera d’entrata per i meno avvezzi. Fra chi ha deciso di stemperare l’anima Death Metal in più complesse evoluzioni Prog-Metal (PersefoneNe Obliviscaris) e chi invece ha optato per abominevoli evoluzioni tecniche, sci-fi o orrorifico-cosmiche (GiganWormed, Portal, GorgutsMitochondrion, Blood Incantation) è diventato impossibile per le nuove leve pensare di sopravvivere con opere meno che coraggiose.

Gli statunitensi Artificial Brain devono averlo tenuto ben presente con l’esordio Labyrinth Constellation (2014), un inferno di Brutal-Death-Metal di scuola Immolation che si apre all’insegna della massima intensità e velocità con Brain Transplants, portando alla mente l’estremismo inumano di formazioni come i Katalepsy. Una mattanza senza prigionieri proseguita in Absorbing Black Ignition, che tuttavia poi si straccia per lasciar intravedere le tormentate trame chitarristiche e soprattutto stupisce l’ascoltatore con inaspettati momento organistici. L’altro momento che spiazza l’ascoltatore è la muraglia sonora epica che si forma per accumulazione in Bastard Planet, a forza di intensificare l’assalto. Sono proprio i desolanti rallentamenti (anche in Worm Harvester, Orbital Gait, Moon Funeral e nella più sci-fi title-track) a far affiorare uno stile compositivo che non si appiattisce sulla mera potenza ma piuttosto inquadra un più ampio tormento dell’anima. Il vertice arriva quasi a fine tracklist, con Hormone’s Echo (quasi 7 min.): apre lenta e solenne, straziante poi a fatica si compone in un groove mostruoso che iniettato di spinte accelerazionali si imbastardisce; marcetta militare apocalittica e mid-tempo tempestato dalla doppia cassa, il colosso sonoro che affiora è un incubo che fa a infrangersi nelle dissonanze chitarristiche, nel gorgoglìo indistinto della voce e in riverberi alieni.

Infrared Horizon (2017) apre di più all’elemento melodico, con un mix più luminoso e alcune evidenti semplificazioni nei ritmi e negli intrecci (per es. Floating In Delirium, Vacant Explorer), per quanto sia facile sentirsi sempre al centro di una guerra inumana. Una più lineare veste ritmica permette ai brani di scatenare ad effetto gli altri strumenti, guadagnandone in dinamismo. Fra Wormed e Cattle Decapitation, anche grazie all’afflato epico che ogni tanto traspare,  questi Artificial Brain sembrano meno fantascientifici che sull’esordio e persino meno coraggiosi. E senza coraggio, in questo contesto musicale di nicchia così tanto affollato e agguerrito, si sopravvive male.


Discografia

Labyrinth Constellation 2014 7
Infrared Horizon 2017 6

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