Dodechaedron – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Dodecahedron

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In barba al dominio scandinavo, con gli avamposti francesi e statunitensi, una delle più estreme proposte Black Metal arriva dall’Olanda e prende il nome di Dodechaedron, titolo anche dell’esordio del 2012. Pur con i Deathspell Omega ben in testa, e con la cosmogonia di Lovecraft sul comodino e i Gorguts nel cuore, è facile rimanere impressionati dalla tempeste che si scatena sui timpani. Gettati senza pietà nell’assalto apocalittico di Allfather, si ha dopo un paio di minuti il tempo di osservare come le macerie si distribuiscano in un Jazz storpio e mostruoso, un lamento che esplode in scariche che sanno di Black Metal e Grindcore.

Quest’organismo sonoro abnorme diventa ancora più annichilente in I Chronocrator (7 min. e mezzo), fra danze scatenate e asimmetriche, scorie dissonanti, torsioni sovrumane e immersioni nella cacofonia più assordante; quando si riparte nella seconda metà è come atterrare direttamente al centro di un tifone infernale, un caos di dolore e sofferenza che si estende a perdita d’occhio. La dimensione più allucinata e cosmico-orrorifica si palesa in Vanitas (11 min.), propulsa da voci cavernose e aliene, con un uso del vocoder che ha pochi precedenti in ambiti così estremi (sovvengono i Cynic, certo, ma sul fronte più Death Metal). Entusiasmante come il marasma attanagli con continui cambi di velocità e densità, secondo una declinazione del progressivo a dir poco inquietante. Descending Jacob’s Ladder è un lugubre momento di sci-fi orrorifico, atmosferico e psicologicamente terrificante, ma senza elementi Metal né Rock.

Infine, View From Hverdell, tre parti per oltre 22 minuti. La risacca di Head Above The Heavens, la prima parte, si scatena in un più lineare assalto Black Metal e quindi in un mid-tempo epico e drammatico, con coda Dark Ambient. La seconda parte, Inside Omnipotent Chaos (8 min.) riparte dalla tradizione norvegese, superandone in potenza il suono classico a forza di esplosioni dei piatti, tappeti di doppia cassa, ronzii di chitarra e una mattanza canora inintellegibile. Due minuti da ascoltare col fiato sospeso, per arrivare estenuati al quasi-silenzio tensivo che segue, una timida melodia che cerca di comporsi, i frammenti che si ricompongono, addensandosi minacciosamente per esplodere in tonfi Doom, prodromo di una cavalcata Death/Doom dissonante che infine fa trasparire un ciclico elemento chitarristico da Post-Rock, sognante. Gran finale con A Traveller Of The Seeds Of The Earth (10 min. e mezzo), aperta nel caos e poi, guidata da mostruose forze, indirizzata da alcuni spettrali rintocchi di chitarra, incrinata da elementi melodici. Al centro una visione cosmica, poi torna la tempesta, una grandine sovrumana che genera una calvacata epica degna dei Bathory più vichinghi. Da lasciare inebetiti.

La proposta disumana di Black Metal dissonante, perennemente in mutazione e vagamenti sci-fi prosegue con Kwintessens (Through Bodies Measureless To Man) (2017), una sorta di concept geometrico che sembra interessarsi particolarmente del cosmo e della morte. Una produzione meno cavernosa giova a Tetrahedron (The Culling Of The Unwanted From The Earth), intensa come non mai nei primi minuti, quindi un incubo dalla velocità più umana e infine una danza di guerra dalle dimensioni galattiche, con droni che rimbombano tetri. Hexahedron (Tilling The Human Soil) (7 min.) chiude con una violenza quasi insostenibile, mentre in Octahedron (Harbinger) si ritrova lo spirito più progressivo della band, con un intermezzo da brividi di terrore dall’atmosfera thriller. Fin troppo orientato a sfoggiare potenza su potenza, questa prima parte dell’opera è riscattata almeno in parte da Dodecahedron (An Ill-Defined Air Of Otherness) (7 min.), apertura insolitamente luminosa, scintillante e cosmica, che poi sprofonda nel buio fino al silenzio interstellare, rinasce come maestosa sinfonia Black Metal risucchiata infine in un riverbero galattico. Punitiva la conclusiva Icosahedron (The Death Of Your Body), finale spaventoso quando la linea narrativa sembrava ormai conclusa.

Meno colossale dell’esordio, più breve e leggermente meno irrequieto negli sviluppi delle composizioni, Kwintessens punta spesso su contrasti vividi, esplosioni fragorose e alcune tracotanti dismostrazioni di potenza. Qualcosa si è perduto del misterioso intreccio indistricabile di un tempo; come quando la magia del cinema dell’orrore viene spiegata nei backstage, si continua a saltare dalla sedia ma il fascino del mistero, resosi meno irrisolvibile, riduce la fascinazione più meditata e duratura.


Discografia

Dodechaedron 2012 8
Kwintessens (Through Bodies Measureless To Man) 2017 7

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4 thoughts on “Dodechaedron – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Sì! Mi sono piaciuti. Non ascolto Black Metal da una vita, in sincerità. Non da quando ho smesso di suonarlo, ma quasi. Ma qui dentro c’è molto altro. E molto tecnico. A parte i passaggi più veloci che trovo più da “brutal” che da Grindcore, in alcune parti, mi è quasi sembrato di riascoltare i Sadus dei bei tempi con Steve di Giorgio al basso (mio idolo di gioventù). Anche grazie alla voce tagliente. Per via di alcuni di alcuni passaggi molto tirati e cacofonici, in certi momenti erano i Deicide dei primi tempi a segnarmi la memoria. Suonano davvero bene.
    Però, non so che età tu abbia, ricordi il Black Metal da Inner Circle? Quello registrato apposta “così così” che sapeva di cenere, di fuoco e di foreste nevose a mezzanotte?
    Ahhhh, che malinconia!!

    Io credo che, tra tutte le proposte moderne di Black Metal odierne, i Dodecahedron risultino degni figli tecnici ed ispirati di gente che ha suonato questa musica senza major e non solo per vendere.

    PS. Giusto per il lol… Ascoltati questo black metal moderno made in Israel…
    (Loro suonano Porno Gore solitamente, ma solo per la Cover dell’album meritano una sacrosanta risata. Potrai perdonare il drummer? Tale “Cum-puter”… di cognome penso Roland)

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