Sanremo 2017: Riassunto Tragicomico Della Serata Finale (11 Febbraio)

Lo Speciale Sanremo mi fiacca, sul finale sono esausto come un maratoneta col fisico di Adinolfi e l’efficienza cardiovascolare di Al Bano. I riassuntoni della primasecondaterza e quarta serata hanno richiesto oppiacei e amfetamine in quantità tali che volevo fingere un sequestro. Poi la Finalona, l’ultimo sforzo: un mastodonte di 4 ore e 9 minuti, cinque ore con la pubblicità, che potete recuperare da questa pagina del sito Rai.

Passiamo velocemente in rassegna quello che è successo nelle prime quattro ore, così poi ci concentriamo sul vincitore. Dopo i Ladri Di Carrozzelle (min. 2) arrivano altre Forze Dell’Ordine (min. 14), poi dal buio sbuca Zucchero (min. 17): le seconde arrestano i primi e denunciano per plagio il terzo. Dopo 23 minuti arriva la De Filippi, in tempo per presentare Elodie (min. 26), vestita così male che preferirei uscire con l’argentato Zarrillo (min. 31). Sergione Sylvestre sembra distratto durante l’esibizione (min. 37): subito dopo sarà lui ad andare da Maometto. Fiorella Mitedia (42 min.) dovrebbe avere la vittoria in tasca, ma indossa un vestito da sera. Dopo pubblicità Rai mascherate da ospitate (min. 47) arriva Fabrizio Moro (min. 57), immortalato anche in foto.

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Bernabei (1h1m) per quanto ancora potrà sfruttare il traino dei talent? Credo potrebbe essere il suo ultimo Sanremo! Lo stesso vale per Crozza (1h5m), esilarante come il finale de I Ponti Di Madison County. Quando si presenta sul palco, invece che in collegamento da Milano, questa volta non lo fischiano, come capitò anni fa: se lo meritava ora, non all’epoca. Masini (1h20m) sembra sulla via della canonizzazione.

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Ritorna Zucchero (1h25m): prima si esibisce e poi sproloquia a casaccio come un amico alticcio logorroico, infine stronca ogni speranza di una Finale meno trash duettando con una registrazione di Pavarotti (1h38m). Paola Turci si è vestita da donna (1h46m), mentre Bianca Atezei (1h51m) ha scelto un vestito così pieno di fiori che sorge il dubbio sia una salma. L’interpretazione non dirada il dubbio. Francesco Gabbani (2h2m) in tanta miseria può sembrare un alieno, un mattatore da antologia che svernicia il balletto del Silvestri di Salirò. Facile che passino senza lasciar segno Chiara Galiazzo (2h8m) e Clementino (2h14m), soprattutto se dopo Rita Pavone, quasi 72 anni, manda in vacca tutte le pietose giustificazioni dei vari Masini e Al Bano: consumata nel viso, come si vede in foto allegata, ma cantante spettacolare.

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Ermal Meta (2h26m) a confronto è afono, Lodovica Vigogna (2h32m) una muta da sub. Come si potrebbe rivalutare il Crozza visto poco prima a Sanremo? Basta invitare sul palco Enrico Montesano (2h36m), che suscita in me spontanee risa.

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Samuel (2h45m) si laverà mai la pelata? O sotto il cappello c’è un ecosistema che include periodiche precipitazioni igienizzanti? Con questo dubbio in testa vedo Michele Bravi (2h51m) confondere l’Italia con quel cognome disonesto. Sorvoliamo su Geppi Cucciari (2h57m) e su un Alvaro Solèr (3h9m) esuberante come il Venerdì Santo. Dopo appena 3 ore e sedici minuti di video arriviamo a scoprire le posizioni dalla 16 alla 3: la vittoria se la giocano Gabbani, Mitedia e Metal. C’è ancora il tempo per il più grande momento di imbarazzo dell’intero Festival: Amara e Paolo Vallesi cantano “Pace“, una canzone che sembra il compitino fatto controvoglia di un regazzino delle medie. Mai sentito un tale concentrato di luoghi comuni, a confronto “We Are The World” è un capolavoro di Dostoevskij. Di tutto pur di allungare un brodo, persino un palloso adolescente vestito con una felpa da boscaiolo che suona il pianoforte peggio di Allevi.

Entra poco dopo (3h34m) l’uomo con il nome più difficile per tutti noi toscani, Carlo Cracco. Me lo gusto sorseggiando una Coca Cola con la cannuccia corta corta. Vengono dati così tanti premi di consolazione (3h42m) che ne riceve uno anche Nonno Coraggio, basta non darne a Clementino. Prima di annunciare il vincitore vengono ringraziati autori, truccatori, cameraman, personal trainer, spacciatori, prostitute e Satana. Scocca la quarta ora quando arrivano i tre finalisti: è stato più rapido il ritorno dei Marò. All’una e mezzo passata scopriamo che vince FRANCESCO GABBANI (4h2m). La Mannoia recita l’entusiasmo per la vittoria altrui meglio di Raoul Bova.

Dopo aver compiuto questo parto pentagemini, fatemi dire due parole sul tutto. Dopo otto anni di Sanremo, vince la canzone che preferisco. Non è mai successo, neanche prima che iniziassi con questo appuntamento annuale. Sono contento perché “Occidentali’s Karma” è una canzone divertente e trascinante che non rinuncia a qualche vezzo: la partenza atipica, per sola voce, e naturalmente il testo, il più originale di quest’edizione e uno dei più originali dell’ultimo decennio sanremese. Nonostante mille pretendenti, sembra l’unico ad aver assorbito la lezione del Battiato più Pop: veicolare messaggi sociali in modo eccentrico e ironico, usando la musica ballabile come cavallo di troia. Un equilibrio che raggiunse “Salirò” e che neanche Elio e Le Storie Tese, troppo divertiti nelle loro parodie, raggiungono più (ci riuscirono, forse, con “La Terra Dei Cachi“).

L’altra cosa che mi piace di Gabbani è che sorride. Il sorriso, nell’arte, a qualsiasi livello di popolarità ci si voglia porre, ha sempre un qualcosa di dirompente. A Sanremo è una soluzione ai limiti dell’autosabotaggio. Non parlo delle risate preconfezionate di Carlo Conti, ma di quel sorriso ampio e contagioso di chi si sta divertendo. Non la tensione ipertorfica di una competizione che è ormai di cartone, ma il divertimento di chi ha un pubblico a cui cantare la sua creazione. Gabbani ha vinto su Ermal Meta e le sue violenze domestiche, sulla Mannoia e il suo manifesto di sofferto esistenzialismo. Gabbani non riempirà i pomeriggi della D’Urso sul femminicidio. Gabbani non farà da sponda al populismo corrivo di Giletti.

Ha vinto, Gabbani, nello stesso decennio de Il Volo con “Grande Amore“, la canzone più disgustosamente scontata, attempata e reazionaria che io ricordi vincitrice su quel palco. Nello stesso decennio del piagnisteo di “Non È L’Inferno” di quell’urlatrice sgraziata di Emma Marrone (che sembra essere caduta nell’oblio!). Ha vinto nello stesso decennio della più tediante e ripetitiva delle canzoni d’amore, quella “Chiamami Ancora Amore” che funzionò giusto come tributo a Vecchioni ma che non ha lasciato segno alcuno, neanche nel pop più mainstream. Per ritornare a un vincitore ugualmente distante dalle rime cuore-amore e dal dramma emotivo devo tronare ai Sanremo di quando non ero ancora nato.

E quindi oggi posso anche festeggiare, anche se non scriverà Gabbani l’album dell’anno. Ah già, la ruffianeria della canzone, qualcuno dice: ma è la carota estetica per far sopportare il bastone di un testo fatto di giochi di parole e termini rari. Davvero vogliamo criticare la vittoria a Sanremo di un testo che contiene frasi come “l’intelligenza è démodé“, che usa un termine desueto per descrivere il desueto? Che stravolge le frasi fatte con “Coca dei popoli” e spazzola le ovvietà spirituali ereditate da due decenni di filosofia orientale a bassa intensità?

Io no, non voglio criticarla. L’unica canzone che non sembra scritta negli anni ’60 insieme a quella di Clementino, che però è un aborto sonoro non da poco, non la voglio criticare. I motivi per demolire Gabbani, come chiunque vinca su quel palco, si possono sempre trovare. Ma questa volta, signori, lascio la demolizione a voi. Io, per questo Sanremo, ho avuto la mia piccola soddisfazione.

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15 thoughts on “Sanremo 2017: Riassunto Tragicomico Della Serata Finale (11 Febbraio)

  1. Grande. Grazie per avermi fatto apprezzare san remo senza neanche vederlo! E soprattutto concordo sul vincitore e la sua canzone!

    Tra l’altro mi fa piacere scoprire che sei toscano!
    Questo sabato saranno ospiti ad evento che organizzo qui a Torino due produttori musicali che stampano solo in vinile musica elettronica/techno. Chissà quali perle ci regaleresti sul nostro genere.. 😆 🎶 🎭

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  2. Anonimo ha detto:

    “Gabbai” al penultimo paragrafo.
    Detto ciò anch’io non voglio criticare “L’unica canzone che non sembra scritta negli anni ’60 insieme a quella di Clementino, che però è un aborto sonoro non da poco”. Per non parlare del fatto che, scrive quest’anonimo, questa ultima serata e questa classifica sono stati una “piccola soddisfazione” anche per me… quasi una cena offerta.
    P.s. Padre Masini, benedicium et vaffanculum, mi ha fatto piegare!

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