Sanremo 2017: Riassunto Tragicomico Della Terza Serata (9 Febbraio)

L’ottava edizione dello Speciale Sanremo continua con il riassuntone della terza serata (ma potete sempre recuperare la prima  e la seconda). Vi ricordo che siete sempre in tempo a scoprire i Campioni in gara con la Guida Per Arrivare Preparati. Non lasciatemi solo: seguitemi all’inferno da questa pagina del sito Rai.

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Abbiamo imparato che le Nuove Proposte sono poco interessanti anche per Carlo Conti: perché cambiare idea proprio questa volta? Piazzano quattro dilettanti all’inizio dell’eterna puntatona. Inizia (min. 3) Maldestro che, con un nome così, si esibisce con “Canzone Per Federica“: inaspettatamente non è un inno onanistico, piuttosto conduce alla sterilità. Fortuna che Tommasi Pini con “Cose Che Danno Ansia” (min. 8) diventa in dieci secondi il bersaglio di tutta la mia rabbia repressa: è tipo Gabbani ma vestito da coglione. Inoltre, temo che possa fottervi il ragazzo. Ma il problema è ovviamente la canzone, un manifesto del trying too hard.

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Subito dopo (min.12) Valeria Farinacci e la sua “Insieme“, originale come le borse di Louis Vitton da 20€ a Napoli Centrale. Fortuna che poi uno che si fa chiamare Lele (min. 16)  porta con la sua “Ora Mai” a Sanremo il peggior gioco di parole di tutti i tempi. A una certa arriva persino la De Filippi, visto che lo smalto cotto è stato più veloce da applicare del previsto e quindi come un angelo della morte di dubbia sessualità arriva per l’eliminazione di Tommaso WannaBeGabbani Pini e Valeria Farinacci. Di loro sentirò la mancanza come delle coliche renali.

Ma finora si scherzava, la serata apre davvero con un grande interprete della canzone italiana di tutti i tempi Il Piccolo Coro Dell’Antoniano (min. 26). Un buon momento per assumere le droghe sintetiche che mi ha consigliato in privato l’utente LapoEscobar420, che ringrazio! La serata, quando inizia davvero, è dedicata alle cover, brani di altri autori che i Campioni cercano di rovinare, dimostrando che anche una buona canzone può diventare peggio delle briciole nel letto quando la canta Gigi D’Alessio.

Inizia questo stupro nazionalpopolare in diretta Chiara Galiazzo (min. 36) con “Diamante” di Zucchero “Ti Sputo In Bocca” Fornaciari. Lei si fa aiutare dal violino di Mauro Avventisti Del Settimo Giorno Pagani. Ma è solo l’antipasto di questo buffet di escherichia coli, perché Ermal Meta arriva subito dopo (min. 41) per ricordarci che “in fondo la tristezza è solo un’assenza di felicità”. Porco Ronnie James, abbiamo fra di noi un filosofo! Che pensiero profondo, se fosse stato detto da un bambino dell’Antoniano! Questo Platone della musica leggera propone “Amara Terra Mia” di Domenico Modugno, ma Dante è sublime anche letto da un balbuziente e così finisce che ci si emoziona. Inoltre, lui fa il gradasso e interpreta due voci diverse, lavorando con l’estensione. Che sborone. Lodovica Dromedario (min. 45) decide di azzardare “Le Mille Bolle Blu” e quando lo scopro prendo i pop-corn e mi preparo allo spettacolo.

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Che dire, il più famoso esplosivo della musica italiana la cantava divinamente, mentre qua, pur facendo il compitino, non c’è motivo di entusiasmarsi. E inoltre ve prego, basta con ‘sti cazzo di balletti scemi.

Pregherò” cantata da “Al Bano” (min. 50) è una cover della cover di Celentano: praticamente l’omeopatia dell’originalità. Vi giuro che Al Bano parte con un ibrido fra un rutto e un colpo di tosse che solo le raganelle di Gardiner potrebbero scambiare per una nota. Attendo con terrore un epico infarto in diretta, che non arriva neanche con il fiacco acuto finale.

Rimanendo minacciosamente circondati dell’intenso odore dei ceri funebri, ecco che arriva sul palco la giovanissima Maria Pollacci (min. 53), di appena 92 anni. La regazzina ha fatto nascere 7642 bambini, dalle proprie ovaie! Questo significa che ha avuto un parto ogni quattro giorni da quando è nata e che la sua pubertà l’ha raggiunta in gestazione! Inoltre, visto che non si può partorire ogni quattro giorni (correggetemi se sbaglio!) ha avuto numerosi parti plurigemellari: più precisamente ha avuto 124 parti da 61 gemelli alla volta. Sono così entusiasmato da questa signora che ci metto qualche minuto a capire che assiste le partorienti e non è l’incubo incarnato della sovrappopolazione mondiale!

Visto che Sanremo è il regno del trash, l’arrivo de La Orquesta Reciclados Cateura, un ensemble che fa musica con i rifiuti (min. 59). Difficile distinguere questi ospiti dai Campioni. Davvero non so come arrivare alla fine della puntata, poi arriva la Mannoia con “Sempre e Per Sempre“(1h6m) e mi riguardo tutto 2 girl 1 cup trovandolo insolitamente piacevole. Crozza imita Bergoglio E Pregiudizio e sembra migliorare di sera in sera: se fanno 2 mesi di Sanremo ci troviamo Corrado Guzzanti. La cosa più irritante è Carlo Conti che rida come una tredicenne al quinto Bacardi Breezer a ogni più futile freddura, ma d’altronde va in tour con Panariello e Pieraccioni e si diverte, quindi c’è da compatirlo.

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Poi Alessio Bernabei fa di tutto per rovinare “Un Giorno Credi” di Edoardo Bennato, che riesce a far sembrare nella prima strofa il menestrello napoletano più dotato di Freddie Mercury. Ti prego Paola Truci Turci non mi rovinare “Un’Emozione Da Poco” come hai rovinato il look di Patti Smith. Peccato che la versione definitiva sia uscita da pochi mesi al cinema.

Ma poi perché deve fare quella cosa con la voce da transessuale, è proprio necessario? Oppure non trova un altro modo per prendere le note basse?

Questo Sanremo potrebbe passare alla storia come il più gay-friendly di sempre: dopo Tizianone e Ricky Martin ecco uscire dalla formalina Mika (1h29m) che si esibisce in un monologo fanciullesco che diventa un inatteso vertice di imbarazzo empatico. Il suo dialogo con l’orchestra sembra scritto da due bambini delle elementari con i genitori troppo impegnati a sniffare colla. Fra le perle c’è “la musica può cambiare il mondo intorno a te“, uno slogan da spot Vodafone. Solo a 1h36m inizia a cantare e quando usa il falsetto sembra sul punto di emettere una flatulenza da annali della televisione. Purtroppo propone anche parte del suo canzoniere minore, vale a dire tutto quello dopo il singolo d’esordio.

La cover di Mika è di George Michael e la sua “Jesus To Child“. Una sorta di circolino degli odiatori della patata. (LapoEscobar420 ho venduto la macchina, inviami una dose doppia rispetto a quella di ieri, grazie) (anzi, vengo io a prenderla che si fa prima) (anzi incontriamoci a metà strada che facciamo ancora prima!).

Non ce la faccio ad ascoltare la signora Mariuccia Bernacchi (1h47m), 105 anni, cantare “Il Mazzolin Di Fiori“: è per questo che incappo in “One Man One Screwdriver” e all’improvviso rivaluto Sanremo. (non googlatelo, sciocchi!) Riparto quindi rinfrancato (1h52m) e Gigi D’Alessio con “L’Immensità Del Cazzo Che Me Ne Frega” lo prendo di petto, col coraggio sconsiderato di chi prova a dire alla propria ragazza “hai messo su dei bei baffetti, posso chiamarti Dalì?”. Lui sembra però costantemente scoordinato rispetto all’orchestra, invasiva e spesso tronfia fuori contesto. Il giochetto, probabilmente, doveva essere quello di stupire tutto nel finale sfasciaugola del brano, ma il risultato è meh.

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Gabbani salvaci tu (1h55m) con la sua celentaniana “Susanna“, ne fa un Reggae-Rock  che non si capisce perché non facciano cantare solo lui tutta la serata. L’ospitata di Alessandro Gassmann e Marco Giallini funge da markettone per Beata Ignoranza e poi quando dicono “fa molto ridere e fa riflettere” il mio entusiasmo arriva al livello “sextape della De Filippi”.

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Io, lo sapete, mi diverto a trasformare i cantanti in macchiette per rendere meno dura questa scorpacciata di deiezioni musicali, ma alle volte diventa impossibile parodizzare. Prendete Masini (2h2m), quello di “Vaffanculo” e “Bella Stronza” che per me è diventato Marco Tourette e che deve avere dei problemi di rabbia repressa non indifferenti. Fra le migliaia di canzoni possibili cosa va a scegliere? “Signor Tenente” di Faletti. Non vi dice nulla? È famosa per contenere sei volte la parola “Minchia“. Non vi dico come ha reagito entusiasta Mika. Fabrizio Moro ha detto “Pensa!”.  Il pezzo è comunque attualissimo, nel modo più triste possibile e lui si prende un’ovazione che aumenta di molto la sua quotazione come vincitore.

Zarrillo con “Se Tu Non Torni” di Miguel Bosè (2h7m) è un ottimo momento per scoprire che effetto fa una bottiglia di Ribolla Gialla mischiata con otto medicinali pescati alla cieca dal mobiletto del bagno. (sentendomi strano ho letto al volo i foglietti illustrativi e scoperto che rischio un’infezione vaginale e anche un forte attacco di morte) (mi raccomando, “mix letale di farmaci” fa più figo di “s’è ingoiato per sbaglio due pillole del giorno dopo e quattro guttalax“) (ricordatemi come un blogger maledetto).

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Elodie ci rallegra con “Quando Finisce Un Amore” (2h12m) di Cocciante ma io sono fra la vita e la morte quindi me la perdo e lo stesso vale per l’ospitata tristissima delle figlie di Belmondo e Delon. Conti è persino costretto a chiamare l’applauso. Uscito dal coma mi trovo Samuel (2h21m) che canta una cover di una cover: “Ho Difeso Il Mio Amore“, cioè “Nights In White Satin” dei Moody Blues. Mi gira la testa, ho la nausea e ho caldo. Potrei pensare di essere incinto ma dai cazzo due pillole ho preso. E nonostante la confusione credo di essere un uomo. Ho controllato, lo sono. Fortuna che non è entrato nessuno in camera trovandomi con le braghe calate davanti a Sergio Sylvestre (2h29m). Lui canta “Vorrei La Pelle Nera” e meno male che non ha optato per la marcia del ciccione.

Moro canta “La Leva Calcistica Della Classe ’68” (2h33m) di Francesco De Gregori. Appresa la peculiare scelta non ho potuto che commentare: “Pensa!”. Michele Bravi ci dà dentro con “La Stagione Dell’Amore” di Franco Battiato. Focalizzo l’effetto principale dell’intera serata cover: riascoltare gli originali. Ascoltare e riascoltare cover dei brani scelti. Fino a quando cantano le loro canzoni puoi dirti che è colpa del brano e degli autori ma quando riescono ad appannare dei classici della canzone italiana con veli di mediocrità è fin troppo facile individuare i colpevoli. E Bravi è anche abbastanza capace, a dirla tutta.

L’arrivo di Luca e Paolo (2h42m, mezzanotte passata) all’inizio porta una ventata d’aria fresca, peccato che il teatrino che segue, una frase per uno e giù a darsi di gomito, sia più deprimente della vita sessuale di Bob L’Aggiustatutto.

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Meglio quindi chiedere droga ai condomini più giovani, promettendo pagamenti stellari domani, e lanciarsi nel sestetto di Campioni a rischio eliminazione: Ron (2h52m) è sempre opaco; Raige & Luzi (2h57m) continuano a conquistarmi come la matematica il sabato sera; Bianca Atzei (3h2m) sembra la nuova Emmamarrone;  il Clementino (3h7m) non è buono manco per le spremute; Giusy Ferreri (3h12m) secondo me imita il vocione di un’orca come nelle fiabe sonore dei bambini; Nesli & Paba (3h16m) no, ve prego, non fateli passare. Per capirci, è MEZZANOTTE E CINQUANTA.

La gara delle cover la vince Ermal Meta (3h22m) e non ho molto da protestare, solo io avrei dato a Gabbani il premio. Ma chissene, lasciamo a Gabbani LA VITTORIA. Praticamente è l’una di notte (3h23m) quando arriva album LP e ricorda a tanti come si canta dal vivo. Rocco Tanica (3h33m) dovrebbe comparire ogni 40 minuti e sarebbe il miglior Festivàl di sempre. Questa volta improvvisa uno scontro di wrestling fra Al Bano e Elodie. Chi è stato eliminato definitivamente (3h37m)? Nesli & Paba (eccimancherebbe!) e Raige & Luzzi (ecistramancherebbe!).

Se ancora non ne avete abbastanza, ho dolorosamente riassunto anche la quarta serata!

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3 thoughts on “Sanremo 2017: Riassunto Tragicomico Della Terza Serata (9 Febbraio)

  1. Tommaso Pini. E mia madre “ma perchè dici che Gabbani almeno provava qualcosa di diverso e invece questo fa schifo”. Ma come lo spieghi, caro mammifero endemico, come lo spieghi il gusto? (sempre che tu sia d’accordo, ma non importa. Sfogo). Tommaso Pini.

    Calogero

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