“Che Fine Ha Fatto Chris Cornell?”: Reunion Triste Degli Audioslave, Anti-Trump

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La notizia fa il giro della Rete in poche ore: gli Audioslave si riuniscono per opporsi a Trump. Ne parlano subito i siti musicali più seguiti, compreso quell’Ondarock dove scrivo anche io da qualche mesetto. Non si tratta esattamente della band epocale che torna per rivoluzionare la musica, intendiamoci, perché gli Audioslave non lo sono mai stati. Il Dizionario Del Pop-Rock che consulto ogni tanto li presenta come “un dream team di reduci degli anni 90”, con tre quarti dei gloriosi Rage Against The Machine insieme all’ugola d’oro del Grunge, Chris Cornell, frontman dei Soundgarden.

L’esperienza non è esattamente entusiasmante: tre album che esauriscono progressivamente le idee, con il primo che poteva bastare per concludere l’intero progetto. Alla fine io, gli Audisolave, li ascoltavo per due motivi: la chitarra di Tom Morello, tutta piena di effetti spettacolari, e la voce di Chris Cornell. Io sono innamorato della voce di Chris Cornell, tanto che mi sono ascoltato tutta la sua discografia solista solo per poterla ascoltare. E in quei pochi album si trovano cose come una cover, stravolta, di Billie Jean di Michael Jackson dove ancora si può apprezzare la sua voce, il suo stile, il suo timbro.

Perché Cornell non ha solo l’estensione, ha anche quella capacità di spostarsi dal caldo avvolgente di una nota in un registro medio-basso a un penetrante acuto che ti fa balzare dalla sedia. Dal baritono al tenore, praticamente. Ed è una capacità, quella di essere crooner e shouter, che ha reso da subito Cornell uno dei più amati cantanti degli anni ’90, da quando ha prestato l’ugola ai Temple Of The Dog. In questa formazione che è un po’ la band che funse da culla del Grunge troviamo i semi di Soundgarden e Pearl Jam e le ceneri dei Mother Love Bone. Proprio nei Temple Of The Dog la sua voce regala uno dei momenti più commoventi e intensi, peraltro in una toccante dedica a un amico morto per droga: Say Hello To Heaven è il brano che mi ha fatto invaghire del suo stile di canto, uno sfoggio di potenza che sembra costruito intorno alle possibilità del buon Chris in piena forma.

E poi, ovviamente, Chris Cornell era una delle poche possibilità per far ricordare le parti cantate dei Soundgarden, una band che non amava tenere i volumi bassi. A guardare video come questo qua sotto, ci si rende conto che c’era in lui quella sicurezza di chi sa di avere avuto un dono da madre natura: lo si taccerebbe di arroganza, se non se lo potesse permettere.

Anche a guardare i live dell’epoca, si può finire per trovare esibizioni da brivido come questa Mailman registrata nel 1996.

Quando Cornell arriva all’esperienza degli Audioslave, nei primi anni del millennio, già non è più lo stesso. Più incerto, meno sicuro delle proprie capacità e meno esaltante nell’espressività. Si farebbe peccato, però, a considerarlo per questo un cantante mediocre: il Cornell del periodo di attività negli Audioslave è più umano, ma comunque capace di spiccare su buona parte dei colleghi rockers.

Nel lungo periodo, si delinea un processo continuo di cambiamento della voce del Nostro: minore estensione, minore potenza e minore controllo. Questo cambiamento si palesa quando Cornell esce dal gruppo come un redivivo John Frusciante e prende una nuova strada. Nella discografia solista Cornell si adatta al cambiamento del suo corpo con canzoni meno elettriche e più sgombre negli arrangiamenti: sarebbe impossibile con l’ugola degli ultimi anni spiccare sopra le chitarre distorte che cavalcava impavido nei Soundgarden. Una carriera solista che comunque spreca più occasioni di quante ne coglie, fiaccata da un songwriting spesso privo di carattere.

Ma, a metà Gennaio 2017, è saltata fuori questa reunion anti-Trump di cui vi parlavo in apertura e hanno iniziato a girare i video dell’esibizione. Un disastro. Se pensavo fosse triste sentire il Cornell solista, ridimensionato e umile rispetto all’adorabile sbruffone di un tempo, la sua più recente esibizione con i riformati Audioslave non solo ha dimostrato che non c’è futuro per la band  ma che non c’è più un futuro, né un presente, per il Cornell cantante. Non è solo una prova sottotono, è un’imbarazzante esibizione che lascia freddo anche il pubblico. nel video sotto Like A Stone è straziante. Persino la band sembra accorgersi dell’evidente difficoltà del cantante, supportandolo con cori (stonati!) che rendono l’esibizione ancora più imbarazzante.

Cosa diavolo è successo? Era strafatto? Una serata storta? Poche prove e poco allenamento rendono Chris stonato furioso? Non è chiaro, ma è chiaramente un colpo al cuore per chi, come me, ha amato uno dei cantanti più talentuosi degli anni ’90.

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5 thoughts on ““Che Fine Ha Fatto Chris Cornell?”: Reunion Triste Degli Audioslave, Anti-Trump

  1. Peccato…anche perché invece l’ultimo album solista era ottimo, seppur troppo lungo, e finalmente aveva trovato il suo stile libero dai repertori di elettronica.

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  2. Cosa sarebbe l’ultimo video? Non sambra enemmeno lui, uno sbandato che è su quel palco tanto per esserci, la canzone e la sua ugola non trasudano ne pssione ne forza…che amarezza.

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  3. Davide Sbaba ha detto:

    Abbiamo visto come mai ….ormai non eri piú in te da qualche mese…la depressione ti ha ucciso ma per me e per noi che siamo cresciuti ascoltando la tua voce rimarrai sempre il migliore! Ora i tuoi fantasmi non ti tormenteranno piú..riposa Chris…riposa in pace..

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