Antony And The Johnsons + Anohi – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

anohni

Antony Hegarty, conosciuto anche come Anohi, è il leader degli Antony And The Johnsons. Nasce in Inghilterra ma vive negli USA è un transgender che considera se stesso una donna. L’esordio Antony And The Johnsons (2000) è pieno di brani accorati, umbratili e commoventi come Cripple And The Starfish, ornata da dolci fiati, o momento più vivaci e teatrali come Hitler In My Heart. Su tutto c’è la voce baritonale e sofferente di Antony Hegarty, buona per la funebre Atrocities, la struggente River Of Sorrow ma anche per la più colorata Deeper Than Love. Il rischio è ovviamente sfociare nel patetico e nel monotono, rischio che sembra confermato da Rapture, Divine e Blue Angel. L’impressione è che si stia assistendo a un musical emotivo, senza vederne le immagini, le movenze degli attori, le scenografie.

I Am A Bird Now (2005) è meno teatrale e forse ancora più toccante (la fragile Hope There’s Someone, chiusa da cori imponenti; You Are My Sister; Spiralling). L’eleganza di My Lady Story, Soul emozionante, e soprattutto For Today I Am A Boy, vivace eppure toccante, spostano lo stile classico d’esordio verso qualcosa di più emancipato dai cliché del musical, pur conservandone strumentazione e pathos. Qualche lungaggine (Fistful Of Love) ma complessivamente è un album superiore all’esordio. L’album vede la collaborazione di molti artisti di spicco, come Rufus Wainwright, Lou Reed, Boy George e Devendra Banhart.

The Crying Light (2009) si orienta verso un canto più sofisticato e trasforma i momenti carichi di emotività degli esordi in più soffuse poesie sonore. Gli arrangiamenti sono spesso cameristici e neoclassici. Her Eyes Are Underneath The Ground e Epilepsy Is Dancing definiscono il suono dell’opera, che profuma di vintage e di malinconia. La musica trova molto più spazio che in passato ma, per quanto toccante, non suona per nulla originale (One Dove, Everglade) e a volte sovrasta la voce (Aeon). Quando la musica rimane in disparte, invece, si rischia lo sbadiglio (Another World). I brani più Pop, come Kiss My Name, sono brevi ma non più creativi. L’album viene celebrato come un capolavoro dalla critica.

Swanlights (2010) è un’opera malinconica e riflessiva, aperta dalla lugubre Everything Is New e proseguita dal Folk dimesso di The Great White Ocean, dal neoclassico di Ghost, dal Chamber Pop di I’m In Love, Salt Silver Oxygen, la dimessa e risaputa Christina’s Farm e Thank You For Your Love, stiracchiata oltre il necessario. Più interessanti l’astrattismo funebre della title-track, il saltellante gioco a due voci di Flétta, con la splendida voce di Bjork.

Sicuramente Antony Hegarty è un caso eccezionale del panorama musicale più o meno celebre del periodo, anche vista la sua identità sessuale, la sua presenza scenica, l’emotività della sua musica. Quello che chi scrive non riconosce, invece, è l’originalità della sua proposta musicale, prima che meramente vocale. I brani, per quanto deliziosamente rifiniti, finiscono spesso per trovarsi nel solco delle varie tradizioni stilistiche Folk, Chamber Pop, Neoclassica senza fornire all’ascoltatore motivi di peculiarità. Il canto è certamente protagonista e anche più interessante degli altri elementi, ma risulta carico di un pathos esasperato ad inizio carriera e matura solo in seguito, quando una più ampia tavolozza emotiva viene sfruttata. Tranne rari casi, la sua sensibilità non è mai messa al servizio di un’ambizione sonora più coraggiosa, che superi i modelli della canzone, per quanto sofisticata.

Chiusa la Antony And The Johnsons, Antony Hegarty inizia una nuova avventura con il nickname Anohni e l’album Hopelessness (2016). La proposta è molto più elettronica rispetta al passato, intrisa di umori Synth-Pop ed Electro-Pop. Drone Bomb Me trasporta così l’appeal Pop che affiorava in passato in territori contemporanei fatti di glitch appena percettibili e atmosfere desolanti.

4 DEGREES distorce i ritmi e si trasforma lentamente in una sinfonia di synth: è un brano prevedibile e prolisso. Non è più originale Watch Me, tantomeno la soffusa Execution, figuriamoci la sonata per organo di I Don’t Love You Anymore. La produzione luccicante di Ross Birchard e Daniel Lopatin conferisce in generale una patina distopica, post-Dubstep, alla musica, ma tranne qualche momento più azzardato (Violent Men) si limita spesso a svecchiare il Chamber Pop di un tempo (per es. Hoeplessness), senza far miracoli con un canto che non è tanto duttile o mutante da poter davvero interagire con i beat meccanici e destrutturati che pure saltano fuori qua e là.

L’album è anche imbarazzante a livello di testi e messaggi, impegnato in prese di posizione politiche e sociali tanto generiche e ritrite quanto espresse secondo una sensibilità mai così ritrita (era meglio quando Hegerty parlava dei suoi sentimenti tormentati). Il brano più rappresentativo è, in questo senso, Obama, un canto da muezzin che è una delle più interessanti idee dell’opera ma un testo-accusa che suona non solo destinato a non resistere alla prova del tempo, ma soprattutto non aggiunge nulla alla discussione che pure è stata fatta sulla figura del Presidente USA.

Salutato, manco a dirlo, come un capolavoro della musica contemporanea, Hopelessness è un Art Pop elettronico che mima i suoni del contemporaneo senza proporre un cantato e dei messaggi che non sembrino vecchi obsoleti.

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Voti:

Antony And The Johnsons – 5,5
I Am A Bird Now – 6,5
The Crying Light – 5,5
Swanlights – 5
Hopelessness – 5

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2 pensieri su “Antony And The Johnsons + Anohi – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Non ho pareri “tecnici” come i tuoi, ma non sono d’accordo con la tua recensione.
    Che mi dici dei concerti con brani eseguiti con il solo accompagnamento del piano?
    Non hai poi citato ricerche e collaborazioni come con Cocorosie, Boy George ecc.
    Ho capito, non gradisci il genere. O il transgenere? 🙂
    Alla prossima.

    p.s. Antony baritonale?

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  2. Grazie Vincenza! Recensisco solo gli album qua, non tengo conto di cosa faccia in concerto, come è la regola nella critica. Mi piacerebbe mettere in conto altre mille cose, ma richiederebbe tanto tempo, non ce la potrei fare!

    Ho citato alcune collaborazioni, ma solo quelle che compaiono su album e solo alcune: non serve a nessuno un elenco lungo se poi non è mio obiettivo spiegare nel dettaglio la tale collaborazione (sostanzialmente perché non è finita in un disco).

    Non è vero che non gradisco il genere, non gradisco Antony And The Johnsons. Se ci fidiamo di Rate Your Music, che cataloga la musica sotto Chamber Pop, mi piacciono molto gli Arcade Fire e diverse cose di Sufjan Stevens.

    Sul discorso vocal range: non è facile, ma il baritono mi sembra la classificazione più plausibile. Così la catalogano qua: http://www.famoussingers.org/antony-hegarty qua http://www.lastampa.it/2013/02/14/spettacoli/festival-di-sanremo/2013/antony-la-voce-piu-strana-che-c-e-hUmWBEQwYV1ZesFLAfp4DM/pagina.html qua http://www.outsidersmusica.it/recensione/la-singolare-voce-di-antony-hegarty/ e soprattutto rientra in quel registro secondo questa analisi: http://therangeplace.boards.net/thread/495/anohni-antony-hegarty

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