Nails – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Gli statunitensi Nails sono una di quelle formazioni che ha fatto dell’estremismo la propria ragione d’essere. Grindcore e Powerviolence come ingredienti principali, ma anche un’arsenale temibile di violenze assortite e cacofonie devastanti: questa la ricetta di Unsilent Death (2010). La spezia che fa la differenza è un’attitudine Punk che rende l’opera brevissima, senza compromessi e lontana da qualsiasi apertura ad un suono meno ostile. La conclusiva Depths, trascinata oltre i 3 minuti da strazianti rumori, è l’ideale conclusione di un tassello di musica estrema, non certo innovativo ma sicuramente potente.

Abandon All Life (2013) non è certo più amichevole: In Exodus, in apertura, investe l’ascoltatore con un Grindcore in cui l’anima Hardcore si può facilmente rintracciare. Da là, attraverso la rabbiosa Tyrant, l’esasperata Absolute Control e la più articolata God’s Cold Hands, con qualcosa della schizofrenia dei Cattle Decapitation, si giunge a Wide Open Wound: quasi 4 minuti, quindi una piccola suite per la band; passo stentoreo e sfoghi di rumore assordante, un tormento emotivo e fisico che prosegue senza cedere all’ovvia accelerazione. L’Hardcore sanguinario della title-track e la conclusiva Suum Cuique (ben 5 minuti!), chiusa da un passo funebre imponente, aggiungono altri momenti di esaltante violenza alla discografia. Abandon All Life, più elaborato e complesso dell’esordio, è un album per gli amanti della musica estrema che, entrati nell’estetica, si dimostra tanto devastante quanto capace di variare, mutare, spaziare nelle efferatezze.

You Will Never Be One Of Us (2016) aumenta la schizofrenia compositiva, con cambi di velocità e ripartenze continue. La title track è un mastodonte Power Violence a cui hanno prestato il suono annichilente del Death Metal più incompromissorio.

La scheggia di Friend To All, divisa a metà da una ripartenza Hardcore Punk, o gli assoli tormentati di Made To Make You Fail e Violence Is Forerver sono solo alcuni degli elementi distinguibili in questi gorghi sonori affollatissimi. Savage Intolerance punta sul groove, In Pain su una chiusura talmente intensa e veloce da lasciare semplicemente inermi.

Alcuni brani, come non succedeva in passato, sembrano articolati inni di violenza e nichilismo, come è il caso di Life Is A Death Sentence, tanto coinvolgente che si presta a essere urlata in coro, a patto di essere accessi da una animosità rara. Il finale con They Come Crawling Back (8 min.) emerge da un abisso ferale e, fra tempeste ritmiche, espettorazioni assassine, torture chitarristiche e riff disortissimi e bellicosi, porta alla conclusione di un album ancora una volta brevissimo (21 min.) ma capace di esplorare l’estremismo sonoro con inesauribile energia.

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Voti:

Unsilent Death – 5
Abandon All Life – 6
You Will Never Be One Of Us – 6,5

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