Great Old Ones – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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I francesi The Great Old Ones sono una formazione di Black Metal con tendenze atmosfeiche e una propensione a brani estesi. Sono fortemente influenzati dai racconti di H. P. Lovecraft.

Sul primo Al Azif (2012) si dimostrano capaci di descrivere paesaggi sconfinati e visionari, rievocando Agalloch, Deafheaven e Alcest. My Love For The Stars, ispirata al mito di Cthulhu, è un colosso di 10 minuti abbondanti dove coprono varie declinazioni del Black Metal, da quello atmosferico a quello più ferale.

Tekeli-Li (2014) si ispira al racconto Alle Montagne Della Follia, sempre di H. P. Lovecraft. L’imponente Antarctica (quasi 10 min.), con la maestosa lentezza di band come gli Isis calata in una suite Black Metal, e l’evocativa The Elder Things (9 min.) sono perfetti esempi di composizioni che si sviluppano grandiosamente, attraverso movimenti differenti: sono archiviabili negli esempi di Black Metal evoluto del periodo, ben lontano dalla semplicità monocorde dei padri fondatori. A fare davvero la differenza, tuttavia, è la mastodontica Behind The Mountains (18 min.): aperta da una trenodia di chitarra acustica, travolta da un vento gelido di Black Metal e incanalata in un geometrico ritmo Funk, la composizione sussulta per la prima volta al terzo minuto, ricominciando il ciclo; intermezzo acustico, crescendo chitarristico con aperture lisergiche e un Doom per fendenti assordanti di chitarra anticipano la seconda esplosione al settimo minuto, una nuova ondata di terrore; i paesaggi inumani di Lovecraft diventano lamenti di chitarre galattiche, poi al decimo minuto un silenzio spettrale e un recitato anticipano una marcia devastante, disciolta in strati di chitarre e poi rinfocolata ancora per la sfuriata finale. Behind The Mountains è una prova compositiva che fa distinguere la band nell’affollata compagine di Black Metal atmosferico del periodo.

Il terzo album, l’imponente EOD: A Tale of Dark Legacy (2017), incentrato su “La Maschera di Innsmouth” di Lovecraft, segna una evoluzione verso una miscela sonora della quale diventa ormai difficile definire gli ingredienti principali. L’anima Black Metal è sempre individuabile, ma l’approccio Post-Metal finisce spesso per dominare. L’iniziale The Shadow Over Innsmouth (9 min.) sfoga l’anima da blackster in pochi minuti e si dilata in angoscianti droni lugubri, chiudendo con sfoggi quasi sinfonici. Proprio questa spinta verso il maestoso torna più volte nell’album, con rinnovata efficacia rispetto al secondo album anche grazie a una produzione più attenta. When The Stars Align atterrisce l’ascoltatore con le invocazioni esoteriche ma non spicca per complessità e creatività, come invece fa The Ritual (altri 9 min.), aperta da ritmi tribali  e malsane allucinazioni degne dei coevi Oranssi Pazuzu. La doppietta finale sembra concludere al meglio: In Screams And Flames e soprattutto Mare Infinitum (11 min.) non disdegnano melodie solenni, assoli da Metal classico, labirinti armonici e ritmici cervellotici e mai rinunciano alla “progressività” dei brani, che evolvono dall’inizio alla fine. Album dopo album potrebbero creare la più completa e credibile trasposizione in musica dei capolavori di Lovecraft.

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Voti:

Al Azif – 5,5
Tekeli-Li – 6,5
EOD: A Tale of Dark Legacy – 6,5

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2 thoughts on “Great Old Ones – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Gran bella band di atmospheric black metal attendo il prossimo anno il loro nuovo album. Nella mia collezione di dischi ho Al Azif che consiglio vivamente di ascoltare in questo periodo dell’anno, come tutto il black metal del resto. Mi piace molto il loro sound, come tutto quel black metal che si va ad unire a tempi dilatati e atmosferici.

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