Gojira – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

gojira

Le migliori canzoni dei Gojira

I francesi Gojira, conosciuti fino al 2001 come Godzilla, sono diventati negli anni ’00 fra le band più celebrate del panorama Metal. Forti, in loro, le influenze del Groove Metal e del Death Metal, con echi di formazioni quali Tool, Speultura, Pantera, Neurosis, Prong, Crowbar e Meshuggah che affiorano durante la carriera. Sono particolarmente distinguibili per l’enfasi ritmica dei brani, per i frequenti start-and-stop e per una sensibilità ecologica condivisa con poche altre band.

Terra Incognita (2001) rimesta fra ritmi spaccaossa, riff trucidi e assordanti, accelerazioni con tanto di blast-beat a profusione (per es. Lizard Skin), aggiungendo alla mattanza anche qualche momento più evocativo e emozionale, come il turbine chitarristico di 04 e la trenodia straziante di 1990 Quatrillions de Tonnes. In the Forest è, in chiusura, il momento ritmicamente più impressionante, una ideale fusione fra Meshuggah e Prong. L’opera, nel complesso, non riesce comunque a definire uno stile sostanzialmente originale, proponendo variazioni marginali su modelli conosciuti e perdendosi, probabilmente, in una tracklist troppo lunga e frammentaria.

The Link (2003) è una raccolta di Death Metal ritmico devastante, che non lascia molte tregue all’ascoltatore. Questa musica corazzata, con spunti ad alto tasso tecnico e aperture progressive, come in Death Of Me, ha il rigore di una dimostrazione di potenza militare: ordinata, violenta, precisa, spettacolare. Solo in Indians e Inward Movement sembra distinguersi anche l’intento di costruire una canzone, per quanto possente e ossessionata dal “groove”. Le poche pause sono atmosferiche e rivelano un’anima gentile, quasi New Age, come dimostra Torii. L’anima sperimentale trionfa in Embrace The World, col didgeridoo, mentre la conclusiva Dawn (quasi 9 min.) apre a psichedelia e jam-metal. Indubbiamente la band dimostra su The Link di avere uno stile più personale, incentrato su riff stoppati e devastanti, aperture melodiche/atmosferiche e un’anima orecchiabile malcelata nei momenti meno ostici. Per semplificare, si può immagine una fusione fra i Sepultura tribale e pieni di groove, primordiali e bestiali, e l’anima meccanica, distopica, futuristica dei Meshuggah.

From Mars to Sirius (2005) è l’album della maturità. L’opera porta l’anima “groovy” verso composizioni progressive che si cibano voracemente di cambi di tempo e velocità, rinunciando all’uso di assoli e sezioni strumentali tipiche dell’onanismo tecnico più ritrito. L’album è epico, persino mostruoso nella sua maestosità, e trasuda dramma dai testi degni di una ecological sci-fiction. Alcune intensità parossistiche, come in Backbone, sembra giungere all’estremo ultimo del Metal ritmico, ma a donare all’album profondità sono le dolcezze di intermezzi come Unicorn, gli sprazzi atmosferici e astratti di Where Dragons Dwell, l’ampiezza stilistica di Flying Whales (8 min.), fra Neurosis e Meshuggah. Persino la più docile World To Come (quasi 7 min.) è da ricordare: apre a un futuro di brani meno viscerali, ma non meno complessi e personali. I Gojira sono “progressivi” come i Meshuggah e i Neurosis, non certo come i Dream Theater: abbattono i confini del Metal, contaminano le varie correnti e creano composizioni complesse e tecnicamente azzardate, persino imperniate su un sussulto labirintico di chitarre come Global Warming (8 min.). From Mars to Sirius mette, per la critica e per il pubblico di appassionati, i Gojira a fianco dei Mastodon, fra le poche band celebrate in modo trasversale in ambito Metal a metà anni ’00.

The Way of All Flesh (2008) prosegue sul medesimo sentiero, con altri vertici in The Art Of Dying, 10 minuti di Prog-Metal schiacciasassi. Sono ancora molto pesanti, ma poco sembra essere cambiato dall’ultimo album, se non che l’amalgama si è fatto meno imponente e mostruoso, meno colossale. Un sound più pulito e meno viscerale comporta una minore spinta emotiva, verso la precisione sterile di tanto Metal tecnico.

L’Enfant Sauvage (2012) propone una musica più semplice e ripetitiva, per quanto ancora evocativa e sicuramente possente. Per quanto in alcuni casi si insista in modo tediante sulla ripetizione (The Gift Of Guilt), almeno la title-track e The Fall si aggiungono ai classici. Non sembra esserci però nessuna evoluzione di rilievo.

In Magma (2016) quello che era un elemento secondario della loro proposta musicale è adesso diventato protagonista: un cuore melodico e progressivo, che prevale qui sulle epilessi meccaniche, le esplosioni epiche, gli assalti spaccaossa. Soddisfa cuore e cervello, ma l’innovazione e il genio sono altrove. (ho scritto una recensione molto più approfondita su Ondarock)

.

.

.

Voti:

Terra Incognita – 5
The Link – 6
From Mars to Sirius – 7
The Way of All Flesh – 6
L’Enfant Sauvage – 5,5
Magma – 6

Le migliori canzoni dei Gojira

Annunci

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...