Roly Porter – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Le migliori canzoni di Roly Porter

Roly Porter, già nel duo inglese Vex’d, si distacca completamente dalla musica Dubstep quando inizia una carriera solista a base di Ambient e musica Classica elettronica. La sua opera, pesantemente ispirata al cosmo, è un visionario susseguirsi di paesaggi alieni.

Aftertime (2011) è un gorgo psichedelico inquietante e a tratti assordante. Non ha i connotati della musica Ambient, né quelli dell’Elettronica, né quelli del Rock. Sembra, piuttosto, una sperimentazione sulle possibilità dei suoni di trasmettere angoscia e sensazioni estreme, pur appesantito da alcune composizioni lente e prolisse. Dopo l’overture thriller di Atar, un esempio dei vertici dell’album è l’impressionante Tleilax (7 min.), con epilessi di ritmo che simulano una devastante marcetta militare mentre sullo sfondo si muove una trenodia di organi-synth. Corrin ha il suono alieno di Vex’d e lo stile compositivo inumano di un brano-rompicapo degli Autechre, un concerto di suoni ultraterreni di grande creatività e superbamente suggestivo. Al Dhanab si ricollega persino alla musica araba, pru se filtrata da onirici suoni subacquei.

A tratti si sfocia in un austero minimalismo (IX, Calandan), più interessante quando suona come una trenodia assordante di synth cacofonici e acidi (Hessra) o una Dubstep onirica e classicheggiante al ralenti (la splendida Giedi Prime, 7 min.). Finale sinfonico da colossal di Nolan (Arrakis).

Life Cycle Of A Massive Star (2013) è una suite sulla nascita di una stella. Colpisce la prima parte, Cloud (10 min.), giocata sul minimalismo ossessivo di un frammento melodico ripetuto in modo insistito, con crescente intensità ritmica, mentre lentamente si dipana una melodia galattica. Dopo sei minuti le distese cosmiche à la Cluster diventano una mitragliata ritmica Death Metal che anticipa il ritorno della vacuità interstellare. Le bordate assordanti di Gravity (8 min.) fanno da preludio a suoni alieni, la sinfonia di una stella che nasce nel silenzio assoluto. Già Gravity, però, sembra stiracchiare la narrazione stellare dell’opera.

Il resto dell’opera prosegue a riproporre la sinfonia cosmica in sottofondo, ripescando l’idea ritmica di Cloud in Birth, temporeggiando nella Dark Ambient di Sequence, ritrovando qualche curiosa creazione sonora solo nelle scosse elettriche e Industrial della conclusione Giant.

Opera che meritava forse di essere una grandiosa suite di 20 minuti invece di un album altalenante di 35, Life Cycle of a Massive Star disperde un’idea non molto originale ma nelle potenzialità espressive del suo autore con brani che sembrano sovrastimare l’interesse per un altro album di Ambient astratta e rumorosa.

Third Law (2016) prosegue sul tema sci-fi spaziale, unendo musiche colossali, suoni galattici, abnormi staffilate dalle sembianze Industrial. 4101 (8 min.) è uno dei brani più suggestivi e creativi del periodo, una pulsazione di dimensioni sovrumane, costruita con pieni orchestrali tanto intensi da diventare mura di suono e supportata da esili melodie glaciali. Mass non è meno creativa: battiti assordanti e distorti su una melodia metallica, pian piano mutata in una preghiera New Age. Il clima tragico dei droni di Blind Clackening (8 min. e mezzo) è un ideale incrocio fra Sunn O))) e Vex’d, porta al volo interstellare di High Places, malinconica sinfonia sferzata da una tensione palpabile. Un assalto ritmico metallico, In Flight, sorta di Industrial alieno, si adagia poi su un arpeggiatore supersonico, prima della narrazione di Departure Stage, dalla partenza fino a l’approdo nello spazio. La melodia enigmatica che chiude l’opera in Known Space parla del mistero del cosmo, il mistero ultimo dell’umanità.

Con Third Law Potert arriva finalmente a scrivere la sua opera definitiva sulla osservazione dello spazio profondo e l’esplorazione delle domande filosofiche che suscita.

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Voti:

Aftertime – 7
Life Cycle Of A Massive Star – 6,5
Third Law – 7,5

Le migliori canzoni di Roly Porter

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