Schammasch – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Dalla Svizzera arriva il Black/Death Metal progressivo, tortuoso e ambiziosissimo degli Schammasch.

L’esordio Sic Lvceat Lvx (2010) mostra una formazione a suo agio con i fendenti catacombali del Doom, il passo corazzato del Death e l’intensità ossessiva del Black Metal. Eredi del Black Metal complesso e mutante degli Enslaved ma anche di quello mistico e esoterico dei Deathspell Omega, gli Schammasch danno un’idea della loro ambiziosa opera musicale oscura nei brani più estesi: No Light From The Fires (7 min. e mezzo), straziante e devastante, si colora di una lunga parentesi di desolante Folk rivelando tendenze Prog-Rock che torneranno negli album successivi; Black But Shining (quasi 9 min.) affonda in una palude di lento Doom torcibudella; The Venom Of Gods (10 min. e mezzo) usa le dissonanze e un muro di suono opprimente per fondere Isis, Crowbar e Neurosis. Nessuno di questi è un capolavoro, ma ognuno ha peculiarità che anticipano il futuro della band.

Contradiction (2014) surclassa in ambizione l’esordio. Nove brani per 84 minuti: un’opera imponente, dominata da composizioni ciclopiche. I tempi dilatati permettono alla band di rinunciare alla chiara connotazione Black Metal, spaziando anche fra Death, Doom, Post-Metal e Prog-Metal.

Tre i brani maggiori, tutti oltre i dieci minuti. Contradiction (10 min. e mezzo) ben presenta la varietà stilistica, che diventa strumento per una musica ossessiva e sfibrante, dove gli elementi melodici intervengono con parsimonia e dove anche gli eccessi di violenza sono centellinati.

The Inner Word (quasi 14 min.) sfrutta pienamente l’intensità drammatica dei cambi di velocità, fermandosi al centro per un alienante esercizio di Folk psichedelico e chiudendo in un mare di chitarre che trascinano avanti una marcia funebre elettrica.

Jhwh (17 min.) è la composizione più impressionante, quella dove la band sembra tentare di superare se stessa in un compendio di metallo oscuro e blasfemo. Apertura di tensione, con voci echeggianti a delineari spazi disorientanti e stati psichici sovraeccitati, mentre la voce declama scenari fra il liturgico e l’apocalittico. Una tensione che, resasi insopportabile, si risolve in una chitarra scheletrica rimasta sola a costruire una pausa di grande tensione. Passano quasi 7 minuti perché una messa nera affiori: voce mostruosa, cori lugubri, passo stentoreo e bave malsane di chitarre portano a una melodia blasfema, che culla l’ascoltatore in questa maestosa preghiera gotica. Il rituale prosegue, esaurendo le spinte melodiche e il canto lugubre, lasciando i tetri fendenti di chitarra a vomitare altra angosciante tensione nel finale. Jhwh evidenzia l’abilità della band nel costruire l’atmosfera dei brani, evitando l’esasperazione delle velocità supersoniche e dei suoni spaccatimpani. Pur imponente, oscuro e violento, il loro è un Metal che ha una sua gotica eleganza.

Notevole, anche se più breve e un gradino sotto ai tre brani già analizzati, Serpent Silence (quasi 9 min.), soprattutto per i toni ritualistici e l’uso delle percussioni in modo atmosferico nella coda, con toni gotici che ricordano i Moonspell.

Come in quasi ogni album di oltre 80 minuti, è lecito chiedersi se qualcosa si potesse sfrondare. Come succede quasi sempre, la risposta è probabilmente sì. Rimane tuttavia una chiara coerenza atmosferica nell’album e la forte capacità evocativa degli arrangiamenti, nonché uno stile compositivo disteso su sviluppi lenti e pieni di suspense. Tutti questi elementi rendono le composizioni estese difficilmente prolisse. I momenti più banali, che pure affiorano, sono quelli di più canoniche sfuriate di metallica violenza, per le quali hanno concorrenti molto più agguerriti e creativi.

Triangle (2016) supera le proporzioni epiche di Contradiction e amplia notevolmente lo spettro stilistico. Sono addirittura tre le parti/dischi, questa volta, ognuna della durata di 33 minuti. La prima si intitola The Process of Dying ed è quella più lineare: alterna lugurbi momenti dalle tinte Doom con sfuriate più Black Metal, secondo il loro stile progressivo e maestoso. Part II: Metaflesh ha il compito di descrivere i momenti successivi alla morte.

Qua la band supera il Black/Death Metal elaborato che ha coniato nei primi album. L’ispirazione è pesantemente “cosmica”, pure se in una concezione Lovecraft-iana. Metaflesh è fatta di brani più visionari, alieni e suggestivi: progressivamente la band si allontana dal suo suono tradizionale, così come la narrazione prosegue verso mondi sconosciuti e misteriosi. Part III: The Supernal Clear Light of the Void azzarda ancora di più, abbandonando il Black Metal in favore di una serie di bad-trip di Dark Ambient colorata di spunti tribali. Triangle è una delle opere più importanti della sua epoca, quantomeno per la musica Metal. (Ho scritto una recensione molto più approfondita per Ondarock)

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Voti:

Sic Lvceat Lvx – 6
Contradiction – 7
Triangle – 8

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