“Tutti Capolavori”: I Voti Troppo Alti Della Critica (E Perché Cambio 10.000 Voti)

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La homepage di Metacritic oggi

La critica musicale vive di titoli esaltanti, frasi sensazionalistiche e articoli acchiappa-clic quando il resto del giornalismo. La moderazione non è esaltante, non fa sensazione e non porta gli utenti a fare clic compulsivamente. Questo è tanto più vero oggi, con le nostre bacheche Facebook intasate di notizie che scorriamo svogliatamente.

Visto che la condivisione, il like e il passaparola sono la moneta più pregiata dell’informazione digitale, è importante non indispettire gratuitamente nessuno. Come ci ha raccontato l’ultima puntata di Black Mirror, “Hated in the Nation”, è meglio non stuzzicare troppo il web con opinioni che alzino un vespaio. Meglio parlare bene un po’ di tutto, peccato che poi quando viene pubblicato un vero capolavoro si è costretti a spingere al massimo non solo con gli aggettivi più iperbolici, ma anche e soprattutto con i voti. E proprio dei voti , questa volta, vi voglio parlare.

Se non avete visto Black Mirror, fatelo subito

I voti sono semplicemente dei numeretti, che funzionano fino a quando si concorda sul loro significato. A scuola funzionava allo stesso modo e dopo qualche mese di superiori era facile capire quanto valesse un “8” e quanto fosse da tacere con i genitori un “5”, seguendo quel principio che omettere non è proprio mentire. Io ho fatto un Istituto Tecnico e ricordo che da noi era raro arrivare al “9”, mentre al Liceo Scientifico amici e conoscenti ricevevano regolarmente qualche “10”, usato per premiare lavori particolarmente meritevoli. Al Liceo Scientifico il “10” era un voto che equivaleva ad un “Ottimo”, mentre da noi all’Istituto Tecnico il “10” equivaleva a una cerimonia di premiazione con le frecce tricolore. Il messaggio per il nostro “10” era un’investitura a futuro premio Nobel, anche se non sapevamo, all’epoca, che era possibile anche non andare ritirarlo.

Questo per dire che al Liceo Scientifico i voti avevano un significato e da noi all’Istituto Tecnico ne avevano un altro. Una volta che c’eri dentro, però, ogni numeretto aveva un valore chiaro, condiviso, accettato. La cosa funzionava bene, fra Liceo e Istituto, perché pur pesando queste differenze, alcuni punti di riferimento erano comuni: il “5” era per tutti una lieve insufficienza, il “6” indicava per tutti la “sufficienza” e per un “8” o un “9” c’era giubilo sia fra liceali che fra i nerd della mia classe. Era molto chiaro anche, a tutti, quale fosse il contesto, diciamo la “cornice” entro cui inserire quei voti: un “8” a italiano non era una misura del valore letterario del mio tema su cosa avevo fatto domenica messa sulla stessa scala de “Alla Ricerca Del Tempo Perduto“, “I Fiori Del Male” e “La Divina Commedia“. Il confronto era fra gli alunni delle stesse classi, magari anche degli omologhi degli anni precedenti se l’insegnante aveva esperienza. Se avessero dovuto valutare i miei temi su una scala da 0 (un post sgrammaticato di un complottista) a 10 (Dante), avrei forse scalzato un “3” nei momenti migliori.

Nella musica questo standard interscolastico non esiste ed è importante capire come la musica viene valutata, per conservare la comprensibilità dei voti: è un accordo fra chi scrive e chi legge, quello di ritrovarsi non tanto sull’assegnazione dei voti ma quantomeno  di concordare sul loro significato.

Il problema principale è che i voti della critica musicale sono esageratamente alti. Clamorosamente, spoporzionatamente alti rispetto a qualsiasi sistema di valutazione equilibrato che vi possa venire in mente. Non sto dicendo che sono cattivi perché hanno messo un voto troppo alto all’ultimo di David Bowie (anche se lo penso), ma che tutto il sistema dei voti è schiacciato verso l’alto, così tanto che non ha più senso attribuire ai voti il significato di un tempo e ancora meno posso permettermi io di usarli con un significato diverso da tutti gli altri (o quasi).

La prova più lampante di tutto questo è su Metacritic, un sito che raccoglie le recensioni di musica, cinema, tv e videogames e fornisce una media sotto forma di un punteggio da 1 a 100. Proprio il sito ci spiega come interpretare quei voti medi, con la comoda tabellina riportata qua sotto.

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A prima vista, la scala delle valutazione è ragionevole: se hai preso mediamente fra 81 e 100 centesimi vuol dire che sei piaciuto a tutti (“Universal Acclaim”), mentre fra 61 e 80 si tratta solo di un consenso favorevole (“Generally Favorable”) e ovviamente fra 40 e 60 le cose sono andate un po’ peggio (“Mixed or Average Reviews”). Con un rocambolesco trucco da consumato blogger, però, vi ho evidenziato in grassetto quell’Average – medio. Questo perché, se questa scala funzionasse bene, se fosse “corrisposta” dalle riviste e i siti presi in esame da Metacritic, allora gran parte delle recensioni dovrebbe cadere proprio nella fascia gialla. Questo però non accade assolutamente.

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Infatti non solo c’è un numero molto alto di album che hanno ricevuto l’acclamazione universale. 1.410 album “consigliatissimi” sono davvero tanti per un sito attivo soprattutto dopo il 2000: se fosse stato attivo dagli anni ’60 oggi ci troveremmo con un ancora più ingestibile elenco di 5000 o 6000 album “fondamentalissimi”, che più o meno equivale a non avere dei consigli di ascolto veri e propri. La cosa davvero impressionante è, tuttavia, quel 77,5% di album che ricade fra quelli apprezzati dalla critica nel complesso: quasi 8 album su 10 sono considerati dalla critica non nella media, ma da “buoni” a “più che buoni”. Gli album meritevoli della sufficienza o di una insufficienza non esageratamente grave sono invece appena l’8,7%, meno di uno su 11.  Può scappare una risata a notare che su 10.289 album votati, appena 13 hanno un voto inferiore a 40/100, addirittura uno solo sotto il 20/100 che segna l’approdo nella fascia “Owerhelming Dislike”.

Questo ci racconta di un insieme di voti della critica decisamente schiacciati verso l’alto, un dato confermato da un’altra pagina molto interessante di Metacritic, quella che riguarda le fonti utilizzate e che riporta il voto medio assegnato. In una scala da 0 a 100, il voto medio, dato un numero sufficiente di votazioni, dovrebbe girare attorno a 50/100, così che ci sia sufficiente spazio per attribuire ai meritevoli i voti più alti e ai più mediocri un 30/100 o un 20/100 che sia significativo e comprensibile dal pubblico. Il voto medio di tutte le pubblicazioni è 72/100.

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Gli effetti di questa generosità, in un commento a una mia recensione

Per capirci meglio: Expert Witness (MSN Music) assegna un voto medio di 90/100,  vincendo la gara a chi appiattisce di più il punteggio verso l’alto. L’ultima fonte in ordine di voto medio, Select, si piazza ben al di sotto della media, ma comunque a 60/100. In sostanza, su 129 fonti utilizzate da Metacritic, il sito di riferimento per tastare il polso della critica internazionale, tutti assegnano un voto medio superiore a quei 50/100 che spaccherebbero la scala a metà e tutti meno uno superano anche i 60/100 come voto medio. 78 fonti assegnano un voto medio superiore a 70/100.

La media dei voti che ho assegnato io, invece, è di 5,5/10, quindi 55/100. Questo mi rende più severo di ogni altra fonte presente su Metacritic, solo che io sono il proprietario di un blog che su Metacritic non arriverà mai. Non posso essere io a decidere quanto vale un “5” o un “7”, pretendendo che tutti si ricordino di quale blog stanno visitando, facciano la giusta tara e comprendano così il significato dietro al numeretto. Non voglio però, neanche, entrare a far parte di quelli che ogni anno finiscono per consigliare 150 capolavori, perché è altrettanto inutile, porta forse qualche clic in più ma alla lunga fa male a me (che non ci capisco più nulla con i voti) e a voi (che ve ne fate dei consigli di uno a cui piace quasi tutto?). Ho quindi elaborato un compromesso.

In occasione di un massiccio aggiornamento sulla pagina delle discografie, che non aggiorno come si deve da 5 anni, aumenterò i voti di un punto, verso l’alto. Questo non comporterà nessun appiattimento, visto che i pochi 9/10 diventeranno 10/10. Dovrebbe concludersi tutto entro il 1 Dicembre (ci vorrà del tempo a modificare più di 1000 articoli). Se dopo 10 anni di blogging non ho mai trovato qualcosa che sia molto meglio degli album che già reputo capolavori, non c’è grande rischio che senta il bisogno di mettere un 11/10 in questa vita. La mia nuova media sarà 65/100, più bassa di 7 punti su quella delle fonti di Metacritic, ma comunque sarà più facile capire, per tutti i visitatori saltuari, cosa vuol dire quel “7” ma anche quel “5”. Ai lettori più fedeli (ma grazie!), invece, chiedo solo lo sforzo di adattarsi al cambiamento. Perché non dobbiamo concordare sui voti, ma sul loro significato sì.

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8 pensieri su ““Tutti Capolavori”: I Voti Troppo Alti Della Critica (E Perché Cambio 10.000 Voti)

  1. (inizio corsivo) Ma che te ne frega di metacritic. Da 1 a 10 “sto pezzo” quanto ti piace ?! Ecco fatto.(fine corsivo)

    A parte le battute, in realtà per quanto mi riguarda il vero problema è che oggi do un 4, domani un 6 e dopodomani un 8 allo stesso brano. Sono un ascoltatore “umorale”. Il lavoro di revisione che vuoi fare tu lo farei ogni sei mesi e a volte dopo 10 ascolti consecutivi non mi so ancora decidere.
    Oggi ho dato un votone a un disco probabilmente solo perchè l’ho ascoltato finchè correvo.
    Insomma: è una causa persa.

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  2. Uno dei problemi che c’è nella critica attuale è quella di essere intrappolata nel passato, compreso l’interesse esagerato per il passato e il trapassato. Io non posso cambiare il mondo da solo, ma cercherò di dare spazio alle opere più interessanti degli ultimi 15-20 anni e parlare meno di quelle più vecchie. Come avrai notato, già quest’anno ho pubblicato decine di monografie su artisti molto recenti, attivi da una manciata di anni o direttamente al proprio esordio.

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  3. Penso che la questione sia centrata da Reynolds nel libro, che consiglio assolutamente. Una serie di cause, tecnologiche culturali, in estrema sintesi Internet e la fine della crescita economica e del miglioramento delle condizioni sociali in Occidente.

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