“Oggi Avrebbe Compiuto”: La Nuova Frontiera Della Necrofilia Rock

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Elvis se fosse ancora vivo, immaginato da Sachsmedia

C’erano una volta i coccodrilli, necrologi scritti in anticipo per essere sfornati prontamente alla morte del famoso di turno. Una pratica di cattivo gusto, forse, ma di sicura efficacia giornalistica, ancora di più oggi che arrivare 2 ore in ritardo su una notizia equivale a non arrivarci affatto. Il caso più clamoroso di coccodrillo rimane, probabilmente, quello che nel 1988 il famoso quotidiano francese Le Monde scrisse per Monica Vitti. Per fortuna quella che è forse la figura femminile centrale della commedia all’italiana è ancora viva e vegeta oggi, a fine 2016.  Semplicemente, a Le Monde scappò un coccodrillo dalla gabbia, aperta troppo in fretta per la brama di giungere primi su tutti gli altri (ne parla qua Repubblica).

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Jimi Hendrix, se fosse ancora vivo

Poi, neanche il coccodrillo è più bastato a soddisfare la sete di salire sul carro funebre e sempre di più si festeggiano gli anniversari della morte, soprattutto dei famosissimi. Il mondo della musica che per comodità chiamiamo Pop/Rock, ma che ormai comprende tutta la musica popolare degli ultimi 70 anni con poche eccezioni, trova nel necrologio, il coccodrillo e l’anniversario di morte una delle colonne portanti della sua informazione. Mettere nel titolo un Freddie Mercury o un Jim Morrison frutta cento volte le visite di un articolo qualsiasi. Solo qualche esempio su Freddie Mercury: trovate articoli sui 20 anni21 anni, 22 anni23 anni e  24 anni dalla sua morte. Provengono da fonti molto differenti, sia locali che nazionali, sia semi-amatoriali che di riferimento per tutti i professionisti, come è il caso dell’ANSA. E questi sono solo alcuni esempi su un unico cantante famoso, visto che a scavare nelle pagine Facebook si scoprirebbero impennate non indifferenti di interesse per l’artista scomparso di turno proprio in concomitanza con l’anniversario di morte. Google Trends evidenzia bene questo andamento. Freddie Mercury muore il 24 Novembre 1991. Nel 2015 il picco più alto di interesse per lui corrisponde proprio al periodo dell’anniversario. (situazione analoga nel 2014 e meno accentuata nel 2013)

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In altri casi l’anniversario di morte è, se non il picco assoluto, uno dei picchi dell’anno. Questo è il caso anche di Jeff Buckley, scomparso a fine Maggio 1997 e quindi ricordato in quel periodo ogni anni (trend del 2014 e del 2015). Questo andamento “funebre” e “commemorativo” è tanto più evidente quando mancano nuove notizie su quel determinato artista che lo portino agli onori della cronaca. Un fenomeno comprensibile, visto che oggi mettere su un articolo con 10 foto di repertorio e una riflessione malinconica costa poca fatica e garantisce tante visite. Colpisce, piuttosto, che rimanga l’interesse per il 23esimo anniversario dalla morte, quando si è già potuto leggere quello sul 22esimo, il 21esimo, il 20esimo, il 19esimo e magari anche il 18esimo. Un altro sintomo di nostalgia insaziabile, in un mondo come quello Pop/Rock, dove i nuovi artisti sembrano destinati a rimanere sempre molto indietro ai classici e i defunti, ma soprattutto dietro ai classici defunti.

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Jim Morrison se fosse ancora vivo

Quello che attira sempre di più la mia attenzione, però, è quello che io chiamerei “What If” Tragico ovvero quell’articolo che si basa sul compleanno e non sull’anniversario di morte dell’artista. Ne vedo sempre di più sui social e sui siti e sono costruiti tutti con il medesimo spunto: oggi il defunto avrebbe compiuto enne anni. Il massimo dell’effetto sortisce quando il defunto è morto giovane, altrimenti il trasporto emotivo scema un pochino. Oggi, inevitabilmente, è arrivato quello su Jeff Buckley. Ci ha pensato Repubblica.

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Nell’articolo si trasporta, in un esercizio di nostalgia un po’ patetico ma di sicuro impatto, la figura di Jeff Buckley nel presente: omaggia il recentemente scomparso Cohen, esprime a suo modo la sua posizione sul Nobel a Dylan. Un corto-circuito che trasforma un morto in un vivo, creando un articolo dalla finzione. Non c’è poi molto da dire, ancora, su Jeff Buckley, ma l’articolo inventa e immagina, portando nel presente un trapassato.

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Bob Marley se fosse ancora vivo

Un caso isolato quello di Repubblica? Figuriamoci: sono in compagnia di Radio Deejay, Virgin Radio, GQ e TgCom24. Solo per citare i principali. Una fetta del giornalismo musicale vive oggi sull'”oggi avrebbe compiuto“, sul vagheggiare qualcosa che non è mai successo e mai succederà, galleggiando nella nostalgia e nel dolore della scomparsa. Non c’è colpa in questo, ma è un fenomeno interessante. Simon Reynolds nel suo Retromania parla anche di necrofilia, di amore e venerazione per il defunto in senso ampio, e questo tipo di articoli intercettano proprio questo sentimento necrofilo e nostalgico. Non posso che leggerci l’urlo di un mondo che non è abbastanza soddisfatto dai suoi artisti contemporanei per lasciare riposare i morti: non dico all’anniversario della scomparsa, ma almeno evitando i compleanni immaginari degli “oggi avrebbe compiuto“. Questo nuovo tipo di articolo funebre è quindi la risposta a una richiesta sempre maggiore di ricordare, rispolverare, rileggere e attualizzare il passato, travasando artisti sepolti da lustri o decenni nelle timeline di Facebook. L'”oggi avrebbe compiuto” è l’ultimo discendente, forse, di una lunga catena di fenomeni nati per soddisfare il bisogno di portare il passato nel presente o quantomeno confondere la distinzione fra quello che fu e quello che è: abbiamo già fatto conoscenza dei remaster, dei concerti-anniversario (l’ultimo è quello dei Dream Theater per i 25 anni di Images And Words), delle reunion fuori tempo massimo, delle retrospettive, delle riviste dedicate ai classici. Non è difficile vedere in questo amore per il passato e il trapassato un qualcosa di passatista e retromaniaco, che negli ultimi tempi ha semplicemente scoperto un nuovo strumento per soddisfare i bisogni nostalgici del pubblico.

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2 pensieri su ““Oggi Avrebbe Compiuto”: La Nuova Frontiera Della Necrofilia Rock

  1. Adorabile Ornitorinco tu mi leggi l’anima. Ascoltando parecchio la radio ho notato anch’io questa tendenza a festeggiare i compleanni di coloro che furono. Credo sia per il fatto che di veri miti ormai non ne abbiamo più. In questa era che macina tutto alla velocità della luce come un gigantesco tritacarne, temo che neppure qualcuno veramente dotato abbia il tempo per diventare un ricordo degno del futuro. Attualmente riescono ad oscurare persino la triste fama di Osama Bin Laden. Strasigh!

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