La Fine Del “Blasco”: Dalla Ribellione Alla Senilità

Si chiama VASCONONSTOP, tutto maiuscolo e senza spazi, hashtag-ready come non mai. 69 brani, oltre 5 ore di musica. 4CD o 7LP, oltre a una versione per fan fatta di 9CD + 2DVD + Libro Fotografico 200 pagine. È l’ultima raccolta di Vasco Rossi, l’uomo di 64 anni che continua a fregiarsi del titolo di vero rocker italiano, nonostante poco o nulla risponda allo spirito di un tempo: ribelle, controcorrente, sballato e drogato. Non è più quel Vasco da molti anni, ma questa raccolta, accompagnata dai soliti lanci entusiasmanti a suon di “definitiva”, “monumentale”, “totale” è forse la degna fine del “Blasco”. Perché Vasco Rossi continuerà anche a suonare e macinare tour per qualche altro anno (quanti, poi?) ma la sua maschera irriverente e sopra le righe, il “Blasco”, è in crisi già da troppo tempo. Anzi, sembra proprio che il “Blasco” sia morto da tempo.

Al periodo delle origini, quello più creativo e successivo all’intimista Ma Cosa Vuoi Che Sia Una Canzone (1978), appartenevano album strampalati come Non Siamo Mica Gli Americani (1979) e …Colpa D’Alfredo (1980). La maturità arriva con gli inni generazionali di Siamo Solo Noi (1981), pian piano raffreddati in brani più professionali, divertiti e divertenti come Vado Al Massimo (1982), Bollicine (1983) e Cosa Succede In Città (1985). Quando arriva C’è Chi Dice No (1987), cupo e pensieroso, sembra la fine di un’era: il Vasco cantore del disagio giovanile dei disadattati, da ragazzo-uomo che ironizzava sui suoi guai e sulla sua immagine è diventato il cantore serioso della società.  Prima la sua figura caracollava sul palco, adesso l’atteggiamento da uomo vissuto lo costringe a presunte discussioni sui mali della società. (ho parlato di tutta la sua discografia qua)

Liberi Liberi (1989) è un altro album a basso tasso di ribellione, poi il primo grande restyling della sua carriera: su Gli Spari Sopra (1993) veste il giubbetto di pelle, fa la voce grossa e addita i potenti. Sono gli anni del Grunge e del Metal tornato in classifica, d’altronde e pur all’acqua di rose, questa ribellione al sistema è una boccata d’aria fresca in una carriera che era virata verso un pigro intellettualismo senile.

L’interlocutorio Nessun Pericolo Per Te (1996) porta a Canzoni Per Me (1998), l’album della rinascita come autore e cantautore Rock. Meno macho e più credibile, questo Vasco quasi 50enne sembra credibile e genuino più di quello metallaro di 5 anni prima.

Dopo, non me ne vogliano i vasconvolti fedelissimi, è stato un disastro dopo l’altro. Come confuso dalla sua stessa carriera di successi e stadi sold-out, Vasco ha optato per una stravagante strategia di colpire un po’ ovunque, imitando nuove correnti e trend. Stupido Hotel (2001) gioca persino con l’Hip-Hop e con il redivivo Hard Rock (sono gli anni del Post-Grunge, in fondo). Il Mondo Che Vorrei (2008) segna il più lungo buco nella discografia di Vasco da quando iniziò nel 1979: 7 anni in cui Vasco occupa spazi televisivi nazionalpopolari come Sanremo, riempie gli stadi e fa parlare di sé come un vero personaggio dello star system. Le polemiche che solleva non sono esattamente quelle della mina vagante che andò a Sanremo in ciucca pesante molti anni prima, tant’è che quando ritorna all’Ariston di prodiga in un discorso contro la legge anti-fumo, un capolavoro di benaltrismo ante-litteram:

“Non è obbligatorio solo andare fuori a fumare, ormai è obbligatorio anche andare fuori a parlare fuori dall’Italia per esprimere la propria opinione? In questo delirio salutista uno non può più nemmeno dire che ha il brutto vizio di fumare e che ritiene comunque peggio quello di rubare. Mi sembra che la lotta al fumo sia diventata una bella cortina fumogena dietro la quale nascondere tutte le magagne… Si muore anche di malasanità, cari i miei maghi della medicina… e tutori della salute pubblica. E si muore anche di fame, di ignoranza, e di inquinamento.” (Fonte)

Gli anni post-Stupido Hotel sono anche quelli dell’inizio dell’autocelebrazione infinita e inesauribile del mito di Vasco Rossi, che però è sempre meno Blasco e sempre più simile a quei pezzi da museo storicizzati dal mondo della musica, irretiti da quel sistema di giornali, critici e appassionati che pure sembravano voler osteggiare, combattere o quantomeno sbeffeggiare. Non esiste un vero ribelle al quale si dedicherebbe una “mostra fotografica” (a Zocca, nel 2005) o a cui si riconoscerebbe una laurea honoris causa (alla IULM, sempre 2005). A livello più strettamente musicale, con il primi anni del Millennio si è nel pieno dei tic capitalistici dell’industria discografica più stanca e decadente: una “live anthology” di due dischi nel 2005 (Buoni O Cattivi Live Anthology 04.05), due raccolte  ufficiali (Tracks e Tracks 2, 2002 e 2009) e una serie sterminata di compilation e rarità edite soprattutto da Carosello: Vasco Rossi – Primo Piano vol.2 (2000), Vasco – I miti musica – vol.2 (2000), Vasco Rossi – Gli anni Ottanta (2001), Live Tracks (2003), Vasco Rossi (2003), Vasco Rossi – I numeri 1 (2003), Vasco Rossi – I grandi successi (2003), Sarà migliore (doppio CD, 2003), Il meglio di Vasco Rossi (2004), Canzoni al massimo (2005), La combriccola del Blasco (2006), Ti amo (2006), Tutto Vasco (2006), The Platinum Collection (2006), Sensazioni forti (2007). E questo solo fra il 2000 e il 2009 e non elencando singoli, EP e Dvd.

Sono queste opere, insieme ai tour sempre più sensazionali e trainati dalla stampa anche generalista, ad alimentare una macchina da ticket che conta sulla fanbase più agguerrita d’Italia (non me ne vogliano gli ormai incanutiti “sorcini” o i seguaci del Liga). Come ogni macchina commerciale ben oliata, Vasco funziona perché ha perso negli anni Zero qualsiasi conflittualità, anche la più remota, con il sentore popolare e le istituzioni. Sempre più pulito dagli eccessi di ogni tipo, sempre più presentabile e, ormai ciclicamente, ringiovanito a suon di restyling, Vasco galleggia con i celebri “clippini” su Facebook, giganteggia sui social grazie a polemiche con Ligabue (ovviamente ritrattate e sopite poco dopo), e continua ad alimentare il proprio mito con concerti su concerti, nonostante sia palese una stanchezza non solo artistica, ma anche fisica.

Nonostante il Rock non sia il verginello degli anni ’60, alcuni episodi fanno comunque pensare. Nel 2008 Vasco “ha ricevuto a titolo onorifico la tessera che dà libero accesso agli oratori della diocesi di Genova” (fonte). Ha registrato nello stesso album il primo concerto in Blu-Ray  (in Italia? Nel mondo? Chissenefrega?). Ha pubblicato una cover di Creep dei Radiohead (2009).

In questo florilegio di operazioni commerciali, gli album diventano un elemento sempre meno importante. Ironia della sorte, Vivere O Niente (2011) è la raccolta migliore da Stupido Hotel, ma pochi sembrano interessarsene: la critica ne parla sempre meno, il pubblico osanna quest’opera come le (più mediocri) opere precedenti. Sempre nel 2011 comunica a tutti il suo palese affaticamento e dichiara: “a sessant’anni bisogna dire basta. Continuerò a scrivere canzoni, perché mi piace, ma questa è la mia ultima tournée” (Fonte)Diventa difficile non leggere in questo una presa di coscienza che di passato, un personaggio sopra le righe e discusso come lui, non può vivere per sempre. Il 2011 è anche l’anno del film sulla sua vita,  “Questa storia qua“, proiettato anche alla Mostra del Cinema di Venezia. Il 4 aprile 2012 uno spettacolo a La Scala ispirato alle sue donne e le sue canzoni, riceve sei minuti di applausi finali: si chiama “L’Altra Metà Del Cielo“. Ancora, nel Giugno 2012 si è svolta una mostra sulle opere di Vasco in 3D (!), “Notte Rossi“, a Bologna. Segue, purtroppo, un nuovo ricovero nel Novembre 2012. Ma niente, la macchina inarrestabile del Komandante non si può fermare e nel 2013 ecco che parte il nuovo tour: Vasco Live Kom ‘013, 7 date che proseguono gli spettacoli interrotti nel 2011.

Nonostante le intenzioni di smettere con gli album e con i tour, nella migliore tradizione dell’incoerenza del marketing, Vasco continua a fare tour e a pubblicare album. Meno date, meno album, ma non si può arrestare la macchina del mito, neanche se il rocker di Zocca sembra poterci rimettere le penne e sembra aver esaurito le cose interessanti da dire da troppi anni.

Il 29 maggio 2014 riceve il riconoscimento di “Cittadino onorario della Puglia creativa“. Il 2014 è l’anno della tragicomica svolta metal, l’ennesimo (e malriuscito) restyling: “A forza di fare rock duro è inevitabile finire nel metal, è una evoluzione naturale“. (Fonte) La svolta metal non funziona non solo a livello artistico, ma anche a livello comunicativo: perché adesso? Perché metal? Perché suonare uno stile che non è più popolare da vent’anni, peraltro nel modo più ritrito possibile? Internet, ovviamente, la prende benissimo.

Come i nonni che cercano di imbonirsi maldestramente i nipoti, convinti che sia ancora in voga Goldrake, così Vasco riscopre un’altra volta il “metallo”, già centrale nel restyling di inizio anni ’90.

Sono Innocente (2014) è il prodotto di un periodo sempre più povero di idee ma tanto l’album è, ormai lo avete capito, solo un pretesto per l’ennesimo tour: il 7 giugno 2015 parte il Vasco Live Kom ‘015,  dallo Stadio San Nicola di Bari, 14 date in totale. A marzo 2016 da una data del tour viene tratto Tutto In Una Notte, comodamente fruibile al cinema per qualche giorno, oppure in versione CD (doppio), DVD (doppio) e Blu-Ray (singolo).

Siamo al 2016 e all’inevitabile (?)  Vasco Live Kom ‘016. La novità?  Una canzone a sorpresa per ogni data. Quando si dice voler fare i creativi. Viene annunciato poi l’evento per i 40 anni di palco, Modena Park 2017 e per meglio spingere l’ennesimo raduno oceanico, una raccoltona, proprio questa VASCONONSTOP che è uscita l’11 Novembre. Dicevamo all’inizio, 69 brani, oltre 5 ore di musica. I 4 inediti sono canzoni medie, degne dell’ultimo Vasco. I fan sono pronti a giurare che il singolo di lanco, “Un Mondo Migliore”, è di una profondità sconvolgente, che i testi sono degni di “un trattato di filosofia”.

Commenti fan.png

Contrariamente al coro entusiastico, i 4 brani, tutti in stili differenti, sembrano un perfetto scolastico di ripescaggi. Un brano, “L’Amore Ai Tempi Del Cellulare“, regala il testo più interessante. Ci troviamo, fra un assolo anni ’80 e un campionamento di una telefonata in inglese molto anni ’90, versi come:

“Non sopporto questo
maledetto aggeggio
che mi trova
anche se non voglio
Non sopporto questo
maledetto aggeggio
che mi trova sempre
ovunque sono
Non sopporto questo
maledetto aggeggio
che mi trova sempre
anche se non voglio”

Il resto dei 69 brani riavvolge il nastro del tempo in modo doloroso. Come in un artificio cinematografico si può risalire la china e riscoprire pian piano un Vasco più Blasco, più scanzonato e divertente e molto più ispirato da una vita di eccessi, amori impossibili, tenerezze commoventi, ritratti femminili che hanno fatto, quelli sì, la storia del Rock popolare in italia. La scelta anticronologica è spietata: nel primo disco “Eh…Già”, “E…”, “Un Senso”, “Basta Poco”; nel secondo, “Sally”, “Vivere”, “…Stupendo”; nel terzo “Una Canzone Per Te”, “Vita Spericolata” e “Bollicine” in fila!; nel quarto “Siamo Solo Noi”, “Albachiara”, “Fegato, Fegato Spappolato”, “Anima Fragile”, “Albachiara”. Un climax entusiasmante ma drammatico per chi non dico ama, ma ha conosciuto tutta la carriera di Vasco Rossi.

Cos’è rimasto del poeta ubriaco, del cantautore sopra le righe, di quello che sembrava dover portare il disagio nelle televisioni, nei settimanali, nella cronaca di costume? Schiacciato dal business, ingabbiato nel suo stesso mito (che gli sopravviverà sicuramente), oggi Vasco Rossi è vivo ancora ma il Blasco è morto.

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4 pensieri su “La Fine Del “Blasco”: Dalla Ribellione Alla Senilità

  1. Sono abbastanza d’accordo con te, non mi spiego come faccia a vendere ancora così tanto, solo lui, ligabue fanno più di 4 platini. anche se è una raccolta venderà una moltitudine di dischi. Ora esce il liga con un concept album, dalle prime canzoni sento sonore critiche, ma apprezzo in lui una sorta di trasformazione o di evoluzione che in vasco forse manca. Son curioso del giudizio che darai al liga se mai lo ascolterai!

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  2. Antonio ha detto:

    A Vasco va riconosciuta una spiccata sensibilità per i brani intimisti,un misto di fragilità e frustrazione che ricorda Rino Gaetano (ogni volta,una canzone per te,canzone,gli angeli,anima fragile-mio fratello è figlio unico,escluso il cane,cerco,sfiorivano le viole)..i brani più divertenti e gli inni seppur dignitosi non reggono il confronto con la scena internazionale,e spesso nemmeno con la scena nostrana,che all’epoca era piena di personaggi bislacchi come fausto rossi,alberto radius o ivan cattaneo,mi chiedo poi cosa abbia in comune con ligabue oltre alla vocazione per il marketing,per gli amanti delle coincidenze c’è il fatto che non erano giovanissimi quando debuttarono,anzi uno come Ligabue non potendo esercitare il fascino”maledetto “di Vasco rappresenta l’esatto opposto della sua filosofia,il suo è rock medio per gente media,mai un salto nel vuoto,un increspatura,un flash,ho compreso a fondo questo modus operandi solo quando ho visto il film radiofreccia,più delle canzoni stesse,una pochezza di idee che fruttano discreti episodi e qualche perla

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