Destroyer 666 – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Le migliori canzoni dei Destroyer 666

Gli australiani Deströyer 666, nonostante il moniker ai limiti del più ridicolo cliché, si sono distinti per una fusione di Thrash Metal e Black Metal che richiama quanto anticipato dai tedeschi Sodom.

Unchain The Wolves (1997) è più nella tradizione Black Metal, quella di brani lunghi e monocordi à la Darkthrone, quando si prodiga in Genesis To Genocide (10 min.) e l’epica di Tyranny (7 min.), con giusto una maggiore propensione all’assolo e a strutture più complesse, nonché fulminee accelerazioni Hardcore, a ricordare una matrice Thrash Metal: su tutte, su questo versante, si ricordano Satan’s Hammer, che è capace di rievocare Kill’Em All dei Metallica, e la pirotecnica Six Curses From A Spiritual Wasteland, un devastante tour-de-force delle chitarre e della batteria.

Unchain The Wolves (10 min.), l’apice dell’album, riesce a fondere il suono maledetto del Black Metal e le esibizioni muscolari del Thrash Metal, con le chitarre ancora una volta protagoniste.

Phoenix Rising (2000) esalta il lato epico del loro sound, quello che fonde le più maestose atmosfere Black Metal con un chirurgico labirinto di Thrash Metal tecnico. Decisamente più estremo dell’esordio, Phoenix Rising sembra fondere molto meglio le due anime della formazione. La complessa e distruttiva Rise Of The Predator e l’ossessiva intensità ritmica della title-track anticipano il brano esteso I Am The Wargod (7 min. e mezzo), una sintesi di Black Metal da guerra, Thrash Metal epico e tecnico, accelerazioni e rallentamenti che rendono flessibile la materia sonora, verso sviluppi eterogenei. The Eternal Glory Of War, mid-tempo cantato da idrofobo, rinuncia persino alla velocità, facendo leva su muraglie sonore e un riff di chitarra che potrebbe guidare un esercito dell’Apocalisse. Lone Wolf Winter (6 min. e mezzo) è un gioiello di Black Metal ad alto tasso tecnico, un labirinto di riff fulminei e incastri millimetrici, con un coro finale che allontana la banalità di un climax fatto solo di velocità e violenza.

Intenso, complesso, variegato, Phoenix Rising supera le intuizioni dell’esordio e, pur continuando a rievocare nei suoi elementi costitutivi la tradizione del Metal estremo, trova equilibri difficili fra potenza, velocità, varietà.

Cold Steel… For An Iron Age (2002) prosegue l’evoluzione, verso brani più diretti, più violenti, più elaborati. Ormai è normale sentire brani, come la title-track, pieni di cambi di velocità e divisibili in “sezioni”, quasi si trattasse di micro-suite di Metal estremo. The Calling amplia lo spettro vocale con altre deformazioni spaventose. Due brani almeno si aggiungono all’antologia ideale del Black/Thrash Metal: Witch Hunter, una maestosa dimostrazione di potenza e atmosfera, e The Fall Of Shadows, un altro tour-de-force di chitarre impressionante.

Defiance (2009) è il più intenso dei loro album, vale a dire il più veloce e assordante: si sentano su tutte Weapons Of Conquest e The Barricades Are Breaking, due brani ossessivamente orientati a stordire, annichilire l’ascoltatore con un canto esasperato, una batteria tellurica, chitarre-muro. A Thousand Plagues riesce a far affiorare persino dei riff orecchiabili: un inno per guerre sovrumane. Human All Too Human (6 min.) è un canto bellico che gronda dolore a ogni urlo. Sermon To The Dead, mid-tempo con voce in clean unita al solito cantato da scorticato vivo, riesce in chiusura a mettere in primo piano una sofferenza persino commovente: è forse il loro brano migliore.

Wildfire (2016) si apre con un tributo a Angel Of Death degli Slayer ma non riesce a replicare il sound estremo degli album precedenti.

Dopo 7 anni senza un album, questo Wildfire sembra soprattutto ricordare al mondo che la band ha saputo fondere Black e Thrash Metal in un mix potente e assordante. La chiusura, insolitamente melodica, di Tamam Shud, e un ritorno sostanziale a molti elementi Thrash Metal dimostrano che la band guarda molto al passato suo e del Metal estremo.

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Voti:

Unchain The Wolves – 5,5
Phoenix Rising – 6,5
Cold Steel… For An Iron Age – 6
Defiance – 5,5
Wildfire – 5

Le migliori canzoni dei Destroyer 666

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