Leonard Cohen non è David Bowie: ascolti post-mortem nel Rock

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L’ultimo è Leonard Cohen, 82 anni, morto il 7 Novembre. La notizia è arrivata solo il 10 e non ha avuto ne avrà lo spazio che merita. Il motivo, semplice, è che Cohen non è mai stato un personaggio di spettacolo, uno che ha fatto parlare di sé per meriti musicali e non, come fu David Bowie. Il paragone con Bowie, però, si può estendere agli ultimi album che i due artisti hanno pubblicato: il discusso, letto e riletto Blackstar e il più elegante, essenziale You Want It Darker.

Quando David Bowie è morto il 10 Gennaio 2016, il suo ultimo album, che riporta in copertina una stella nera e nessun titolo, era stato pubblicato da appena 2 giorni. Non è difficile immaginare una pubblicazione orchestrata per riuscire a compiersi prima del trapasso di Bowie, che era già gravemente malato ma comunque 69enne, non proprio in quella fosca fascia anagrafica in cui possiamo dire “però ha vissuto la sua vita”. Dal 10 Gennaio è stato impossibile non parlare, ripercorrere, rileggere la vita di David Bowie, la sua musica, le tanto amate trasformazioni. A Bologna è attualmente in corso una mostra tutta dedicata, che riceve una promozione nazionale: si chiama David Bowie Is e io, forse, la visiterò prima che smantellino tutto. Ovviamente si è scritto e riscritto dell’ultimo album, Blackstar, cercando di sezionarlo e trovarvi significati reconditi, seguendo una narrazione molto efficace: Bowie ci ha abbandonato con l’ultimo, estremo capolavoro sulla sua stessa morte. Il trasformista androgino che è rimasto al passo dei trend quando non ne aveva più l’eta, ha trasformato la sua stessa morte in uno spettacolo, in “arte”.

Così, è successo che l’ondata emotiva ha spinto Blackstar nelle classifiche degli album meglio votati dalla critica e soprattutto dal pubblico del 2016 e, visto quanto è stato ravvicinato il decesso, è onestamente impossibile distinguere quanto sia stato per merito dell’opera stessa e quanto invece sia dovuto alla tragica, inaspettata scomparsa. Quando venne data la tragica notizia, molti professionisti si erano già espressi, come si può notare dal sito Metacritic (grazie a “bach” per la segnalazione). Oggi Acclaimed Music, che raccoglie i voti di una trentina di siti internazionali, ci dice che Blackstar è il sesto album meglio votato dell’anno. Al settimo posto, invece, c’è You Want It Darker, di Leonard Cohen. Se i voti della critica fossero stati dati post-mortem, è probabile che Bowie oggi sarebbe ancora più in alto. Le classifiche di fine anno di molti siti, scritte “col senno di poi”, diranno se la mia supposizione è errata.

L’album di Cohen è stato pubblicato il 21 Ottobre 2016, quindi nel giorno della sua morte, il 7 Novembre, tutti quelli che ne dovevano parlare lo avevano fatto, o quasi. Dobbiamo pensare che le riviste mensili faticano ancora a stare sulla news del momento, ma escluso qualche noioso caso sfortunato, gli addetti al giornalismo musicale, professionale o meno, hanno già detto la loro. Succede così che You Want It Darker, trattato molto bene dalla critica (92 su Metacritic) ma molto meno chiacchierato dal pubblico, sia già stato storicizzato quando Cohen compare sulle bacheche di Facebook con le ritrite citazioni di Hallelujah. Questo perché Cohen non è mai stato, neanche un po’, simile a David Bowie e molto differenti sono i loro due ultimi album.

Blackstar io non l’ho ascoltato fra l’8 e il 10 Gennaio, quindi mi sono letto decine di recensioni post-mortem e tantissime analisi che sono state scritte, evidentemente, dopo la dipartita del Duca Bianco da questo mondo . Fantasiose letture che ricollegavano, anche efficacemente, ogni verso ambiguo dell’opera e ogni elemento grafico a un significato più grande e più profondo. Si direbbe che su Blackstar sia stata fatta un’opera di sovrastrutturazione esagerata, alla ricerca della lettura più rocambolesca dell’opera, della finezza semiotica. Molte recensioni hanno trasferito il dispiacere della morte di Bowie, che qualcuno ha vissuto come un lutto profondo, in analisi piene di pathos. Qualche esempio dal sito Rate Your Music, dove gli utenti possono rilasciare le loro opinioni:

“I suddenly realized the creepy imagery and lyrics actually were Bowie alluding to his own imminent death.”

” All the little lines and metaphors now apparent, obvious in their intent.”

“At first I thought it was a 7/10 but now studying the lyrics closer in context of him knowing of his coming death it is a lot more powerful and clear. Will be remembered for years.”

“it was four stars initially but knowing now what everything is supposed to represent and knowing what this album is elevates it to five stars easily.”

Non volevo ascoltare Blackstar in quel periodo, quindi mi limitai a postare qualche canzone di Bowie che mi è piaciuta. Nessuno, onestamente, sentiva questa mancanza: non ho mai amato Bowie esageratamente, l’opera era copertissima sul fronte delle opinioni di esperti e dilettanti (come me) e io sarei comunque arrivato quando tutto quel che si poteva dire era stato detto. Ho ascoltato Blackstar poche settimane fa, in piena febbre da ascolti dell’anno in corso, buoni per una classifica di fine Dicembre.

L’album viene considerato un ultimo capolavoro e letto alla luce dei fatti personali di Bowie: la malattia, la consapevolezza della morte, l’elaborazione tramite la musica. La storia dietro a Blackstar è una di quelle che segna la cultura popolare ma, considerando la sola musica, il giudizio dovrebbe forse essere più cauto e meno entusiastico. Ora, dopo 11 mesi, posso dirlo senza rischiare che mi incendino la macchina (oggi piove!) [EDIT: sono arrivato gli inevitabili insulti!]: Blackstar è un album mediocre che l’analisi post-mortem ha reso un lavoro celebrato un po’ ovunque. Lo dico ora, che non fa più tanti clic la faccenda e che l’ondata emotiva è passata, almeno in gran parte.

L’album di Cohen, invece, è un’opera che non si trincera dietro a riletture e acrobazie simboliche per comunicare all’ascoltatore. La sua voce piena, calda, avvolgente sospinge nelle riflessioni ultime di una vita piena e tormentata. You Want It Darker contiene alcune delle più belle canzoni della lunga e prestigiosa carriera di Cohen, senza che si debba trovarne letture immerse della mitologia del personaggio, intrise di riferimenti da fanatici. Un album meno concentrato su se stessi, più comunicativo e, in definitiva, più interessante dell’istantanea estetizzante del trapasso che ha scritto Bowie. Cohen dialoga con saggezza, sensualità (ma aveva 82 anni!) e poesia di temi immensi come il dolore, l’amore, la morte senza sprecare una singola parola, un gesto musicale, un dettaglio. Canta, a volte quasi parla, come se avesse lavorato per anni a quel singolo testo, per sfrondarlo di ogni eccesso, di ogni protuberanza inutile. Certo, è Cohen, quindi a volte si lavora per immagini più che per descrizioni, ma l’imminenza della morte è palese. Nel primo brano, la title-track, Cohen dice “I’m ready, my Lord”: da brividi, una confessione così chiara, esplicita, terribile. Lo dice con sicurezza, eleganza, risolutezza nonostante si trovi dinanzi alla morte.

You Want It Darker non è Blackstar: la critica lo considera uno dei migliori album dell’anno, ma lo ha analizzato senza l’ondata emotiva post-mortem. Si può leggere, l’ultimo lascito di Leonard Cohen, anche senza perdersi in congetture o contorsionismi critici che pure sono stati utilizzati per eviscerare fino all’ossesso Blackstar di Bowie. Lo hanno recensito in molte meno persone, in Italia, perché Cohen è “quello di Hallelujah, che poi la ascolto cantata da Buckley”. You Want It Darker è un album denso di significati e messaggi, anche se lo si legge dimenticandosi dall’evento funebre.

Le letture post-mortem sono uno degli ultimi avamposti d’incontro fra nostalgia e presente musicale, ma sono sensazionalistiche e subiscono velocemente il trascorrere del tempo. Passata la commozione, sarà lecito chiedersi perché tutto questo entusiasmo riguardo all’ultimo di David Bowie e sarà necessario ripercorrere gli eventi, entrare nella notizia fino a disegnare cause ed effetti, conteggiando anche la lacrima facile che acchiappa tanti clic. Ma Cohen non è mai stato un istrione, uno da copertina di settimanali femminili ed è stato molto più un musicista, al massimo un poeta, che un gigante dello star system come Bowie. Ascoltate oggi You Want It Darker, che è stato valutato senza la commozione dei social dagli esperti di tutto il mondo e da un ampio pubblico come uno degli album dell’anno e uno dei più belli della lunga carriera di Cohen. Ascoltatelo senza pensare al feretro, alle lacrime, al terribile mistero della morte e comunque parlerà di saggezza, poesia, amore e dolore come altri grandi opere d’arte che affrontano il più totale degli argomenti: la Vita.

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8 thoughts on “Leonard Cohen non è David Bowie: ascolti post-mortem nel Rock

  1. bach ha detto:

    Come mai hai cancellato il post in cui ti mostravo che la rete era piena di recensioni pre-morte di Blackstar ed erano tutte eccellenti? Forse perché veniva meno il senso di questo articolo fazioso?

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  2. Caro bach, nella foga di accusare me di giudizi tendenziosi nei confronti di quello che reputi un genio musicale non ti sei reso conto neanche di aver commentato sotto un altro articolo. 😉

    A quel commento ho già risposto, ho già modificato l’articolo e ho anche pubblicato altro.

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