I Biglietti Dei Concerti, Il Secondary Ticketing e Le Iene

Che cos’è il secondary ticketing?

Si definisce Secondary Ticketing la vendita dei biglietti di un evento, come un concerto o uno spettacolo teatrale, parallelo al canale ufficiale di vendita. In sostanza è la ri-vendita di un biglietto, anche detto bagarinaggio, di titoli validi per l’accesso a eventi, spesso fatta con l’intenzione di guadagnare margini stratosferici. Si fa ovunque, con modalità diverse, da molti decenni: un bagarino lo si può trovare fuori lo stadio, fuori un concerto, persino fuori Gardaland (esperienza personale).

Negli ultimi anni, il bagarinaggio si fa online e sempre più spesso fa notizia. Repubblica riporta che lo scorso 8 Novembre è stata avviata un’inchiesta per indagare su due casi in particolare. Uno è il concerto di Bruce Springsteen, per il quale i 30mila biglietti a 97€ “si volatilizzano in un istante. Con il forte sospetto che dietro ci sia un business milionario“. Aggiuge Repubblica che a questa vendita lampo, come sempre più spesso accade, segue la solita trafila di rivendita su canali secondari a prezzi stratosferici: “nel giro di poche ore, su diversi siti apparivano offerte fino a 670 euro per un singolo biglietto“. L’altro caso che ha fatto notizia ultimamente è stato quello dei Coldplay, che sempre Repubblica ha trattato ampiamente: “lo stadio di san Siro finisce tutto esaurito in neppure 10 minuti” e Codacons interviene affermando che “quel che sorprende è che alcune agenzie siano riuscite ad accaparrarsi migliaia di biglietti mentre il pubblico poco o nulla“. Interviene per i Coldplay anche Altroconsumo e l’immancabile petizione su Change.org viene avviata.

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Ma in passato è successo anche con i Foo Fighters (qua ne parla Il Fatto Quotidiano) e se andate su Viagogo potete anche voi spendere 470€ per un concerto dei Radiohead. Insomma, per un numero pur ristretto di artisti famosi è diventato normale esaurire decine di migliaia di biglietti in pochi minuti, biglietti che diventano però subito disponibili a prezzi moltiplicati su siti come Viagogo e concorrenza, come per magia.

Come funzionano questo sistema di bagarinaggio online?

Tali canali “secondari” prosperano grazie ad un meccanismo molto semplice: un soggetto, che possiamo chiamare venditore primario, mette sul mercato un certo numero di biglietti per un evento. Ipotizziamo che questi biglietti siano 10.000 e che siano venduti a 50€. Un secondo soggetto, quello che vuole rivedere i biglietti e che chiameremo venditore secondario, acquista 1.000 dei 10.000 biglietti dell’evento in questione, a 50€, investendo quindi 50.000€ in tutto.

Visto che ha scelto di acquistare i biglietti di un evento molto richiesto, succede che i restanti 9.000 biglietti che non ha comprato sono venduti in pochi giorni, alcune settimane prima dell’inizio effettivo dell’evento. A questo punto, il venditore secondario usa un canale alternativo, non ufficiale, per vendere i propri 1.000 biglietti, che non ha mai avuto intenzione di usare per sé e, visto che il mercato ha una grande domanda di biglietti insoddisfatta, tali biglietti possono essere ceduti a prezzi molto più alti dei 50€ pagati originariamente. Se, ad esempio, per i famosi 10.000 posti ci sono 50.000 appassionati che proprio non si vogliono perdere l’evento, allora sarà facile fissare un prezzo multiplo di 50€, con l’ideale obiettivo di venderli tutti al prezzo più alto che i 1.000 aspiranti acquirenti siano disposti ad accettare.

Nella pratica, tuttavia, questo significherebbe studiare e contrattare con ogni singolo acquirente dei 49.000 e poi decidere di vendere ai 100 che sono disposti a pagare di più, anche a prezzi differenti: questo massimizzerebbe i profitti. Nella realtà, è più facile dare un’occhiata ai prezzi di altri venditori secondari e allinearsi: se sono stati venduti alcuni biglietti sul canale “secondario” a 250€, mettendo i 1.000 biglietti a 250€ l’uno sarà abbastanza facile piazzarli sul mercato. Il guadagno? 250€ * 1.000 = 250.000€ a fronte di 50.000€ investiti, con un utile di 200.000€. Magari fatti in 2 settimane, senza produrre nulla e semplicemente sfruttando i meccanismi propri di un mercato dove la domanda è in una posizione estremamente svantaggiata rispetto all’offerta.

Il servizio de Le Iene: un sistema di bagarinaggio professionale?

Ne ha parlato Le Iene, con un discusso servizio di Viviani e De Devitiis. Si ripercorre il caos che seguì il concerto dei Coldplay, dove un biglietto da 80€ fu venduto anche a 650€. All’epoca il sito Viagogo si giustificò dicendo che loro fornivano solo il luogo di scambio, il marketplace: per dire, se prendi un prodotto ad un prezzo maggiorato su eBay, te la rifai con il venditore che ti ha fregato, non con il sito eBay, che vi ha solo reso possibile lo spiacevole incontro di domanda (ingenua) e offerta (truffaldina).

Secondo il servizio de Le Iene, la situazione è molto diversa e decisamente più torbida. La colpa, per di più, non è di Ticketone, ma di chi sta “sopra” a Ticketone, cioè il colosso mondiale che vende i biglietti a distributori nazionali e internazionali. In realtà, questa è la notizia, una parte dei biglietti è venduta direttamente a siti di vendita secondaria, guadagnandoci molto di più. Come fanno? Vendendo i ticket che spetterebbero al venditore primario a un sito di vendita secondaria, da subito, che così aspetta che si chiudano i rubinetti ufficiali per scalzare un prezzo dieci o venti volte maggiore. In questo modo, tornando al nostro esempio, 5.000 biglietti potrebbero andare direttamente al canale ufficiale e 5.000 al sito di secondary ticketing: sul primo saranno venduti a 50€ (5.000 * 50€ = 250.000€) e sul secondo a, per dire, 250€ l’uno, totalizzando quindi ben 1.250.000€ (5.000 * 250€). Ovviamente i biglietti da 250€ sono indistinguibili da quelli venduti a un quinto del prezzo sul canale ufficiale.

Cosa ci guadagna la società che vende i biglietti ai venditori secondari? Secondo il contatto de Le Iene il 90% degli introiti, ovvero una cifra folle per concerti di band famose come Coldplay, Foo Fighters o Radiohead.

I diretti interessati, cioè Ticketone e LiveNation, dicono tuttavia che il sistema non esiste e che agiscono i singoli, rivendendo quello che hanno acquistato come un privato vende biglietti da sempre, quando per esempio non può andare a un concerto per qualche sopraggiunto impedimento. Le spiegazioni di LiveNation e Ticketone scricchiolano, quello lo potete valutare di persona nel video de Le Iene: incalzati dall’inviato, balbettano, glissano, ritrattano in modo penoso.

Qualche riflessione sulla vicenda

TicketOne potrebbe risolvere tutto mettendo i biglietti nominativi? No. Dipende da chi sta dicendo la verità, in ogni caso TicketOne ha l’esclusiva sui soli biglietti online e non sui cartacei, che posso essere rivenduti anche a siti come ViaGoGo, come sembra fare LiveNation.

LiveNation potrebbe risolvere tutto smettendo di vendere i propri biglietti sui siti? Se, come sembra dal servizio de Le Iene, lo sta facendo, allora smettere sarebbe di grande aiuto. Ovviamente i singoli potrebbero continuare a fare i piccoli bagarini ma, non più sostenuti da prezzi folli, si andrebbe a ridurre sensibilmente la possibilità di vendere un biglietto a 500 o 800€.

Perché non mettiamo i biglietti nominali? Controllare ad un concerto di 20mila persone tutti i fan che si accalcano fuori è un lavoro che richiede un’organizzazione del tutto nuova per la maggior parte degli eventi. Inoltre, esiste un possibile conflitto di interessi: l’obiettivo dei siti è vendere biglietti, non certo assicurarsi che questo avvenga a prezzi equi. Non esiste, in altre parole, un vero interesse nel rendere i biglietti nominali e limitare, di fatto, le possibilità di vendita. Per questo mi auspico un intervento a livello legislativo, nonché una protesta degli influencer e degli artisti.

Gli artisti ci guadagnano qualcosa? Ufficialmente no, infatti molti si sono schierati contro LiveNation e hanno protestato contro questo sistema. Se ufficiosamente ci guadagnano, è una questione più complicata da valutare. Sicuramente esaurire migliaia di biglietti in pochi secondi comporta una notizia sui quotidiani e sulle riviste di settore. D’altro canto, infastidisce i fan che rimangono tagliati fuori, che tuttavia possono riempire le date minori. Non è una questione di marketing così scontata da sbrogliare, visto che il concerto è un bene esperenziale, dove è forte il condizionamento di fattori esterni sull’esperienza stessa: come potrebbe non piacerti un concerto per cui hai pagato 600€?

Qualche esempio di artisti che si sono già schierati contro questo presunto sistema.

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marcotick

tizianotick

Cosa ci racconta lo scandalo del secondary ticketing sul nostro tempo?

La questione è in costante evoluzione e, vista la visibilità garantita da Le Iene, probabilmente qualcosa si muoverà. Tutta questa faccenda ci parla di una società, la nostra, che brama sempre di più eventi in cui condividere con altri qualcosa, come i concerti, invece di interagire digitalmente su un Facebook o un Instagram. In assenza dell’urgenza dell’evento che pure permeava il quotidiano fino a dieci o quindici anni fa, oggi si può rivivere e riguardare, rileggere e riascoltare qualsiasi cosa a qualsiasi ora, spesso senza pagare: a che serve affannarsi per seguire il telegiornale, un film in tv o una gara olimpionica, se puoi goderti tutto quando vuoi, come vuoi, gratis? Il concerto, invece, rimane qualcosa che devi vivere sul momento e di persona. Peraltro, non è un caso, si tratti sempre dei concerti di istituzioni del mondo pop/rock, quello più nostalgico e malinconico fra i mondi musicali mainstream: ancora attaccato alla dimensione sociale e ritualistica dell’esperienza musicale; quello che vede molti ascoltatori vivere il concerto come momento musicale per eccellenza, punto di arrivo di ogni band o artista.

Lo “scandalo” del bagarinaggio, quindi, ci parla anche di come è disperatamente alla ricerca di se stesso un certo mondo musicale, preda del capitalismo più sfrenato, ai margini dell’illegalità. Un sintomo di totale decadenza, quindi. Il disperato bisogno di aderire di sentirsi “reali”, anche spendendo cifre degne dello stipendio di un operaio.

Ecco, io ho buttato qua, di getto, le mie idee: Voi cosa ne pensate? Che idea vi siete fatti? Vi sembra giusto che si faccia tutto questo?

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3 thoughts on “I Biglietti Dei Concerti, Il Secondary Ticketing e Le Iene

  1. Non c’entra molto con l’argomento, ma, anni fa, era in programma al Flaminio di Roma un concerto di Barbra Streisand. Avevo pensato di portarci mia madre. I biglietti, però, arrivarono a costare 750€! Ne furono venduti pochissimi, tant’è che l’evento fu annullato. Tutto questo per dire che, in qualunque forma lo si faccia, lucrare sulle passioni delle persone è una cosa becera. In un’epoca in cui non si vendono più dischi, i live sono diventati fondamentali per far sopravvivere tutto il sistema. Questo però non giustifica in alcun modo il comportamento parassitario di individui e organizzazioni, che si avvalgono del nome dell’artista e dell’amore del pubblico per trarne un guadagno spropositato e tanto più immeritato. Non credo che i biglietti nominali risolverebbero la situazione. Andare ad un concerto non è come dover prendere l’aereo. Sarebbero sufficienti più controlli telematici o, in extremis, tornare alla sola e vecchia emissione fisica di biglietti in rivendite autorizzate, come accadeva quindici anni fa. Ciao!

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  2. Lo so, ma creerebbe, come facevi notare anche tu, problemi organizzativi enormi. Fortunatamente, non ho mai avuto problemi nell’acquisto dei biglietti dei concerti, ma è pur vero che sono due anni che non ne vedo uno e che ho sempre evitato le icone pop e rock. In sintesi, è una situazione orribile e penso mi girerebbero le scatole se fossi costretti a sborsare un capitale per assistere ad un concerto delle mie band preferite, dopo aver atteso una data per anni.

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