Chief Keef – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Keith Cozart, conosciuto come Chief Keef, è un rapper di Chicago che diventa con Finally Rich (2012), ad appena 17 anni, uno dei padri del Drill, un sottostile della Trap con influenze Footwork e testi che parlano direttamente di droga e vita da spacciatori di Chicago, senza perdersi in metafore e pose estetizzanti. L’uso dell’auto-tune e arrangiamenti carichi di synth “orchestrali” sono all’ordine del giorno. L’album è un claustrofobico incubo di ripetitive filastrocche nerissime, che veicolano messaggi semplici, violenti e negativi. Love Sosa è il manifesto stilistico a cui fa seguito I Don’t Like. Il ponte con il Gangsta Rap è gettato Hate Bein’ Sober, che segna anche bene la distanza col passato dell’Hip-Hop “duro”.

La veloce Kay Kay mostra l’anima più ballabile e frenetica, Ballin’ quella più orchestrata e immersa dai synth anche se l’incubo influenzato dalla Footwork di Laughin’ To The Bank giunge al vertice della claustrofobia e nell’oppressione, con un caos di risate svogliate e voci distorte che ruba la scena.

Le velocissime epilessi ritmiche arrivano a livelli inumani in 3Hunna, rivelando il disinteresse totale per un suono “naturale”: in tutto l’album prevalgono suoni digitali, freddi, senza emozioni, cinici come le voci del rapper. In questo senso, l’auto-tune è l’anello di congiunzione fra l’essere emotivo e la mera macchina assassina, il sicario senza sentimenti, il killer professionista, il nichilista perfetto, il depresso prossimo al suicidio.

Come accade con altri artisti più o meno coevi, come l’SD dell’esordio Truly Blessed, la ripetitività è lo strumento di una poetica del quotidiano da criminale. Gli orpelli estetici e le tensioni poetiche sono annientate da una visione bidimensionale, nichilista, sprezzante della realtà, deprimente e irrisolvibile. Non è un caso che questa musica viva della tradizione, trasposta nel nuovo contesto, della musica di Chicago: è musica di Chicago, per Chicago, attraverso il sound di Chicago. Convergono qua la scuola Hip-Hop, quella House e quella Footwork della città. Nessuna tentazione Rock, nessuna vocazione Soul, nessuna censura buona per le classifiche e le radio. L’album impone una nuova formula essenziale, anche se è incapace di scrivere capolavori.

Nobody (2014), in collaborazione con 12Million, è cantato con il medesimo distacco affettivo, ma stilisticamente è per certi versi ancora più estremo: la voce è ormai completamente robotica, i bassi sono invasivi e ubiqui, il flow è lento e monotono, la ripetizione è ossessiva. Un’orgia di rullante e bassi assordanti conditi con mari di autotune formano Oh Lawd, che suona come la versione malsana di un Pop-Rap anni ’90: è come se ogni traccia di vitalità, di trionfo, fosse stata cancellata dal Gangsta Rap. Already si spinge oltre, con un’orgia di voci distorte e robotiche. Fast N Furious non lascia respiro, è tanto opprimente da apparire punitiva per l’ascoltatore, con un carillon sullo sfondo che contrasta con un cantato biascicato, ancora una volta senza emozioni, quasi disinteressato, cinico. Funny sembra trasformare le visioni narcotiche e nere dei Cypress Hill in un incubo fumoso, che non lascia respiro. Hard sembra suonata fra veglia e sonno, tanto è apatica. L’uso dell’autotune mette in mostra, nel clima deprimente, l’emotività deformata di Chief Keef, esponendo fra le pieghe dei testi nerissimi una fragilità e un dolore tanto semplici quanto toccanti. La collaborazione con Kanye West, soprattutto in Nobody, non sembra però fare altro che ridurre il suo potenziale.

Bang 3 (2013 e 2015) è un doppio album di oltre 90 minuti che ripete lo stile già affrontato in passato, con pochi momenti che valgono gli esordi (Cappin, Pee Pee’d, Irri), unito a momenti più banalmente Gangsta o persino tentativi Pop-Rap come Ain’t Missing You. Ma nonostante l’arsenale di brani, c’è davvero poco di nuovo e ancor meno di geniale.

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Voti:

Finally Rich – 7
Nobody – 6,5
Bang 3 – 5

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