Blank Banshee – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Il progetto canadese Blank Banshee porta la Vaporwave e la sua estetica ad un livello successivo. Rimane l’estetica da “corporate music” e rimangono anche i campionamenti tecno-nostalgici, ma lo studio dei suoni porta a beat alieni, melodie che descrivono paesaggi estranei, dove la presenza umana è appena percettebile e, spesso, in modo distorto. Non più una musica basata solo o quasi sui sample, ma un’Elettronica che dialoga con l’estetica Vaporwave, avvicinandola a IDM e all’universo Dubstep e dintorni.

Blank Banshee 0 (2012) con i riverberi eterei e deformanti di Wavestep ricorda la Trap, mentre altrove affiora la Techno (pur banale in Bathsalts), il Funk più digitale (Ammonia Clouds), l’Hip-Hop (Hyper Object), la più oscura Trap (Deep Space), l’R’n’B (Dreamcast), la più triste delle melodie di synth (B:/Shut down/Depression).

Blank Banshee 1 (2013) arriva molto oltre l’esordio, che univa lo stile compositivo dell’artista con vari tipi di musica. Il suono ora è molto più denso di eventi e decisamente più disorientante: ritmi irregolari, asimmetrici, e un arsenale di voci e campionamenti che intervengono in questa strana IDM. Il formato è quello di canzoni brevi, attorno ai 2 minuti, dove gli sviluppi sono essenziali: nessuna idea prosegue più di qualche decina di secondi. Sono flash estetici, suggerimenti dati all’ascoltatore per intuire riferimenti, immagini, suggestioni. I titoli dei brani aiutano molto in questo, attingendo dal lessico del futuro e del retro-futuro, quello immaginato cioè negli anni ’80 e ’90. Il computer, il web, i videogame sembrano essere i principali punti di riferimento estetici, insufficienti punti cardinali di uno spazio disorientante. La voce interviene in campionamenti che la usano come mero suono, persino ritmico. I sub-bass comprono parte dello spettro sonoro aggiungendo mistero ai brani. Nessun suono non sintetizzato per gli strumenti.

Il minuto esatto di Infinite Login è un micro-capolavoro, un gioiello di Vaporwave miniaturizzata. Metamaterial è etno-futurismo, la danza tribale di una tribù post-umana, un assalto di sub-bass, cigolii e cori eterei. Anxiety Online è ancora più densa, ridotta a tic vocali, melodie circolari, suoni da museo della rivoluzione informatica di massa.

LSD Polyphony, R’n’B al caleidoscopio, è uno dei vertici di disorientante scomposizione dell’album. Metal Rain è forse il capolavoro: suoni distorti e minacciosi per ritmi di sub-bass, corporate music elegiaca e lenti spunti ballabili. Big Gulp è ancora più estrema, un’ossimoro di suoni bassissimi e acuti, Cyber Slums è una versione allucinata degli anni ’80, scomposti e rimessi assieme per diventare musica del futuro. Paradise Disc è il momento più inaspettato, con batteria Metal e un’orgia di suoni caraibici e vertigini melodiche.

Nello sforzo titanico di immaginare il futuro in una musica nostalgica, retromaniaca e arenata sui classici, si procede grazie a opere come questa.

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Voti:

Blank Banshee 0 – 6,5
Blank Banshee 1 – 7,5

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