Intervista a Koki, caporedattore di RapBurger: “la Trap è Rap”

È un piacere intervistare Koki, il caporedattore di RapBurger, uno dei siti di musica più importanti in Italia e un punto di riferimento costante per chi vuole conoscere cosa accade nella scena nazionale e internazionale. Ho chiesto a Koki il suo punto di vista sulla musica Trap e sulla scena italiana: buona lettura!

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Sfera Ebbasta

Ornitorinco Nano: Il successo dell’esordio di Sfera Ebbasta sembra confermare quello che tanti appassionati di musica stavano aspettando: un artista Trap che porti nel mainstream italiano questo stile. Cosa pensi di Sfera? Credi che sia lui il miglior candidato o che altri, più talentuosi, avrebbero meritato di avere questa opportunità? A me viene in mente almeno Tedua…

Koki: A Sfera bisogna dare il grandissimo merito di aver dato una dignità a questo tipo di sonorità in Italia. A lui e a Charlie Charles. Prima di loro i pezzi trap in Italia erano una barzelletta, poi loro hanno trovato la chiave giusta che ha permesso anche ad altri di realizzare dei pezzi discreti seguendo un po’ le loro orme. Musicalmente Sfera Ebbasta e Charlie Charles sono fortissimi, poi come messaggi magari parlano a una generazione diversa dalla mia quindi non li ascolto moltissimo ma chi dice che non dicono nulla nei testi probabilmente non ha mai sentito una loro canzone. Anche Tedua non è male, ha un senso del tempo tutto suo che però non è così fastidioso. Uno che è molto forte e mi piace molto è Rkomi.

Rkomi nel backstage del suo video "Aeroplanini di carta". Fonte: Facebook

Rkomi

ON: Una delle critiche più comuni sulla Trap è che “non è Rap”, è fatta da “bimbiminkia” e ha l’odiatissimo “auto-tune”. Siamo davvero fuori dal Rap, oppure è solo un’evoluzione? Perché tutta questa ostilità?

Koki: Sono critiche di persone ignoranti. Senza cattiveria eh, ci sta che non tutti possano essere dei pozzi di scienza. La trap è rap, così come il boombap, così come il crunk, così come il g-funk e via dicendo. Si tratta di una delle mille sfumature di un genere bellissimo, non è una sua evoluzione dunque. L’ostilità arriva per un numero infinito di fattori, la gente ha sempre da ridire, soprattutto quando qualcuno ha successo, si ferma a un giudizio di superficie molto elementare. Se usassero tutta quella energia per dare supporto alla scena underground forse ci sarebbe qualche rapper che non sarebbe più costretto a fare due lavori per andare avanti.

ON: Spesso ho visto nella scena italiana molta sudditanza agli USA, punto di riferimento costante di quasi tutti i rapper nostrani. Quali sono, secondo te, le maggiori influenze sulla scena Trap italiana?

Koki: Non sono ferratissimo sulla trap, sono sincero ma credo che molta roba dei PNL, di Future, di Travi$ Scott e compagnia bella si possa risentire su alcune canzoni italiane. Delle volte un po’ troppo.

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Future

ON: Usciamo per un attimo dalla Trap, guardando alla scena in modo più ampio: in classifica troviamo Marracash, Guè Pequeno, Jake La Furia, J-Ax… Molti artisti che, con percorsi molto diversi, sono sulle scene da molti anni e non hanno apportato grandi innovazioni nel loro sound. Cosa puoi dirci sull’attuale scena italiana mainstream? Siamo in un momento di stanchezza oppure la scena è ancora “viva”?

Koki: Mi trovo in disaccordo con la domanda. Marracash e Guè Pequeno hanno dimostrato un’innovazione non da poco negli ultimi anni. Marra ha fatto “Status”, un disco con le palle, con contenuti e con tracce come “Crack” che molti rapper italiani non riuscirebbero neanche ad immaginare. Guè Pequeno dal canto suo nel suo ultimo album ha messo quel tocco anni ’90 dimostrando di essere attento a quello che succede fuori dall’Italia, visto che i nineties sono stati un trend che ha toccato diversi mondi, da quello della musica a quello della moda. In “Santeria” poi mi hanno fatto capire più che bene che si trovano a loro agio con qualsiasi sonorità.

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Guè Pequeno e Marracash

ON: Se Sfera Ebbasta è il “trapper” più famoso al momento in Italia, il produttore più chiacchierato è sicuramente Charlie Charles. Che ruolo ha il producer nell’Hip-Hop odierno, in Italia e all’estero? Può un produttore talentuoso, o un piccolo gruppo di produttori, portare innovazione e stravolgere le regole di una parte della scena?

Koki: Il producer è una figura fondamentale nella musica, specialmente nel rap. In Italia ci sono un sacco di produttori fortissimi che nel piccolo o nel grande stanno lasciando il segno. Charlie Charles è uno di questi ma non dimentichiamoci di Big Joe, Stabber, Low Kidd e tanti ancora sarebbero da nominare. Mi viene in mente 3D di Roma che da solo ha creato una specie di miniscena con i suoi lavori. Potrei stare ore a parlare dei producer, a me personalmente piacciono più dei rapper, in Italia.

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Charlie Charles

ON: L’interessamento di Def Jam per Sfera e qualche collaborazione con artisti esteri, nonché l’uso da parte di alcuni esponenti di lingue diverse dall’italiano (per es. Ghali) fanno intuire la possibilità di esportare anche all’estero alcuni degli artisti Trap, una cosa che sarebbe praticamente inedita per la scena italiana. Credi che sia possibile fare questo “grande passo”?

Koki: Sinceramente credo che sia una cosa impossibile per una questione di lingua. L’italiano è parlato dagli italiani mentre per esempio il francese lo capiscono in Francia, nel Nord Africa, in Svizzera, nel Belgio, nel Canada. Se accadesse una roba del genere però sarebbe una gran cosa.

ON) Esclusa la Trap, esiste qualche artista italiano che al momento ti sembra portare avanti una proposta innovativa e diversa da quello che si poteva ascoltare 5 o 10 anni fa?

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Koki: La trap, per chi non si limita ad ascoltare musica italiana, non è una proposta così innovativa, tant’è che se vai a vedere gli artisti più sul pezzo degli States stanno affrontando già un nuovo discorso, da tempo. Detto ciò grandissime innovazioni non ne vedo, mi sembra che non ci sia la voglia e la necessità di innovare. Dargen D’Amico con Musica Senza Musicisti aveva creato qualcosa di nuovo che spaccava con tutte le regole, ma da quegli anni mi sembra che non ci sia stata tanta innovazione. C’è stata tanta bella musica, magari anche molto più bella di MSM, ma innovazione… insomma…

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