4. All Trap Music: Dai Primi Esempi Al Successo Mondiale

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(torna alla terza parte – 3. La Terza Scuola del Rap: lo Sporco Sud, la Miami Bass e la Crunk)

Rispetto alla Miami Bass e alla Crunk, è in questo caso più difficile individuare un punto di inizio, un’origine. Il confine fra Hip-Hop e Trap è andato sfumando sempre di più fino a che è diventato impossibile ricondursi a uno dei tuoi stili “genitori”. Fra il 2010 e il 2013 una serie di brani hanno sfumato i confini, fino a renderli impossibili da individuare.

Già nel 2010 Wacka Flocka Flame, con il celebrato album d’esordio Flockaveli, utilizza in un singolo di successo come Hard In Da Paint forti effetti sulla voce, mentre la produzione è piena di sub-bass, velocissimi hi-hat e arrangiamenti minacciosi. Si sente anche forte, tuttavia, la vicinanza all’estetica Crunk, nell’uso di un rapping gridato e di una serie di immagini che derivano ha Hardcore e Gangsta: donne nere voluttuose, vestiti larghi, catenoni d’oro e compagnia bella.

Hard In Paint ci permette tuttavia di parlare di uno dei produttori più importanti della musica Trap, Lex Luger, per il quale servirebbe un approfondimento a parte. Il suo “sound” è, di fatto, il modello che diverrà internazionalmente riconosciuto come il suono della Trap per eccellenza. Lo potete sentire non solo nel singolo di cui sopra, ma lo avete già ascoltato inconsapevolmente quando abbiamo parlato di HAM di Jay-Z e Kanye West. Ed ancora in Blowin’ Money Fast  di Rick Ross, sempre del 2010, che nell’estetica è attempata come Hard In Paint, ma nel rapping è già più orientata al sound che sarebbe arrivato da lì a pochi mesi.

Un altro dei dei primi esempi Trap, From The Back, vede coinvolti Flosstradamus e Danny Brown, un duo di produttori di Chicago e un Hardcore Rapper di Detroit. Il brano è ancora spostato sulla componente più Hip-Hop dell’amalgama, ma in alcuni momenti sembra anticipare il futuro.

Danny Brown è stato anche il rapper che ha partecipato a Piss Test, di A-Trak, brano pubblicato nel 2011 e poi remixato nel 2013, per il quale è stato prodotto anche un video insolitamente riassuntivo di molta dell’estetica dei videoclip Trap. Il brano è firmato in questa versione da A-Trak, ovviamente, e Juicy J, Jim Jones, Flatbush Zombies, El-P e Flosstradamus: un’ideale mix di rapper e producers che ben identifica la composizione chimica della Trap.

Fra gli elementi caratteristici del video troviamo i colori psichedelici, la pesante mano della post-produzione, il protagonismo dei rapper/trapper che gesticolano e ammiccano, in un contesto molto lontano dallo sfarzo a cui alcune rapstar ci hanno abituato. La prima parte del video sopra linkato è infatti girato in un supermercato (!), è pieno di persone con giacche o cappotti, maschioni non proprio culturisti come lo furono LL Cool J, Ja Rule o 50 Cent. Le donne compaiono in ruoli molto minori, senza quell’appeal soft-porn che pure è stato protagonista dell’Hip-Hop in passato.

Nel 2012 un altro dei nomi importanti della scena Trap più Rap, Gucci Mane, sforna un singolo con Future che include nel mixtape intitolato, non a caso, Trap God. Future, come vedremo,è uno dei più influenti trapper del mondo e sicuramente uno dei “omaggiati” in Italia. Il singolo Fuck The World ci permette di introdurre altri elementi fondamentali della musica Trap. Ne parliamo dopo il video.

Future usa abbondantemente l’autotune, fungendo da cantante che supporta il rapper (un ruolo un tempo lasciato alla donna con la voce Soul di turno). La cosa ancora più interessante è come il brano mostri una completa continuità fra Rap e cantato, supportata da due caratteristiche del brano: l’affiancamento dello stile tradizionale di Gucci Mane a quello di Future; l’ibrido fra rappato e cantato di Gucci Mane, con la transizione dall’uno all’altro che è sfumato dall’uso dell’auto-tune, che rende melodica anche i versi più ritmici.

L’odiatissimo autotune segna una rottura con molta della cultura Hip-Hop, che lo considera un affronto alla musica, qualcosa di totalmente inaccettabile. Su internet se ne parla quasi esclusivamente come uno dei grandi mali della musica moderna, come dimostra questo utilissimo sito.

Il 2013 è l’anno della diffusione presso il grande pubblico. A Febbraio diventa un meme un singolo di fine 2012, l’Harlem Shake di  Baauer, un Dj statunitense che con aprirà a nello stesso mese anche la compilation All Trap Music. Il ballo esagitato associato diventa un fenomeno virale, forse il più importante dell’anno.

Il brano riprende molto il suono della EDM Trap, ma come approdo nel mainstream è già un balzo in avanti sensazionale: gli artisti pre-Harlem Shake giungono al massimo al successo nazionale o poco più, questa volta il tormentone è intercontinentale (arriva anche da noi in Italia).

Sempre nel 2012 Future diventa una delle prime star della musica Trap con Pluto. Segnato dall’uso massiccio dell’autotune, sia nel rappare sia nel cantare, è un album costruito sui ritmi tipici della musica Trap ed alterna la narrazione della vita nei ghetti e nelle piazze di spaccio con momenti più intimisti. Future trasforma l’autotune in uno strumento versatile, che lo rende mezzo uomo e mezzo entità digitale, una figura ambivalente fra l’uomo futuristico tipico di certa narrativa sci-fi e l’umanizzazione di un essere astratto e virtuale. Il flusso entro il quale Future si muove dimostra l’assenza di sostanziali confini fra Pop, Elettronica e Hip-Hop, con una forza che nessuna opera precedente ha mai saputo dimostrare: l’opera suona serve quasi come presa di coscienza di un cambiamento avvenuto in anni di sperimentazioni sui beat, il flow e l’uso dei synth e degli effetti in ambito “urban”.

Nel video Future è un ragazzo vestito in modo “urbano”, “casual chic”, pulito e fotogenico, impegnato in continui movimenti che accompagnano la musica, dall’ossatura decisamente melodica e con una serie di stralci orecchiabili. Il suo stile diventerà uno dei più influenti nel mondo e in Italia.

A Dicembre 2013, a chiudere l’anno dell’esplosione della Trap, c’è il singolo spaccaclassifica Turn Down For What, di Dj Snake e Lil’ Jon: il primo diventerà ancora più famoso con il singolo Lean On, in collaborazione con Major Lazer; il secondo, se non vi siete distratti, lo conoscete già come quello a cui sudano le palle.

Virtualmente, l’estremizzazione parodistica di Turn Down For What segna la fine dell’epoca d’oro della musica Trap, il periodo “creativo” dove c’è forte predominanza dell’elemento innovativo su quello imitativo o di commercializzazione e massificazione. Il che non significa che dopo il Dicembre 2013 non si siano più scritti brani Trap importanti, ma che con l’Harlem Shake e Turn Down For What la musica Trap è stata ridotta a meme e poi a chiassosa esplosione kitsch come da video allegato proprio qua sopra.

Per capire quanto sia stato forte l’impatto dei singoli di successo del 2013 sulla diffusione della Trap, basta citare il duo sud coreano GD X TAEANG, che con Good Boy suonano una versione asiatica ma ben riconoscibile della musica di cui stiamo parlando.

Non è un caso che proprio a fine 2012 e soprattutto nel 2013 iniziano a farsi strada stili che già segnano una qualche evoluzione dal modello Trap, su tutti la cosiddetta Drill, una versione ossessiva, oscura e violenta della musica Trap, che spinge forte l’acceleratore sull’aura criminale dei suoi protagonisti, coinvolti spesso in veri guai giudiziari. La Drill è nata a Chicago, conserva le influenze della Footwork, riduce al minimo gli orpelli nel flow per fare spazio a nichilismo estremo, un senso di tedio e monotonia che tratteggia incubi urbani. Chief Keef è stato il primo grande nome a solleticare l’interesse delle masse statunitensi, nonché uno dei primi esponenti di questo stile.

Fra gli altri esponenti della Drill troviamo il cugino di Chief Keef, Fredo Santana, che collabora proprio con suo celebre parente per My Lil’ Niggas, un pezzo sempre del 2012 che ci permette di introdurre una delle fissazioni del mondo Trap e Drill: le onomatopee di sparatorie. La simulazione a voce di smitragliate e simili dona al tutto un disturbante aspetto fra il fanciullesco e l’ultraviolento, fra l’innocente e il cinico.

Le scene nazionali che sono nate e cresciute in giro per il globo dal 2013 hanno assorbito da Trap e dal suo sotto-stile Drill, fondendo e sintetizzando anni di evoluzione, di singoli famosi, di artisti più o meno creativi. Il distacco dalla scena locale, la distanza geografica e culturale, ha permesso di avere meno difficoltà a fondere scuole, periodi, peculiarità stilistiche che sono nate in città, anni e grazie al genio di artisti differenti.

La velocità del web ha permesso alle scene extra-statunitensi di assorbire velocemente quanto avveniva negli USA, unirlo al suono dei producer più quotati e calarlo nei contesti locali, forti di alcuni elementi culturali trasversali che già, inconsapevolmente, rendevano Cinisello Balsamo più vicina a Chicago di quanto si sarebbe mai potuto pensare.

Questa breve panoramica ci servirà proprio a ricondurre gli elementi stilistici dei vari trapper italiani ad alcuni brani, artisti e produttori statunitensi sopracitati. Il fatto sorprendente è che l’elenco di rimandi e collegamenti non sarà sufficiente. Già è successo all’Italia di imitare scene estere, secondo un provincialismo che fatica a morire, ma quello che rende il fenomeno Trap interessante è che in Italia lo stile è declinato con peculiarità che rendono la scena nazionale un qualcosa di diverso, non meramente imitativo degli USA. Portate quindi pazienza, delimitiamo per bene il campo prima di tuffarci a capofitto in Drilliguria e a Ciny (se non sapete di cosa diavolo parlo, allora dovete proprio continuare a leggere!).

(vai alla quinta parte – 5. Da Chicago a Cinisello Balsamo: la Musica Trap in Italia)

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