James Holden – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di James Holden

L’inglese James Alexander Goodale Holden, conosciuto da tutti come James Holden, ha saputo proporre alcune ardite sperimentazioni basate sulla musica Elettronica, principalmente Techno e IDM.

Prima lo ha fatto con The Idiots Are Winning (2006), un album che contiene la ricercata fantasia di timbri, distorsioni e melodie di Lump, capace nella sua evoluzione di trasformarsi fluidamente, scoprendosi più ballabile e al contempo più cacofonica. 10101 è al medesimo, alto livello, di creatività: è uno studio ritmico Techno, che vive di disturbi digitali, melodie mimetiche, scampanellii e trilli, nonché bave di synth che accennano strutture appena intuibili. Più riconoscibile l’anima ritmica di Corduroy, che si sbizzarrisce in fischi, dissonanze, pad minacciosi, configurandosi come una fusione atipica fra meccanica del ritmo e il free-form degli altri elementi. Idiot (7 min. e mezzo) è un balletto robotico guidato da un battito possente, una sinfonia digitale buona da ballare. A fronte di quattro brani che rifondano la Techno come fusione fra ritmi inquadrati e sinfonie di synth capaci di mutare in jam free-form, l’album contiene troppe composizioni minori, soprattutto Lumpette e due tracce di Quiet Drumming.

The Inheritors (2013) è molto più influenzato da band come i Faust e i Neu e dalle loro jam ritmiche. Questo è evidente in Rannoch Dawn e anche in altri brani, come Delabole.

Il resto punta sull’ipnosi e la creazione di macchine ritmiche che poi, ripetendosi in modo minimale, costruiscono i brani (fin troppi, ben 15, in 75 min.). Alcuni brani sono comunque sensazionali per come fondano spirito minimale, sperimentazioni timbriche, richiami Kraut, elementi melodici, spunti psichedelici e locomotive ritmiche in brani variegati e creativi come: Renata, il ballabile più trascinante; The Caterpillar’s Intervention, una fusione di schitarrate ripetitive che diventa un canto tribale e una fanfara poi mutante in Free Jazz; Sky Burial, feticismo per il Noise, ritmi pesanti e lenti, sfarfallii galattici; Seven Stars e il suo cabaret alieno; Gone Feral e il suo gorgoglio spaziale assordante; Some Respite, un Jazz digitale per lamenti.

Due brani propongono un ballabile più lineare: la title-track, che tuttavia abbonda in distorsioni e soprattutto Blackpool Late Eighties (8 min. e mezzo), fin troppo lunga ma comunque un ballabile notturna ammaliante.

Purtroppo metà dei brani è meno intrigante, affossata dalle ripetizioni ostinate, banalizzate da citazioni sparse o fiaccata da una prolissità ingiustificata dall’originalità delle idee. The Idiots Are Winning conteneva 4 brani di spicco; qui se ne contano quasi il doppio, ma diluiti in un’opera decisamente più lunga.

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Voti:

The Idiots Are Winning  – 7,5
The Inheritors  – 7

Le migliori canzoni di James Holden

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2 pensieri su “James Holden – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Cecco ha detto:

    Da correggere “coem” (secondo paragrafo, terzultima riga) e “timrbiche” (quarto paragrafo, quarta riga).
    Per il resto articolo così interessante da far sì che lo stia inverosimilmente ascoltando proprio adesso. Cominciando dal “balletto robotico guidato da un battito possente” ovviamente!

    Mi piace

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