Mark Ronson – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni di Mark Ronson

Mark Daniel Ronson è un artista inglese famoso principalmente come produttore di alcune fra le popstar più famose degli anni Zero. Come produttore ha firmato brani di (fra gli altri): Sean Paul, Lily Allen, Christina Aguilera, Amy Winehouse, Robbie Williams, Adele, Nas, Kaiser Chiefs, Duran Duran, Black Lips, Bruno Mars, Paul McCartney. Come autore musicale, si è fatto conoscere con Here Comes the Fuzz (2003), un album che ha mancato il successo commerciale e che proponeva un Hip-Hop con forti dosi Funk e che indovina il singolo ultra-ballabile Ooh Wee, una sorta di brano fra Afrika Bambataa e Snoop Dogg. A volte si dialoga anche con il Rock alternativo, come in I Suck, o con il Funk-Metal (On The Run), ma nulla sembra superare la mediocrità: sono brani zeppi di ospiti più o meno celebri che omaggiano un celebre produttore. Non è il numero di ingredienti che fa il piatto più prelibato.

Molto più divertente, e forse molto più adatto alla creatività da compositore di Ronson, è Version (2007), un album di cover molto creative di successi da vari ambiti musicali. In questa veste Ronson si può concentrare sulle sue doti di produttore divertente e fantasioso, appassionato di musica nera altezza Stax e Motown. Ne escono alcune stravolte versioni che rinfrescano brani risaputi: God Put a Smile upon Your Face dei Coldplay fatta con fanfare di ottoni, tutta strumentale; Toxic di Britney Spears trasformata in un Hip-Hop pieno di sfumature retrò, sensualità Funk, fiati e coretti; Pretty Green dei Jam stravolta da Santi Gold, affogata in una giungla di percussioni; LSF dei Kasabian ne esce psichedelica e flessuosa; No One Knows dei Queens Of The Stone Age diventa languida, irresistibilmente ballabile e ammiccante. In definitiva, ne esce fuori una raccolta divertente, che non rivoluziona nulla ma intrattiene con ironia e gusto per l’eccentricità. Peccato per i troppi brani, soprattutto visto che molto del materiale sembra troppo debole già nella versione originale: il trucco, insomma, non riesce sempre a questo producer-superstar. L’album vende in UK quasi 900 mila copie, rica dieci volte l’esordio.

Record Collection (2010) è un album più vario dell’esordio, un insieme di spunti Pop, R’n’B e Pop messi insieme in brani come Lose It, Somebody To Love Me e soprattutto l’excursus anni ’80 con dosi Hip-Hop extra di Record Collection, fra Kratwerk, Moroder e Duran Duran (non a caso c’è Simon LeBon alla voce) e l’apoteosi di nostalgia retromaniaca di The Night Last Night. Si tratta di un tributo al passato, ricomposto, riorganizzato, rivisto alla luce della “collezione” di dischi e di ascolti di Ronson. Non è un album più importante di quello che sarà il Random Access Memories dei Daft Punk (nel 2013): entrambi sono tributi che hanno poco peso per la Storia della Musica, ma si lasciano apprezzare nei loro riflessi fortemente malinconici e nostalgici.

Uptown Special (2015) è sempre intriso di Funk, anni ’80 e vede tornare gli ospiti illustri (su tutti Stevie Wonder), perdendo i momenti più Hip-Hop. Ronson sembra più capace di costruire brani trascinanti come Feel Right che momenti atmosferici ed emotivi come Summer Breaking w Crack In The Pearl. Alla fine anche per Ronson arriva un successo clamoroso: la trascinante Uptown Funk fa tornare il Funk in vetta alla classifica in diversi paesi europei, diventando al contempo uno dei video più visualizzati in assoluto su Youtube (a inizio 2016 supera le 1,2 miliardi di views). Se Record Collection fu pubblicato in un periodo di revival, alla fine del periodo di revival e retromania che sono stati gli anni Zero, questo Uptown Special sembra risaputo persino nella sua rievocazione e funziona quando recupera il divertimento, pur in assenza dell’ironia, di Version.

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Voti:

Here Comes the Fuzz  – 4,5
Version  – 5,5
Record Collection – 5
Uptown Special  – 4,5

Le migliori canzoni di Mark Ronson

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