Ozric Tentacles – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Le migliori canzoni degli Ozric Tentacles

Gli Ozric Tentacles sono una formazione inglese, di Somerset, che ha coniato nel tempo una propria, peculiare versione dello Psych-Rock, intriso dello spirito avventuroso del Prog-Rock, del formato flessibile e mutante delle jam, dell’intensità dell’Hard Rock e dello Space Rock degli Hawkwind, aggiungendo a questa già ricca formula forti contaminazioni etniche, soprattutto arabe, e elementi propri della musica cosmica più ritmica, coniugando la scena della Progressive Electronic con più moderni tendenze Techno. Formazione cangevole, ruota attorno al chitarrista Ed Wayne ma ha compreso negli anni un numero considerevole di altri musicisti.

Nel corso del tempo la formazione è riuscita a integrare nel proprio sound stili musicali molto differenti, ma alcune costanti sono ravvisabili nell’intera produzione: la (quasi) totale devozione allo strumentale e quindi la mancanza della voce in qualsiasi ruolo, sia come portatrice di messaggi che come elemento melodico e ritmico; la costante propensione all’allucinazione acida e psichedelica; la frequente centralità del ritmo, come strumento portante e come bussola delle divagazioni strumentali; la predilezione per brani lunghi, che compaiono in molte delle opere maggiori.

La band esordisce con una serie di nastri distribuiti ai concerti o tramite canali indipendenti. Rappresentano la preistoria della band, la certificazione di un DNA da band di nicchia, di ricerca, per appassionati. Tantric Obstacles (1985), Erpsongs (1985), There Is Nothing (1986), Live Ethereal Cereal (1986), Sliding Gliding Worlds (1988) e The Bits Between The Bits (1989) sono i lasciti di questo periodo.

Il primo album su CD, in qualche modo il primo lavoro ufficiale, è Pungent Effluent (1989), un’opera colossale per dimensioni (75 min.) e fulminante per creatività. Dissolution (The Clouds Disperse) apre con una cavalcata psichedelica che parte timidamente, acquistando intensità Hard Rock e ornandosi, cosa più unica che rara, dell’uso della voce. Più pacata l’atmosferica World Music di Phalarn Dawn (7 min. e mezzo), per flauto, campanelli e tessiture di sintetizzatori, prima di tante puntate nel cosmo New Age. The Domes Of G’bal è una jam a base di Dub, che con invidiabile naturalezza mischia Reggae, Hard Rock e Psych-Rock. Shaping The Pelm è un’estasi tribale, al crocevia fra acustico e elettronico, una World Music delle più visionarie, degna di Jon Hassell e del miglior Peter Gabriel. Ayurvedic (11 min.) è forse l’apice, la forma più peculiare: una Fusion onnivora di Jazz, Dub, Rock, Psych e Kraut. La possente Kick Muck, Funk/Metal all’LSD, dimostra ancora una volta la capacità di distinguersi per una fantasia compositiva che soffre ogni barriera stilistica. L’avventura robotica di Wreltch (8 min. e mezzo) è una jam arabeggiante che rimpicciolisce gli esotismi di molto Prog anni ’70. La lunghissima Ayurvedism (19 min.) propine una jam che riassume virtualmente le possibilità sonore dell’album, ma forse non ce n’era bisogno, soprattutto a fronte del fatto che già i 60 minuti precedenti sono sufficientemente esaustivi.

Erpland (1990) prosegue sulla strada dell’esordio, raccogliendo jam strumentali psichedeliche da antologia del Rock. L’arpeggiatore che apre The Eternal Wheel (8 min. e mezzo) guida una jam a base di chitarre Heavy Metal, atmosfere eteree, sibili galattici, defaticamente Dub. Tidal Convergence (7 min.) è una fantasia ritmica di tempi saltellanti (e dispari) che popolano una nuvola di synth in cui basso e chitarre duellano e svolazzano a seconda dei momenti.

La più breve Sunscape è una fantasia Fusion a base di Folk che ricorda i più concitati momenti dei Colosseum. Mysticum Arabicola (9 min.), uno dei capolavori dell’intera carriera, è una versione da grandiosa fantasia musicale sulla musica araba, come se il Prog-Rock più spettacolare fosse mediorientale. A completare la fantasia mediorientale c’è il mix di Dub e muezzin di The Throbbe. Con una delle loro improvvise esplosioni, gli Ozric Tentacles evitano di scivolare nel relax atmosferico New Age (che pure si lambisce nel quadretto elettronico di Crackerblocks) con un intenso Hard & Heavy come Erpland, con violenti spasmi ritmici. La nuova Shaping The Pelm è Valley Of A Thousand Thoughts, un Hassell cosmico. Inscence riesce persino ad arginare la creatività e veicolarla in un brano orecchiabile con un’anima Reggae. A Gift Of Wings (10 min.) riesce dove Ayurvedism aveva fallito: racchiude il sound della band in una fantasia strumentale che passa in rassegna in modo entusiasmante le loro ampie influenze. Erpland è un album che raccoglie almeno tre grandi tradizioni: quella del Prog-Rock inglese, quella dello Psych-Rock e quella della World Music, fondendo attraverso la filosofia della jam mutlistilistica. La cosa più sorprendente è l’ampiezza di tale fusione in termini di spunti e di epoche: sound di due decenni (’70 e ’80) declinati sia nelle loro versioni più rinomante (Dub, Reggae, Folk, Psych-Rock ecc.) sia attingendo ad ambiti atipici e di nicchia (music araba, Fusion Metal, Kraut Rock ecc.). Yes, King Crimson, Pink Floyd, Jimi Hendrix, Colosseum, Gong, Soft Machine, Hawkwind, Can, Faust, Grateful Dead si intravedono sullo sfondo di una giostra musicale di entusiasmante varietà e creatività.

Con uno stile così fertile e variegato, la band ha la possibilità di arricchire la propria discografia di opere che, pur senza stravolgerlo, proseguono il sound di Erpland. Strangeitude (1991) è meno imponente (51 min. compresa la bonus track) ma contiene altri gioielli strumentali. Almeno Sploosh, jam elettronica, è un capolavoro: trasporta l’idea del Kraut Rock di Neu e dei più ritmici Can nell’epoca della musica Rave. Anche la lunga title-track (7 min. e mezzo) è adatta per le avventure elettroniche dei party inglesi più scatenati a base di ecstasy. Saucers (7 min. e mezzo) è una nuova fantasiosa avventura di Fusion arabeggiante, che fa il paio con Bizzarre Bazaar, più breve, aggressiva e pirotecnica. Un altro vecchio amore, la musica Dub, sospinge i voli del flauto in Space Between Your Ears (quasi 8 min.), deflagrata anche da un Heavy Metal arrembante e psichedelico. Si chiude con un brano live, Live Throbbe, e un ripescaggio, l’incalzante Weirditude (solo nella versione del 1998 per Snapper Music). Per quanto di altissimo livello, dunque, questa nuova raccolta di space jam è quantomeno inferiore in quantità a quanto proposto su Erpland.

Jurassic Shift (1993) è l’album del successo, arrivato all’undicesima posizione nelle classifiche britanniche. La cosa è, per una band con il loro stile, assolutamente rara. Musicalmente, non succede niente di davvero nuovo, né per la discografia né per la Musica in generale: Stretchy (7 min.) è una nuova, scintillante jam della loro ultra-fusion; Feng Shui (10 min. e mezzo) è una rilassata, lunga sfilata delle loro eclettiche idee armoniche, guidate dal basso e dal ritmo Dub, con un’arrembaggio Heavy Metal nel finale; Jurassic Shift (11 min.) è simile nel mood disteso, ma ancora più onnivora nello stile, fino a somigliare a un monumento colossale all’arte della jam.

Pteranodon completa i brani maggiori con una liquida jam di riflessi di synth in ambienti Dub. Deludente la breve Train Oasis, assordante ma non così pirotecnica Vita Voom, vibrante ma poco avventurosa Sunhair: sono brani che brillano meno soprattutto alla luce di quanto proposto negli album precedenti. Nonostante lo stravagante successo di pubblico, la band non sembra aver perduto granché in termini di carisma. La formula, ormai conosciuta, è abbastanza flessibile da poter essere ancora sfruttata a lungo, pur sacrificandone la freschezza.

Arborescence (1994) contiene altri incredibili sfoggi di musica progressiva onnivora, come Yog-Bar-Og (10 min.), nello stile degli album precedenti. L’album segna però la prima vera mutazione dai tempi di Erpland, vero territori più marcatamente elettronici. Questi brani puramente elettronici risultano deboli, come è il caso della la title-track ed alcune delle jam nello stile tradizionale, come la pirotecnica Myriapod, che poco aggiunge alla carriera, sembrano segnare simbolicamente la fine di un’era.

Become The Other (1995) si apre con l’arrembante Cat DNA ma dissolve le energie in Ambient elettronica (Anu Belahu), bozzetti digitali (Ghedengi) e Techno soffusa e atmosferica come Wob Glass (8 min.). La title-track è degna dei più soporiferi Pink Floyd. Quando tornano almeno in parte alla fusion del passato, come in Neurochasm e Plurnstyle, gli Ozric tentacles sembrano molto meno onnivori ed eterogenei, più sedati e normalizzati. Solo Vibuthi (11 min.) è degna delle avventure soniche del passato, ma non ne amplia i risultati con idee innovative.

Curious Corn (1997) contiene altre jam Prog-Psych-Elettroniche come la lunga title-track (11 min.). Sono, nel migliore dei casi, portentosi meccanismi sonori che funzionano con precisione ingegneristica. La padronanza delle contaminazioni etniche è ormai totale, così come delle colorature New Age (l’atmosferica Meander). Migliorata anche la fusione con la musica Elettronica, soprattutto la Techno più ipnotica, come si sente in Afroclonk (8 min.). Niente di rivoluzionario, solo dei virtuosi che ripropongono le proprie idee fondanti con classe ed eleganza, aggiornandole ai suoni contemporanei con più efficacia che in passato.

Waterfall Cities (1999) aggiunge nuove jam della loro Fusion: Coily (7 min.), Waterfall Cities (11 min.), Spiralmind (quasi 12 min.). Poco, però, suona nuovo rispetto a quanto visto da loro stessi in passato.

Swirly Termination (2000) raccoglie brani inediti pubblicati per doveri contrattuali. Waldorfdub (6 min.), l’intensa epopea chitarristica Heavy Metal di Kick 98 (6 min.) e la lunga Yoy Mandala (12 min.) continuano a declinare uno stile ormai risaputo, che rimane comunque piuttosto spettacolare per varietà e fantasia. Peccato solo che la band lo propini da più di dieci anni, senza parsimonia alcuna.

The Hidden Step (2000) e Spirals In Hyperspace (2004), con Psychic Chasm (9 min.) proseguono la carriera senza sorprese. I successivi The Floor’s Too Far Away (2006, con l’intensa Elettro-Psychedelia di Splat) e YumYum Tree (2009, con la Squarepusher-iana San Pedro) proseguono con dosi sempre maggiori di Techno e Drum’n’Bass. Paper Monkeys (2011) arretra sul fronte elettronico, suonando più attempato. Technicians of the Sacred (2015) mette a dura prova la pazienza con quasi 90 minuti di musica sullo stesso stile degli ultimi album.

.

.

.

Voti:

Pungent Effluent  – 8
Erpland – 9
Strangeitude – 7,5
Jurassic Shift – 7
Arborescence – 5,5
Become The Other – 5,5
Curious Corn – 6
Waterfall Cities – 5
Swirly Termination – 5
The Hidden Step – 4,5
Spirals In Hyperspace – 5
The Floor’s Too Far Away – 5,5
YumYum Tree – 6
Paper Monkeys – 4,5
Technicians of the Sacred – 4,5

Le migliori canzoni degli Ozric Tentacles

Annunci

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...